Non sei registrato? Registrati.
critiCALL | #criticall

All’inizio di una nuova fase di emergenza sanitaria, torniamo ad affilare le armi del dialogo intessuto dai fitti scambi della scorsa primavera/estate con #acasatuttibene e #volver.
Dopo artisti e galleristi, senza attribuire gerarchie o classifiche, la chiamata è rivolta ora ad una selezione di critici e curatori/curatrici che, in questo preciso momento storico, si trovano a dover rispondere con maggiore consapevolezza sul loro ruolo all’interno di quello che è da tutti percepito come un sistema ma che di fatto fa parte di una struttura ancora più complessa e articolata: il mondo della cultura in perenne moto e rivoluzione.
critiCALL è la nostra chiamata a chi vuole stare dentro a quel mondo sapendo che “chi affronta qualcosa di enigmatico come l’arte non può permettersi di essere modesto. Ma neanche può permettersi di non essere umile” (Lea Vergine, L’arte non è faccenda di persone perbene, Rizzoli, 2016).

Intervista a JESSICA BIANCHERA di Francesca Di Giorgio

Jessica Bianchera ha iniziato il suo percorso con una laurea (triennale, prima e magistrale, poi) in storia dell’arte contemporanea all’Università di Verona, «cominciando così a coltivare, nel più tradizionale dei modi, l’interesse non solo per lo studio della storia dell’arte – e in particolare per la storia dell’arte del Novecento – ma anche per discipline affini, come la letteratura e la filosofia (e in particolare per un settore specifico dell’indagine filosofica, che è quello dell’estetica) credendo contemporaneamente nell’importanza di un’ottica interdisciplinare e nella necessità di una progressiva specializzazione». Per una nuova puntata di critiCALL iniziamo dalle basi a raccontare uno dei percorsi possibili da intraprendere perché si sa, le strade dell’Arte sono infinite.

Se parliamo di formazione. Qual è stata la tua?
I miei studi si sono basati soprattutto sulla ricerca di matrice barilliana, ma ho amato molto anche altri “maestri”, come Maurizio Calvesi, Rosalind Krauss e Claire Bishop. Successivamente e dopo un’esperienza di due anni in Spagna nell’ambito di un progetto della Camera di Commercio di Santander, che mi ha permesso di confrontarmi con i temi e le metodologie della progettazione in ambito culturale, ho frequentato la scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, conseguendo il titolo nel 2018 con una tesi che era il frutto di un lungo periodo di tirocinio e ricerca al MART – Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto con Nicoletta Boschiero. Queste due esperienze, la scuola di specializzazione e il periodo di collaborazione al MART, credo siano state un passaggio fondamentale per la mia formazione. Nel primo caso, l’incontro con Roberto Pinto mi ha permesso di rimettere in discussione tante cose e di avvicinarmi ai linguaggi e allo studio di una contemporaneità più strettamente intesa, così come a un metodo e un approccio molto diverso da quello che avevo precedentemente sperimentato. Devo dire che i suoi studi nell’ambito dell’arte pubblica e dei nuovi linguaggi sono stati e sono una grande ispirazione. Allo stesso modo, la guida di Nicoletta Boschiero nella ricerca durante il mio tirocinio mi hanno permesso di crescere molto in relazione al lavoro sul campo, al di fuori dei circuiti dei dipartimenti universitari. Credo sia stato in questo periodo che ho capito di voler indirizzare il mio lavoro alla curatela, ma a una curatela come me l’ero immaginata sui banchi dell’università: pensandola come un lavoro prima di tutto di ricerca più che di “organizzazione eventi” (un’espressione che odio forse quanto “bellezza” quando usate in relazione all’arte).

