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Intervista a Vittorio Verdone, Giulia Zamagni e Angela Memola di Livia Savorelli*

Da quando è stato costituito CUBO, il Museo d’Impresa del Gruppo Unipol, ha operato seguendo il motto associato al suo nome: Condividere Cultura. Nel pieno rispetto del core business del grande gruppo assicurativo – e del valore sociale dell’assicurazione – il Museo ha operato, sin da subito, adempiendo alla sua funzione principale: condividere i linguaggi della cultura e dell’arte. Tracciamo un breve bilancio di questi primi anni di attività, con tre punti di riferimento di CUBO: Vittorio Verdone (Direttore Corporate Communication e Media Relation Unipol Gruppo S.p.A), Giulia Zamagni (responsabile di CUBO) e Angela Memola (coordinatrice Spazio Arte, mostre temporanee e Patrimonio artistico del Gruppo Unipol)

Angelo Marinelli, Leaves of Grass, veduta della mostra, CUBO, Spazio Arte, Bologna

CUBO condivide cultura attraverso una programmazione ampia e plurale che concepisce la cultura a 360° e si indirizza ad un pubblico anagraficamente eterogeneo. Può fare un primo bilancio di questi anni di attività?
Vittorio Verdone: CUBO è entrato nel settimo anno di attività con oltre 160.000 visitatori complessivi, di cui 16.000 minori tra bambini e adolescenti impegnati in laboratori e campi su tante tematiche diverse. Oltre 300 sono gli incontri e le rassegne serali sui temi del benessere, della salute, dell’innovazione, della protezione, dell’educazione.
24 sono le mostre d’arte presso gli spazi di CUBO, sia di arte contemporanea sia del patrimonio del Gruppo Unipol.
11.500 sono i documenti storici aziendali digitalizzati e catalogati presso l’archivio storico e resi fruibili sui tavoli touch della mediateca di CUBO (con oltre 39.000 visualizzazioni multimediali).
9.500 sono le simulazioni di guida sicura attraverso gli innovativi simulatori auto, moto e bici di cui CUBO dispone e che mette al servizio del pubblico, dei colleghi, delle forze dell’ordine e delle scuole.
La prospettiva per CUBO è la crescita sia in termini di proposte culturali e artistiche sia in termini di diffusione degli eventi e dei progetti su tutto il territorio nazionale. Le aree tematiche su cui CUBO punta sono: arte, futuro, memoria e protezione.
Per diffondere cultura è necessario, sempre di più, disporre di un’organizzazione manageriale. Noi da questo punto di vista partiamo da una posizione di vantaggio, potendo contare sulle competenze acquisite sul lato core della nostra attività principale.

Matteo Basilè, Landing Francesca, 2012, dittico. Courtesy: l’artista.
Opera nella mostra Take Care. Arte moderna e contemporanea
dal Patrimonio del Gruppo Unipol, CUBO, Bologna

Tutelare il passato e la memoria storica per accompagnare verso il futuro è uno degli aspetti chiave di questo percorso. Dalla tutela del patrimonio custodito nella Collezione Unipol alla sua rilettura attraverso l’arte e i linguaggi della contemporaneità, da eventi dedicati a musica, teatro e attualità fino ad arrivare a laboratori ed attività pratiche rivolte anche a bambini e teenager.
Quali sono state le principali iniziative che vi hanno fatto capire di aver intrapreso un percorso in linea con gli obiettivi inizialmente prefissati?
Giulia Zamagni: Partecipazione, interesse e continuità. Queste le tre chiavi che troviamo a CUBO in tutte le attività proposte sin dall’inizio. Partecipazione nella crescente presenza di ospiti e visitatori nelle molteplici rassegne culturali e artistiche proposte. Dalla rassegna estiva di spettacolo “Giardini al CUBO”, ai campi estivi per teenager, dalle mostre invernali di das (dialoghi artistici sperimentali), alla rassegna Cinema al CUBO, dai moduli didattici per le scuole ai percorsi di guida sicura per ragazzi e forze dell’ordine.
Interesse nella costante presenza di dibattiti, di interventi, di commenti e recensioni sui canali di comunicazione, di incontri e percorsi formativi.
Continuità nella perseveranza di garantire stagioni e cartelloni di eventi ricchi di sorprese, di novità e di contenuti culturali solidi.

