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FORLÌ| MARMO – libreria d’arte contemporanea

Intervista ad ELENA DOLCINI di Francesca Di Giorgio

Elena Dolcini con alle spalle “Porta” di Patrizia Giambi

C’è una nuova voce che si unisce a chi sceglie coscientemente ogni giorno di comunicare l’arte a partire da uno degli strumenti/medium più longevi: il libro. Parliamo di marmo una nuova libreria a Forlì, nel cuore della Romagna, focalizzata sui linguaggi dell’arte contemporanea ma anche spazio espositivo e luogo fisico dove incrociare idee e pensiero critico.
Se, poi, parliamo di libro d’arte su carta stampata non c’è kindle che tenga (almeno per quanto mi riguarda…). Nessuna gara tra analogico e digitale, certo, ma sono nata negli Anni 80 e quindi non “nativa” in fatto di nuove tecnologie e mi faccio ancora conquistare, come tanti, da progetti editoriali voluti, pensati all’incrocio tra immagini e parole. È in questo spazio che Elena Dolcini – con una laurea in filosofia estetica (La Sapienza, Roma) e un master in Teoria dell’arte contemporanea (ECA, Edinburgh College of Art) e anni di esperienza maturata in gallerie private a Londra e in Italiaha pensato di aprire marmo e me lo sono fatto raccontare…

Prima di tutto perché marmo? Perché libri d’arte e perché a Forlì?
“marmo” è una parola che mi è sempre piaciuta, due sillabe che esprimono una bellezza senza decorativismi, una durevolezza e solidità che auguro alla libreria. Il marmo è uno dei simboli artistici forlivesi e ho pensato, con questo nome, di contestualizzare un negozio che rappresenta una novità per Forlì, nella sua mission così come nel suo contenuto. Forlì è dove sono nata, il luogo dove è nata (da poco) anche mia figlia e per questo ho deciso di darmi un’opportunità qui, nonostante, mi stia accorgendo non sia facile non solo farsi conoscere, ma “spiegare” il tipo di negozio che ho aperto: una libreria d’arte contemporanea che ospita mostre di artisti italiani e stranieri e corsi per bambini di educazione all’immagine, anche in lingua inglese.
Scegliere Forlì significa anche puntare sulla provincia, in risposta a una saturazione metropolitana: scegliere il libro d’arte, oltre ad avere un significato personale, simbolo di un amore di una vita, ha anche una necessità sociale: il libro come medium e come messaggio, lo strumento per ampliare la propria conoscenza ma anche l’oggetto dall’elevato valore etico/estetico.

Veduta della mostra, Liber-azione di Patrizia Giambi, marmo, Forlì. Foto: Simone Enei

La prima collettiva di apertura, nell’ottobre scorso, è stata in un certo senso programmatica: cosa vuoi fare in questa libreria/spazio espositivo?
Ospitare mostre in libreria per me è molto importante: i miei primi lavori nell’area contemporanea sono stati in gallerie, dove ho imparato che la creazione di buoni rapporti con gli artisti è il primo tassello per sviluppare un circolo virtuoso. Il dialogo, lo sviluppo partecipato di idee, la critica di pratiche e fenomeni è essenziale per fare cultura e quindi per gestire un negozio come una libreria.

La personale di Patrizia Giambi va in questa direzione… Ci presenti il lavoro di questa artista e come avete costruito la mostra Liber-azione?
Patrizia espone da meta Anni Ottanta, momento di fermento anche a Forlì, dove assieme a Maurizio Cattelan, ha fondato il collettivo di Palazzo del Diavolo, luogo fisico attorno a cui gravitavano molti artisti operanti in zona; la mostra raccoglie insieme alcune opere cult di Patrizia come Segreto o Porta, un’impressione su tela di lino di una porta proprio di Palazzo del Diavolo, e anche nuovi lavori, come Film, un’installazione di pellicole contenenti immagini di lavori passati, anche mai esposti o non conclusi. È la prima personale di Patrizia a Forlì, quindi abbiamo voluto fosse una mostra descrittiva del suo percorso, per poterlo raccontare anche a persone che ancora non lo conoscono. Liber-azione, titolo della mostra, rappresenta un momento riflessivo, una pausa di pensiero, anche sull’arte come linguaggio: una ricostruzione storica e uno sguardo critico sul presente.

Veduta della mostra, Liber-azione di Patrizia Giambi, marmo, Forlì. Foto: Simone Enei

L’idea di negozio e con essa anche quella di editoria ha subito mutamenti epocali tutt’ora in essere. Cosa significa nella pratica gestire un luogo come questo oggi, nell’era di amazon, della sharing economy ecc…?
Significa puntare l’attenzione sul tempo, sulle pause, sulla calma e riflessione necessarie per vivere bene. Significa valorizzare i rapporti umani, anche quelli che nascono casualmente, quando si entra in un negozio fortuitamente. Significa investire sulla curiosità delle persone e sul loro coinvolgimento in qualcosa che sia culturale, ma che abbia anche un contenuto preciso (cultura, come arte, può essere tutto o niente). Vivere in un luogo significa farne esperienza, che, a sua volta, sa da fare in maniera condivisa. Non mi piace il manicheismo, in nessun ambito, quindi non sono qui a condannare l’e-commerce o altre pratiche online: sono però contro lo sfrenato e incontrollato sviluppo di qualsiasi fenomeno. Al momento, è necessario riconsiderare il commercio al dettaglio che possa promuovere una rivalutazione anche urbana, la piccola impresa capace di arricchire l’architettura di una via, di un borgo.

La crescita e il successo di eventi come le Art Book Fair di New York e Los Angeles, di Londra, Parigi e Berlino ed anche la seconda edizione di FLAT. Fiera Libro Arte Torino ci dice che libri d’artista ed editoria d’arte sono realtà con un futuro poi non così incerto… Marmo parteciperà in qualche modo a progetti simili?
Assolutamente sì, ma ho lasciato il discorso fiere in sospeso, per poterlo affrontare al momento dovuto; ora mi sembra troppo presto (marmo è aperto solo da due mesi e in più non sono una casa editrice, ma una rivendita di libri altrui). Soprattutto, una fiera va affrontata in maniera riflessiva. Proprio in questi giorni il super social Jerry Saltz ha pubblicato un post in cui scrive di non essere a Miami perché è importante “rompere con il sistema delle fiere”. Il critico americano si riferisce in particolare alla situazione in cui vertono le gallerie, ma credo che il suo appello sia sensato anche se lo si estende ad altri campi commerciali: nell’arte è facile esagerare con l’imitazione meccanica di un modello, dall’allievo che non riesce ad allontanarsi dal linguaggio del maestro, alle strutture capitaliste, come fiere o biennali, che rincorrono ripetutamente il successo di un archetipo, indipendentemente dal contesto in cui nascono e si sviluppano.

Veduta della mostra, Liber-azione di Patrizia Giambi, “Film”, marmo, Forlì. Foto: Simone Enei

Da dove proviene allora la selezione di libri che presenti all’interno di marmo? Quali sono i tuoi canali di ricerca e su quali linee principali ti muovi?
La ricerca va fatta sul campo, andando a mostre, vedendo opere d’arte dal vivo (quando si può), frequentando altre librerie, leggendo magazine, cercando di essere il più possibile aggiornati: l’equilibro tra globale e locale è sempre molto precario, e conoscere, con criterio e non superficialmente, quello che succede dall’altra parte del mondo, quando non si ha la possibilità di recarvisi fisicamente, è molto difficile.
Al momento marmo offre una selezione artistica trasversale: pittura, disegno, illustrazione, fotografia, design che ho cercato di fare attraverso, quasi sempre, un controllo personale, fisico, andando a fiere, appassionandomi ad ambienti culturali. Qui in zona, la fotografia la fa da padrona, almeno per ora. Ho intenzione di promuovere progetti altamente sperimentali, ma anche di favorire un apprendimento artistico che passi per una non soluzione di continuità tra passato e presente.

Veduta della mostra, Liber-azione di Patrizia Giambi, marmo, Forlì. Foto: Simone Enei

Con quali realtà del forlivese (e non) hai attivato o si attiveranno collaborazioni?
Finora mi sono dedicata alla programmazione espositiva e agli incontri che avverranno qui in libreria fino a settembre 2019: ho in programma una personale di Luca Scarabelli, artista lombardo, co-fondatore dello spazio Surplace a Varese, un’altra del duo Nicola Baldazzi e Veronica Lanconelli, coppia che lavora con immagine e linguaggio, in modo da portare avanti il discorso sulla specificità linguistica dell’arte.
Poi, in primavera ospiterò dei dialoghi sul “saper fare” tra filosofi e scultori, in collaborazione con il Museo Carlo Zauli di Faenza.

Veduta della mostra, Liber-azione di Patrizia Giambi, marmo, Forlì. Foto: Simone Enei

Qual è l’ultimo libro che hai letto? Consigli per gli acquisti?
Se ti riferisci a narrativa, Sottomissione, di Houellebecq, uno degli scrittori contemporanei che ammiro di più, insieme a Richard Ford e Don Delillo. Purtroppo però questo libro non è stato all’altezza delle mie aspettative (come invece lo era stato La mappa il territorio – sarà forse che il protagonista è un artista?), un libro troppo politico e troppo determinista.
Invece, per quanto riguarda il libro d’arte: attraverso le pubblicazioni di Corraini (Santini Apocrifi) e Quodlibet (Diario della polvere e dell’argilla), mi sono avvicinata al lavoro di Andrea Fogli, un artista romano che spero di riuscire ad ospitare per i dialoghi di cui parlavo prima. Altri consigli: ad Offprint, fiera dell’editoria d’arte parigina, ho conosciuto il lavoro di Triangle books, una casa editrice e libreria belga, che pubblica progetti cutting-edge, di grandi talenti, in più campi, dalla scultura alla fotografia. E per restare in Italia: bruno, casa editrice e libreria veneziana, i cui libri, oltre ad avere una grafica innovativa, sono sempre molto ricercati, ma dai prezzi accessibili, quindi ottimi regali di Natale!

marmo – libreria d’arte contemporanea
Corso Garibaldi 152-154, Forlì

Liber-azione
Personale di Patrizia Giambi

2 dicembre 2018 – 6 gennaio 2019

Info: marmolibreria@gmail.com
Fb: www.facebook.com/Marmo-Libreria-darte-contemporanea

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