To be played. Video, immagine in movimento e videoinstallazione nella “generazione ottanta”, 2019, Giardino Giusti VR, curata con Marta Ferretti, Installation view Helen Dowling ph Nicolò Lucchi

Gli anni delle speculazioni teoriche a volte si incontrano con la prassi…
Negli anni della specializzazione ho, appunto, avviato le prime collaborazioni e i primi progetti, alcuni dei quali mi accompagnano ancora adesso, come l’avventura dell’Associazione Culturale, Urbs Picta, fondata nel 2016 con il mio compagno, Manuel Marini, e oggi condivisa con un team di giovani e giovanissimi collaboratori e collaboratrici. Lo scopo dell’Associazione è da sempre quello di favorire la conoscenza e la fruizione consapevole dell’arte contemporanea, anche al di fuori dei circuiti ufficiali o degli addetti ai lavori, indirizzandosi a un pubblico allargato e diversificato per età, formazione, status. Negli anni abbiamo puntato molto sulla rete delle collaborazioni, da un alto sul territorio, dall’altro in ambito nazionale e (pian piano) internazionale. Devo dire che l’associazione è stata (ed è) un banco di prova importante, una palestra: qui non solo ho mosso i primi passi come curatrice ma mi sono misurata anche con la capacità di strutturare e gestire team di lavoro e progettare in maniera complessa, scoprendo il difficile ruolo di project manager. Con l’associazione ho ideato e portato avanti sia progetti espositivi sia conferenze, cicli di incontri, workshop, talk che vanno da occasioni di approfondimento sulla storia dell’arte contemporanea a focus sulla curatela e le metodologie di lavoro, con il coinvolgimento anche di istituzioni, come l’Università di Verona e dell’Accademia di Belle Arti, e l’aiuto di altri membri del team di Urbs che hanno saputo mettere a valore le proprie competenze completando anche le mie.

La nuova sede di Urbs Picta presso il coworking Habitat83 a Verona

Alcuni progetti nati all’interno di Urbs Picta in particolare dicono molto sulle tue inclinazioni curatoriali…
Tra i progetti nati in seno all’associazione non posso non menzionare To be played. Video, immagine in movimento e videoinstallazione nella “generazione ottanta”, curata insieme a Marta Ferretti. Questa è stata la prima occasione per avviare un percorso di ricerca che si sta delineando come caratterizzante rispetto ai miei interessi in quanto curatrice: tra i linguaggi del contemporaneo, infatti, trovo che il video sia forse uno dei più attuali e complessi da studiare, trattare, restituire al pubblico. È un orizzonte esternamente ampio, sfaccettato, complesso, fertile in quanto a modalità di approccio e temi, oltre a porre ancora moltissime incognite non solo come linguaggio ma anche nella sua relazione con il sistema dell’arte, dalla conservazione al mercato. Con To be played abbiamo voluto cominciare a porci delle domande, e grazie all’aiuto di partner fondamentali come Careof, ArtVerona, Fondazione Cariverona, AGIVERONA, Seven Gravity Collection, abbiamo avviato un percorso che attraverso incontri, talk, screening, workshop, mostre ci sta portando sempre più a fondo nello studio di questo medium e nel rapporto tra esso e la società contemporanea. Stiamo per annunciare, infatti, il secondo progetto sul video e l’immagine in movimento, di cui non posso dire altro per ora se non che si intitola BLAST e che sarà un progetto lungo un anno intero, in cui il moltiplicarsi delle partnership e delle attività, sempre di più, lo configurano come un progetto di ricerca condiviso e aperto.