Francesca Pasquali, Frappa, 2016. Courtesy: FPA
Opera nella mostra Take Care. Arte moderna e contemporanea dal Patrimonio del Gruppo Unipol, CUBO, Milano

La condivisione culturale si rivolge anche ai dipendenti del Gruppo Unipol…
Vittorio Verdone: Condividere Cultura afferisce proprio a questa idea di promuovere e diffondere eventi, attività e ispirazioni culturali a supporto del business e dell’attività lavorativa. Tra i destinatari della nostra offerta rientrano quindi a pieno titolo i colleghi di tutte le nostre Società, che trovano in CUBO e negli eventi che vengono proposti un nutrimento anche per la sfera privata. Le mostre, gli incontri culturali, i workshop che si svolgono a CUBO spesso restituiscono ai colleghi nuova energia, nuova creatività, nuovi punti di vista per lo sviluppo imprenditoriale.

CUBO organizza appuntamenti annuali volti a valorizzare la propria collezione, divulgandone la conoscenza e rendendola fruibile al pubblico, come nel doppio appuntamento dal titolo TAKE CARE. “Prendersi cura dell’altro attraverso la cura di tutti” è la filosofia dell’evento sviluppato nella sede di Unipol a Milano, e negli spazi di CUBO a Bologna (entrambi visitabili fino al 27 settembre). Come il concetto di “cura” è stato sviluppato dalla curatrice Ilaria Bignotti, nelle due diverse location e quali linee guida e nuclei tematici caratterizzano le due proposte?
Angela Memola: TAKE CARE. Arte moderna e contemporanea dal Patrimonio del Gruppo Unipol è il progetto espositivo di una selezione attenta di opere d’arte del Patrimonio del Gruppo Unipol ma vuole essere, prima di tutto, un messaggio finalizzato a riflettere sui valori condivisi dal Museo d’Impresa CUBO dove, la raccolta, la conservazione, la valorizzazione e l’incremento di opere d’arte, i progetti espositivi e culturali, la proposta didattica e la vasta offerta culturale rivolta al pubblico di tutte le età sono solo alcuni degli aspetti fondamentali di una strategia di condivisione e di collegamento, di legame tra le persone, nel rispetto delle differenze, ma, al contempo, nel riconoscimento della potenzialità collettiva e del valore di comunità sociale: il prendersi cura, appunto.
TAKE CARE, con le opere in mostra nella doppia sede di Milano e Bologna, evidenzia due temi importanti del nostro tempo e già nuclei tematici di mostre temporanee a CUBO: le tecnologie applicate alla ricerca estetica e il lavoro che ha ispirato l’indagine artistica.
Il percorso a Milano comincia e trova il focus nell’opera di Lucio Fontana del 1949, Concetto Spaziale. Appositamente pensate in dialogo con la sede di Bologna e con la storia culturale della città, sono le opere di artisti che, dal Post-war period ai giorni nostri, scelgono la direzione del realismo: da Bologna, Il potatore di Aldo Borgonzoni, opera datata 1954, è in dialogo con il Concetto spaziale di Lucio Fontana. Attraverso l’opera del maestro dello Spazialismo, emerge una lettura critica della società attraverso l’arte, e come il concetto del prendersi cura coinvolga tutto e tutti: l’artista deve farlo, ma anche l’impresa, sia essa museo o azienda, che appunto intraprende, con i mezzi che le sono propri, il compito di costruire, proteggere, e migliorare la società per la quale lavora.
Se uniamo questi tre soggetti, l’artista con la sua opera, l’impresa con i propri prodotti e le proprie tecnologie, il museo con i propri sistemi espositivi e di comunicazione, e diamo loro il nome di Museo d’impresa CUBO, il risultato che otteniamo è un progetto virtuoso e rivolto all’altro: singolo e collettività.

