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GENOVA | GALLERIA STUDIO ROSSETTI | 21 novembre – 22 dicembre 2019

Intervista a ILARIA GASPARRONI e EVITA ANDÚJAR di Francesca Di Giorgio

L’apparente staticità della materia prediletta da Ilaria Gasparroni, il marmo, in relazione alla fluidità della pittura di Evita Andújar. La dinamicità resa da colore e gestualità della pennellata di Evita accanto alla quiete fissata nelle sculture di Ilaria.
La doppia personale Delicate Fragilità, a cura di Livia Savorelli, inaugura giovedì 21 novembre, negli spazi della Galleria Studio Rossetti, nel centro storico di Genova e attiva letteralmente un dialogo tra due artiste ricercando profonde connessioni non solo sul piano formale ma soprattutto all’interno della poetica di Gasparroni e Andújar che rivelano una comune sensibilità nel riflettere sull’essere umano e sullo scorrere del tempo.
Corpo, tempo e memoria, assumo un’inedita centralità proprio perché nascono da quelle connessioni spontanee che l’arte è capace di generare…

Ilaria Gasparroni, I ciechi, 2019, marmo Calacatta oro, base in legno. Foto: Riccardo Piccioni

Delicate fragilità è un progetto che vi vede impegnate da tempo e di cui finalmente vedremo gli esiti finali. A bruciapelo quali assonanze individuate nella vostra poetica e quali gli aspetti antitetici?
Ilaria Gasparroni
: Quando penso alle opere di Evita, la frase che mi viene in mente è: “Timidi e delicati timbri di colore”! Le sue opere mi trasmettono una forte emozione e una diversa percezione del corpo e dello spazio. Si percepisce un forte dinamismo, le figure di donna che rappresenta non sono mai statiche ma sembrano vibrare nella tela e questo si avverte ad ogni pennellata, come se modellasse l’immagine e non la dipingesse.
Uno dei temi più comuni nella nostra poetica è il corpo, così lo sono il tempo e la memoria. L’individuo e il suo sentire sono fattori che ritrovo comuni. Direi, invece, che l’unico elemento in forte contrasto tra di noi è il colore.
Evita Andújar: La prima e più evidente caratteristica che ci accomuna è lo stile figurativo di entrambe ma soprattutto una predilezione, come ad di entrambe, per le piccole parti del tutto. Ilaria utilizza le mani, i piedi, le gambe, un viso per raccontare una storia compiuta, nello stesso modo nei miei dipinti sono i piccoli dettagli più figurativi a racchiudere la chiave per il racconto.
C’è poi un legame molto forte tra le parole e le nostre ricerche. Ilaria parte dalle poesie per dar vita ai suoi lavori mentre io finisco con le poesie per dare un senso più completo alle emozioni che ci sono nei miei dipinti.
La differenza più importante è che Ilaria parla del presente utilizzando il passato mentre io uso il presente per raccontare anche il nostro passato.
Aggiungerei che nel mio lavoro c’è una componente molto importante di neo femminismo, con l’obiettivo di cambiare l’immagine della donna, di andare oltre gli stereotipi proposti dal sistema, per raggiungere nella vita reale una vera parità di diritti e riconoscimenti. Una volta maturi i tempi, però, il mio punto di arrivo sarebbe non più la concorrenza tra uomo e donna bensì un sistema di cooperazione e di mutuo rispetto.
Mi fa piacere far notare una particolarità di tutte e quattro le opere in dialogo che ho realizzato per la mostra: ho volutamente eliminato il mio legame con lo spazio fisico del dipinto, utilizzando fondi monocromi sia per accompagnare le sculture, che non ne hanno e che vivono dello spazio che occupano, sia per stabilire un dialogo più potente tra le nostre opere.

Evita Andújar, I ciechi, 2019, trittico (tela n. 2), acrilico su tela, cm 90×80

Mi rivolgo ora ad Ilaria… A proposito del tuo legame con la Poesia, raccontami l’essenza di Poesie in marmo – I fiori del male – Charles Baudelaire 2019, di cui in mostra saranno presenti due lavori: I ciechi e Semper eadem.
Ilaria Gasparroni
: La poesia è un componimento in cui le parole, unite al suono e al ritmo da esse derivanti, servono a trasmettere un messaggio e anche dei concetti molto personali dell’autore che li ha scritti. Credo di sentirla tanto vicina a me proprio perché anch’io tendo a creare un messaggio e dare forma alle mie personali sensazioni nella scultura. Questa serie nasce, infatti, dopo la lettura della raccolta di poesie di Charles Baudelaire I fiori del male. La sua poesia si pone come mezzo per “estrarre la bellezza dal Male”, in un mondo contaminato dalla modernità e dominato dalla Noia (lo spleen) dove non sono più possibili evasioni all’interno della natura né riscatti attraverso l’amore. Il bisogno di purezza e di spiritualità, che avverte anche il poeta, è destinato a rimanere per sempre insoddisfatto e sconfitto dalla forza di attrazione del vizio e del male. La poesia di Baudelaire è incentrata sul valore evocativo della parola ed è da quest’ultima che si sviluppa l’intero progetto scultoreo composto da cinque opere, in marmo Calacatta oro, realizzate come singole immagini oniriche e composte da diversi frammenti anatomici che si perdono nelle pieghe di un cuscino, simbolo del sonno, dove ogni essere sensibile può abbandonarsi. In questo ciclo di opere, il marmo diventa poesia e la poesia assume una forma.