Giulio Squillacciotti EURAMIS Spazio Cordis 2020_installation view by Marco Toté

Quali possibilità si aprono, invece, grazie alla tua collaborazione con Spazio Cordis a Verona?
Spazio Cordis è un progetto che mi sta molto a cuore, se mi passate il gioco di parole (cordis in latino significa cuore, ndr) e che mi permette di lavorare con giovani artisti italiani e non. Spazio Cordis è uno spazio no profit per l’arte contemporanea (una tipologia di realtà molto presente in città come Milano, Roma, Venezia, Torino, ma praticamente inedita a Verona). Ha sede in un ex ambulatorio medico che il Dott. Alberto Geremia (collezionista per passione, anzi per vocazione) insieme ad altri soci tra cui Simone Frittelli, ha deciso di dedicare al sostegno e alla presentazione di giovani artisti. Di qui sono passati Andrea Francolino, Rebecca Moccia, Diego Tonus, Marco La Rosa, Giulio Squillacciotti, Michal Martychowiec, Chiara Ventura, in un susseguirsi di diverse età, produzioni, approcci. Tranne la mostra di Chiara che rientrava nel progetto First Step dell’Accademia di Belle Arti di Verona e che è stata curata da una studentessa dell’Università di Verona nell’ambito di uno di quei workshop sulla curatela di cui dicevamo prima, le ho curate tutte, osservando lo spazio trasformarsi ogni volta e, soprattutto, crescendo io stessa ogni volta grazie al confronto e al dibattito con gli artisti, tutti più meno della mia generazione o di poco più vecchi o più giovani. Con ognuno di loro è nato un rapporto bellissimo, personale oltre che professionale. E questo, oltre alla possibilità di sperimentare, è uno dei valori più grandi che uno spazio piccino e “familiare” come Spazio Cordis mi sta regalando. Attualmente è in corso la mostra Tre Vani di Ornaghi&Prestinari, con i quali ho affrontato un percorso per me del tutto nuovo: la mostra infatti nasce da un lungo percorso con un’azienda della filiera del marmo, Formigari, e sviluppa una riflessione tra arte e impresa che include materiali, metodologie, valori, problematiche, dinamiche di produzione.

Preview in azienda Formigari, Tre Vani. Ornaghi&Prestinari, Spazio Cordis e Formigari, 2020 con Claudio Ornaghi, Manuel Marini, Giorgio Fasol, Simone Frittelli

E, poi, ci sei tu, curatrice indipendente…
Sia con gallerie sia con enti, porto avanti una ricerca per lo più incentrata sui giovani e i mid career (tra le più recenti nomino volentieri la mostra presso la Chiesa di San Barnaba a Sella Giudicarie The Primacy of Perception con Jacopo Mazzonelli e Giulia Dall’Olio in collaborazione con MART e con la Galleria Studio G7 di Bologna), anche se le occasioni di confronto con artisti storici non mancano e devo dire di esserne molto felice perché credo che una rilettura e un continuo confronto (anche a di là della mia attività didattica) con la storia recente e lontana sia fondamentale per approcciarsi al presente. Tra questi progetti c’è A Line Made by Walking, un progetto biennale curato insieme a Gabriele Lorenzoni e Pietro Caccia Dominioni e realizzato in collaborazione con Panza Collection e APT Val di Non.
A Line Made by Walking nasce per indagare la relazione tra il tema del viaggio come scoperta di un territorio e la pratica del camminare come esperienza estetica, è iniziato nel giugno 2020 con un programma allargato di attività tra cui talks, proiezioni cinematografiche e una residenza d’artista, e ha come apice una mostra, che si terrà la prossima primavera/estate in quattro strutture castellari della Val di Non (con un nucleo centrale a Castel Belasi): A Line Made by Walking. Pratiche immersive e residui esperienziali in Richard Long, Hamish Fulton, Ron Griffin, Daniele Girardi. La mostra si propone di imbastire un dialogo tra questo ristretto gruppo di artisti, i quali a partire dagli anni Settanta hanno sperimentato nuovi approcci di stampo marcatamente esperienziale con il fare artistico in relazione alla natura, all’ambiente, al paesaggio.
A fare da connettore in questo puzzle di attività, una convinzione sempre più sentita e che mi preme riaffermare, nella sua semplicità: l’importanza e il ruolo fondamentale dell’arte e in particolare dell’arte contemporanea come vettore di analisi, coinvolgimento e crescita sia in ambito sociale che culturale, sia a livello singolare che comunitario.