Stefano Ronci, Piccolo manifesto sul futuro, 2014. Courtesy: l’artista
Opera nella mostra Take Care. Arte moderna e contemporanea dal Patrimonio del Gruppo Unipol, CUBO, Milano

«Nell’essere ponte e transito tra il passato, il presente e il futuro, medium tra la società, l’impresa e la cultura, strumento per l’inclusione sociale, l’accessibilità e l’accoglienza, l’opera d’arte, conservata, studiata, promossa e divulgata dal Museo d’Impresa CUBO diventa mezzo fondamentale per assicurare, attraverso il modello virtuoso dell’economia che produce cultura e che dalla cultura si fa ispirare, legame reale, attivo e proattivo, sociale e culturale, condiviso, espresso e non più solo visionario e utopico». Questo estratto del testo di Ilaria Bignotti riassume perfettamente il concetto di Museo d’Impresa e apre a riflessioni sul ruolo del patrimonio storico aziendale come risorsa strategica, tematiche approfondite – in occasione dell’opening milanese – dall’esperto di Heritage Marketing Marco Montemaggi…
Angela Memola: Marco Montemaggi, da sempre impegnato nella valorizzazione del patrimonio industriale italiano, già direttore del Museo Ducati e firmatario dell’Associazione Museimpresa, Associazione nazionale dei Musei e degli Archivi d’impresa, ha sottolineato come i Musei d’impresa non siano solo strumenti strategici ma anche “Luoghi d’Arte Nazionali” e, quindi, rappresentino un valore per il territorio di cui fanno parte. Attraverso l’esempio di tre oggetti, ha dimostrato come le “storie dei processi”, che hanno portato alla realizzazione del “prodotto” all’interno degli archivi d’impresa e dei musei d’impresa, frequentemente, non raccontano solo un marchio ma sono capaci di trasferire i valori che hanno distinto e costruito quella società, di quel determinato territorio; storie di persone, di fornitori locali, di tradizioni e delle conoscenze tecniche e manageriali. Tutto questo è affine a CUBO, Museo d’impresa del Gruppo Unipol.

Francesca Pasquali e Mary Bauermeister, Fluxus, 2016 Ph. Marco Mioli

L’Arte e CUBO. Avete realizzato mostre importanti, innovative, affrontando coraggiosi dialoghi, seguendo linee guida precise e privilegiando confronti transgenerazionali e transmediali. Un piccolo bilancio: quali eventi hanno ottenuto un maggiore successo? E quali tematiche toccate hanno maggiormente coinvolto il pubblico?
Angela Memola: La rassegna das, dialoghi artistici sperimentali, appuntamento di inizio anno, dove il confronto transmediale e transgenerazionale pratica territori di confronto piuttosto inediti, fortemente sperimentali, a carattere internazionale, è sicuramente il momento più atteso di Spazio Arte di CUBO. Faccio solo alcuni nomi: Mary Bauermeister in dialogo con Francesca Pasquali; Davide Quayola, Paolo Scheggi in dialogo con Joanie Lemercier; Ugo La Pietra in dialogo con STANZA e il duo di science artist Domnitch-Gelfand, sono solo alcuni degli artisti ospitati all’interno della rassegna, ideata per il periodo più sperimentale di Bologna con l’Art City e Arte Fiera.
Il riscontro è ugualmente positivo per la programmata proposta delle opere del Patrimonio, frequentemente “dimenticate” anche dagli stessi archivi degli artisti.
L’adesione, poi, ai progetti che riguardano gli artisti del territorio è davvero entusiasta: la già citata Francesca Pasquali, Maurizio Bottarelli, il compianto Dino Boschi.
Piace ai visitatori e ai colleghi la proposta dedicata al talento, vincitore assoluto del Premio Arteam Cup: artisti emergenti, future generazioni ai quali CUBO concede Spazio Arte per una mostra personale con la pubblicazione del catalogo e la possibilità di entrare nel Patrimonio del Gruppo.
Aprirci a Milano significa anche questo: accettare la sfida di misurarci con un territorio già ricco di offerta, ma al quale pensiamo di poter dare e ricevere nuovi stimoli.

Ugo La Pietra, Casco sonoro, 1968, da Fantomologia, 2019

CUBO fa rete e si pone come interlocutore diretto di istituzioni e realtà culturali a livello nazionale ed internazionale. Quali sono le principali partnership che sono state avviate? Come attuate il dialogo attivo con il vostro pubblico?
Giulia Zamagni: Dopo i processi iniziali di catalogazione e di conservazione delle opere d’arte, CUBO ha avviato un’intensa attività di valorizzazione del patrimonio artistico del Gruppo iniziata con la pubblicazione di un primo nucleo di opere attraverso l’IBC (Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, ndr) dell’Emilia Romagna.
Il prestito di un’opera d’arte, per qualificati progetti scientifici, significa inoltre condividere con la comunità la propria passione per l’arte e la cultura rafforzando il curriculum espositivo dell’opera prestata. Il team arte di CUBO segue le operazioni di prestito per assicurarsi che le opere del proprio patrimonio vengano messe a disposizione della collettività nella dimensione di massima sicurezza. Tra le recenti collaborazioni ricordiamo quelle con il Mart di Rovereto e la Fondazione Magnani Rocca di Parma oltre ad istituti culturali europei quali la Fondación Mapfre di Madrid e il Drents Museum di Assen.
Inoltre, la pubblicazione del primo catalogo del patrimonio di Gruppo “Tracce di identità dell’arte italiana” (Silvana Ed. 2018) ci ha permesso di ricevere dal Mibact e dalla Commissione Europea il patrocinio dell’anno europeo del patrimonio culturale per il 2018.
Tra le partnership, avviate nei sei anni di vita di CUBO, vale la pena ricordare soprattutto le associazioni e i giovani startupper che attraverso l’innovazione e il digitale si pongono come crocevia per la cultura, l’economia e le professionalità del nostro tempo.
Il contributo di CUBO e la visibilità che il Museo d’impresa offre, fa sì che queste realtà si possano affacciare al sistema museale privato e pubblico già con i requisiti necessari. CUBO si è offerto di frequente come spazio di sperimentazione sia per artisti che per curatori nell’ottica di mantenere vivo il valore fondante del Gruppo: l’attenzione alle future generazioni.
È recentissimo l’ingresso di CUBO all’interno dell’associazione Museimpresa che riunisce musei e archivi d’impresa lungo tutta la Penisola. La creazione di una rete dei luoghi in cui le imprese mettono in mostra la loro storia ha incentivato un turismo “industriale” che è in continua crescita.
Inevitabile il dialogo stretto anche con il proprio pubblico che spesso viene richiamato dal messaggio innovativo. L’arte, le mostre, le rassegne culturali, i laboratori, tutto è occasione e territorio di scambio tra operatori e pubblico senza alcuna discriminante, ma nel reciproco interesse di crescita culturale.

Paolo Scheggi, Interfiore, dettaglio, 1968 da In between, 2018

Cosa ci riserva la programmazione autunnale di CUBO? Ci date qualche anticipazione?
Giulia Zamagni: Al manifesto pubblicitario e agli altri strumenti della comunicazione delle imprese del Gruppo Unipol è dedicata la terza edizione del ciclo di mostre Impresӕ da raccontare, a cura dell’Archivio Storico di CUBO, a Bologna e a Milano dal 9 ottobre fino a metà gennaio 2020.
La comunicazione pubblicitaria, come oggi la conosciamo, è un prodotto della Rivoluzione industriale: la tecnologia dell’epoca consente la produzione di beni in grandi quantità e ha necessità di uno strumento comunicativo adeguato. Questo strumento è la stampa: nel 1836 Emile De Girardin introduce le inserzioni pubblicitarie a pagamento sul quotidiano “La Presse”. Alla fine dell’Ottocento, lo sviluppo della tecnica cromolitografica consente di realizzare stampe a colori di grande formato a costi accessibili: inizia la stagione del manifesto pubblicitario. Altrettanto importante è l’immagine di sé che l’impresa intende proporre, i valori a cui intende essere associata nell’immaginario dei consumatori, come la serietà, l’affidabilità, oppure l’etica e la solidarietà sociale.
Il 20 gennaio 2020 inaugureremo, invece, das, dialoghi artistici sperimentali, la rassegna annuale pensata in occasione dell’ART CITY Bologna e di Arte Fiera e sarà, come sempre, un ricco calendario di appuntamenti, tra mostra, installazioni, talk e dibattiti, performance, incontri con gli artisti.

*Intervista tratta da Espoarte #106.

Info: www.cubounipol.it

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