Ilaria Gasparroni_Deflora (particolare), 2019, marmo Calacatta oro e legno di noce Nazionale. Foto: Riccardo Piccioni

In entrambi i vostri lavori, la femminilità e la sensualità emergono con forza ma sempre svelando un’intrinseca fragilità. Che caratteristiche ha la donna rappresentata da Ilaria Gasparroni?
Ilaria Gasparroni:
È una donna che porta in sé le tracce di tante altre figure di donna che ha conosciuto, dalla sua infanzia alla sua adolescenza fino ad arrivare all’eta adulta.
Cerco sempre di rappresentare un ideale della donna che è distante dalla figura femminile dei nostri giorni. È quasi una “madonna contemporanea”, una presenza assertiva, carica di umanità e futuro…
Con Deflora, presente in mostra, ho voluto descrivere, senza mai cadere nello scontato o nell’erotico, un momento molto importante nella vita di ogni donna, come la prima esperienza sessuale, attraverso la potenza di un solo gesto, emblema dei più profondi segreti del corpo femminile e dell’esperienza del corpo verso un altro corpo.

Evita Andújar, Stolen Selfie 27 o Canyon e versanti da scoprire, 2019, acrilico su tela, cm 90×80

La donna si espone allo sguardo altrui, la femminilità e la sensualità nelle pose e nelle movenze è tangibile al primo sguardo ma, nella gestualità liquida della tua pittura, tu mascheri e nascondi alcuni dettagli anatomici, privilegiando alcuni elementi a dispetto di altri… Cosa rappresentano le donne di Evita Andújar e cosa vogliono dimostrare?
Evita Andújar
: Queste donne, alla fine, non sono che il riflesso delle tante sfumature di me stessa, una specie di alter ego. Tessere del puzzle della mia vita composto di sogni e realtà. Pezzi che poi, man mano, scopri di condividere con tantissime altre persone.
La tua voce diventa parte di un unico coro e il tutto assume un significato diverso e più elevato. Sono sempre stata molto affascinata dalla potenza della rappresentazione femminile nel mondo dell’arte. Le donne sono sempre state presenti nel mio lavoro, ma mai così come in questo momento. La loro costante presenza è sicuramente una risposta ad una consapevolezza maggiore di me stessa, di cosa significhi essere donna e delle responsabilità che abbiamo nei confronti delle prossime generazioni.
La nostra “memoria storica” va necessariamente tramandata. Le disparità tra uomini e donne continuano ad esistere. L’uguaglianza conquistata davanti alla legge non è sinonimo di uguaglianza nella vita reale. Inoltre è importantissimo continuare a combattere gli stereotipi che alimentano la nostra cultura e rifiutare ogni tipo di sessismo.

Evita Andújar, Stolen selfie 32 o Non ti farò del male, 2019, acrilico su tela, cm 90×80

La mostra si chiude idealmente con l’opera che dà il titolo alla mostra Delicate Fragilità, un’opera che guarda alla più stringente attualità: la preservazione di ogni elemento intorno a noi, la cura dell’altro per la sopravvivenza di tutti…
Ilaria Gasparroni: Delicate fragilità è una esortazione alla gentilezza, intesa come cura e come atto tangibile del nostro esserci gli uni per gli altri. I tre elementi rappresentati prendono spunto sia dalla natura sia dal quotidiano e sono tutti elementi piccoli e fragili e, quindi, preziosi. La domanda che spesso mi faccio è: “A chi chiederemo perdono per tutto l’amore sprecato?”. La Vita è un dono prezioso, è come una Madre-Natura amorosa e soccorrevole e quindi non dobbiamo sprecarla e, soprattutto, dobbiamo essere grati per tutto quello che abbiamo intorno a noi. Ecco perché, quindi, la scelta di rappresentare un fiore che sta per sbocciare così delicato ed etereo e una foglia di limone che si secca dopo essersi staccata dal ramo dell’albero; elementi della natura che diamo per scontati, così come il piccolo foglio di carta stropicciato, che segna anch’esso il passaggio del tempo.
Siamo immersi in un periodo storico che ci conduce verso una negatività sia individuale sia collettiva e questo ci rende una società addormentata. Dobbiamo quindi risvegliarci da questa finta quiete e capire che le sofferenze e i malesseri nascono non dalle emozioni ma dalle pigre idee del nostro pensiero che non ci consentono di comprendere il mondo in cui viviamo.

llaria Gasparroni, Delicate fragilità, 2019, marmo Calacatta oro, vetro, legno. Foto: Riccardo Piccioni

Evita Andújar | Ilaria Gasparroni

Delicate fragilità
a cura di Livia Savorelli

21 novembre_ 22 dicembre 2019
Inaugurazione: giovedì 21 novembre 2019 dalle ore 17,30

Galleria Studio Rossetti
Via Chiabrera 33 r, Genova

Orari apertura galleria : mart-sab: 11.00-13.00/16.00-19.00 (dom e lun su appuntamento)

Info: +39 010 2367619
rossetti.artearchitettura@gmail.com
www.studiorossettiartearchitettura.com

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