The Primacy of Perception, 2020, Chiesa di San Barnaba a Sella Giudicarie, installation view, Jacopo Mazzonelli

Cosa ci si aspetta oggi da un curatore?
Sullo stato della curatela in Italia, mi sento di esprimere un giudizio forse in controtendenza rispetto all’opinione generale e all’eterno lamento sulla morte della critica e l’inadeguatezza della curatela. Certamente tante cose sono cambiate rispetto al modo di fare critica e di curare mostre dei modelli novecenteschi che abbiamo tutti in mente, ma il mondo in generale è cambiato, così come la percezione del nostro ruolo, le occasioni di formazione e le condizioni di lavoro. Non solo la critica e la curatela – che sento come intrinsecamente correlate – come le conoscevamo non esistono più, ma forse non sono nemmeno più possibili ed è il sistema a determinarlo. Che sia un fatto negativo o che questo crei lo spazio potenziale per nuovi approcci e modalità, siamo solo noi a poterlo stabilire. Sulla curatela in senso stretto ci sono tanti modi di curare una mostra o un progetto, una cosa è certa: sempre più ci viene richiesto di ricoprire contemporaneamente più di un ruolo e di sviluppare competenze trasversali, quindi, anche in questo caso, sono i tempi e le esigenze di oggi a rendere anacronistico un approccio tradizionale. Come si fa il curatore oggi lo stiamo scoprendo e sperimentando ogni giorno sul campo spostando sempre più in là il nostro livello di resilienza. Certamente credo sia necessaria una riflessione e un ripensamento di tante dinamiche nell’intero sistema dell’arte, non solo in ambito critico e curatoriale, ma in generale: dal ruolo delle gallerie a quello delle fiere a quello dei musei, a ogni singolo attore del sistema che si tratti di artisti, curatori, giornalisti, registrar, mediatori culturali, collezionisti ecc… Da rivedere è il sistema e il modo in cui tutti noi funzioniamo all’interno di esso. Su questo, nutro grande fiducia nel lavoro di realtà come AWI – Art Workers Italia, che stanno quotidianamente e infaticabilmente lavorando per analizzare la condizione professionale dei lavoratori dell’arte, far emergere problematiche strutturali insite al sistema e mettere in atto azioni concrete per una revisione non solo politica e giuridica ma anche e soprattutto etica del nostro lavoro.

Daniele Girardi in residenza per A Line Made by Walking, 2020 still da video di Emanuele Gerosa

Jessica Bianchera (Castiglione delle Stiviere, 1987) Storica dell’arte, curatrice indipendente e project manager, nel 2012 si laurea in storia dell’arte contemporanea e nel 2018 consegue il titolo della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. È direttore artistico di Spazio Cordis e presidente di Urbs Picta, associazione culturale attiva nella promozione e organizzazione di progetti che favoriscano la conoscenza e la fruizione consapevole dell’arte contemporanea. Scrive per “Exibart” e altre riviste di arte contemporanaea. Ha collaborato o collabora con enti, musei, gallerie e associazioni come: Panza Collection, ArtVerona, MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto e Trento, AGIVERONA, Galleria Studio G7, Isolo17 Gallery e altri per la realizzazione di progetti di ricerca e di curatela. Tra i progetti in corso e recenti: Blast, progetto di ricerca su video, documento e verità pubblica (con Marta Ferretti), Verona, 2021; Ornaghi&Prestinari. Tre Vani, Spazio Cordis in collaborazione con Formigari (Verona) 17 ottobre – 30 novembre 2020; A Line Made by Walking. Pratiche immersive e residui esperienziali in Long, Fulton, Griffin, Girardi (con Gabriele Lorenzoni e Pietro Caccia Dominioni), Castel Belasi (Campodenno TN), in collaborazione con Panza Collection e APT Val di Non, public program 2020 – mostra 2021; Jacopo Mazzonelli_Giulia Dall’Olio, The Primacy of perception. Un altro paesaggio Chiesa di San Barnaba, Bondo (TN) in collaborazione con Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto e Trento 07 agosto – 13 settembre 2020; Giulio Squillacciotti. EURAMIS Spazio Cordis (Verona) 14 febbraio – 26 luglio 2020; To be played. Video, immagine in movimento e videoinstallazione nella “generazione ottanta” (con Marta Ferretti) Giardino Giusti (Verona) in collaborazione con ArtVerona e Careof Milano 11 ottobre – 22 novembre 2019 e To be played Educational.public program.

Leggi anche le altre puntate di CritiCALL: www.espoarte.net/tag/criticall/

 

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •