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MILANO | Chiesa di San Raffaele | 2 marzo – 31 maggio 2013

Intervista a DAVIDE COLTRO di Alessandro Trabucco

Per molti secoli l’Arte ha goduto del supporto mecenatesco della Chiesa, il Novecento ha poi segnato un distacco netto tra espressione artistica e committenza religiosa. Se artisti isolati hanno realizzato opere dai richiami mistico/religiosi tutto ciò è avvenuto, nella maggior parte dei casi, come scelta individuale ed autonoma. Mi viene in mente a tal proposito un’opera di Bill Viola, intitolata I moderni pellegrini e donata in permanenza alla Chiesa di San Marco di Milano. Un video/trittico che mostra lo scorrere ininterrotto di persone che percorrono uno spazio immerso nel verde, una sorta di processione che si estende attraverso i tre schermi LCD. Lo stesso discorso si può affrontare con l’installazione di Davide Coltro, intitolata Crux, per crucem ad lucem, che è stata allestita in occasione della Quaresima e della Pasqua nella Chiesa di San Raffaele, sempre a Milano, e composta dall’accostamento di system (quadri elettronici con trasmissione da remoto di sua invenzione) a formare una croce cristiana. Le immagini che questi quadri elettronici mostrano, con una successione lenta e continuata, sono vedute di cieli solcati da nuvole, come spiegato nel testo di presentazione dell’opera: “Croce e cielo, due archetipi messi in relazione emotiva”.

Sembra che nell’arte contemporanea lo spazio dedicato al sentimento del sacro sia sempre più ristretto se non inesistente, quasi anacronistico.
Penso ci siano epoche nelle quali l’enfasi delle attività umane sia polarizzata su aspetti più o meno materiali. Nonostante l’uomo tenti di escludere alcuni presupposti delle sue radici, in realtà compie solo altri percorsi per giungere alla stessa meta. La scienza, che tratta l’immanente cioè i fenomeni della realtà sensibile, nei suoi atteggiamenti più fondamentalisti, cerca di sostituirsi a Dio. Il pensiero razionale più radicale ostacola con vigore ogni necessità trascendente e le ideologie rinnovano continuamente il loro sforzo per cancellare la religione dalla storia. Eppure tutti questi tentativi, sforzi titanici, non fanno altro che segnalare l’evidenza della condizione antropologica e ancor più ontologica dell’essere umano. Il suo percepirsi incompleto, il sentirsi creatura distinta dal tutto, consapevole di avere uno scopo ma senza poterlo pienamente comprendere con le sue solo forze, tutto questo non crea un vuoto ma da senso alla vita. Da questo punto di vista non cambia nulla tra noi ed i nostri antenati, con le loro vite disseminate nei secoli e millenni del cammino umano. Ci stupiremo sempre davanti alla vita ed alla morte chiedendoci l’esito del nostro destino finale, il senso delle nostre origini, cercando di dare criterio ai giorni e per questo il senso del sacro abiterà sempre il cuore dell’uomo. Mi riferisco all’esperienza dell’ “homo religiosus”, la base dell’Antropologia del Sacro, un campo di indagine che comprende la storia delle religioni ma si spinge molto oltre e molto indietro nella storia umana. Poi, con le religioni strutturate, l’uomo arriva a porsi domande più giuste, compie ricerche più profonde, facendo germogliare i “semi di verità”. La mia posizione personale, come cristiano, assume Cristo come centro e compimento della rivelazione di Dio all’umanità. La fede è anche un rapporto di amicizia personale con Gesù, un rapporto libero e l’esperienza che ne traggo quotidianamente arricchisce le mie riflessioni artistiche. La mia vita intellettuale viene illuminata dalla luce della fede, cioè quel poco che posso intendere del mondo lo intendo meglio. Non mi è più possibile essere artista senza desiderare ardentemente questa libertà, senza viverla, senza parlarne attraverso le opere, sempre sottovoce, naturalmente. In tutto questo non mi pare ci sia nulla di anacronistico.

La tua croce tecnologica si rapporta con un crocifisso ligneo del Cinquecento posto nella parete di fronte e la croce sindonica di Mimmo Paladino posta sull’altare. Quale effetto pensi possa aver suscitato nei fedeli questo confronto di linguaggi espressivi tanto distanti nel tempo e anche differenti nella forma?
Per fortuna in questo campo non si possono suscitare reazioni del tutto prevedibili, solo suggerire forme, proporre percorsi. Spero solamente che qualcuno possa percepire che l’arte non ha mai smesso di accorgersi di Dio, e continua a cercarlo nel turbinio della contemporaneità. I temi alti della fede sono stati, sono e saranno sempre un’immensa fonte di ispirazione sia diretta che indiretta per gli artisti. Quest’opera è piaciuta a Michele Dolz, storico dell’arte cristiana, un caro amico che segue da tempo il mio lavoro e che mi ha incoraggiato a presentare il progetto al rettore della chiesa di San Raffaele monsignor Domenico Sguaitamatti. Si tratta di una chiesa piccola ma carica di storia ed è stata proprio sua l’idea curatoriale di porre in relazione tre opere cosi diverse. E’ un infaticabile araldo che da trent’anni cerca di sensibilizzare sia il clero che i fedeli ad un’appropriata lettura dell’arte contemporanea. La cosa curiosa è che entrambi questi personaggi sono anche validi artisti, e perciò la loro sensibilità, non essendo solo di tipo intellettuale o teoretico, è completa. Relazionate tra loro in questo modo, le tre croci generano una frizione molto efficace per andare oltre l’inquadramento storico, formale o linguistico. Un approccio di questo tipo accentua i contrasti allo scopo di ricavare una visione più ampia sui temi spirituali dell’arte cristiana, per riflettere più a fondo sul tema della Croce di Cristo e ricordarci che questo valore fonda la nostra civiltà.
Spero che in futuro l’arte riallacci il rapporto privilegiato che ha sempre avuto con la Chiesa, dando seguito ai numerosi incoraggiamenti mossi dal Concilio Vaticano II fino all’attuale Papa Francesco.

Ci puoi raccontare la genesi e le prospettive del system di tua invenzione?
I miei quadri elettronici sono stati molto visti ma le ragioni profonde, il motore e la genesi di questo progetto non sono stati ancora resi noti nella loro interezza. Sin dall’inizio non ho mai pensato di creare un qualcosa di concettualmente diverso da un quadro perché è l’oggetto più importante e simbolico nella storia dell’arte. Se Lucio Fontana avesse creato una fenditura nel marmo o provocato un crepaccio nella terra non avrebbe ottenuto la stessa formidabile efficacia nella dichiarazione dello spazialismo. Egli ha voluto agire sulla tela perché rappresentava la superficie pittorica per eccellenza, il luogo fisico e filosofico dove le opere d’arte si erano maggiormente manifestate nei secoli. Il quadro è stato grande avversario, il limite estremo da superare, talvolta l’imbarazzante testimone della tradizione, elemento scatenante dal quale sono nate le avanguardie. La mia ricerca sul quadro elettronico è la base per riflettere a fondo sui fondamenti del creare e fruire l’arte. La tecnologia fornisce gli strumenti per rendere possibile questo ampliamento di esperienza e l’artista può spingersi verso architetture relazionali inedite. In fin dei conti, anche oggi, il gesto più rivoluzionario è spostare le basi della concezione dell’arte partendo dal quadro. Io ho scelto di iniziare a farlo cambiandone la superficie mentre lo guardiamo. Ho il sogno di distribuire nella società un potenziale estetico ed artistico con opere nelle quali scorra il flusso del divenire; in qualche modo è fare del bene. Le prospettive sono molte ma quella del dono sorregge la mia vocazione di artista. Spero di averti risposto.

Davide Coltro. Crux, per crucem ad lucem

Chiesa di San Raffaele
Via San Raffaele 4,  Milano (di fianco al Duomo)

2 marzo – 31 maggio 2013

Info: www.davidecoltro.com

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