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ALESSANDRIA | Palazzo Monferrato | Prorogata al 12 aprile 2020

Intervista a PAOLO MASI di Pietro Bazzoli

Analisi, rigore, ma anche scoperta, curiosità, voglia di superare il limite.
Se si dovessero elencare le caratteristiche di un artista poliedrico come Paolo Masi (Firenze, 1933), ci si troverebbe dinnanzi a un compito arduo. Maestro della sperimentazione, nel corso dei suoi oltre sessant’anni di carriera ha avuto modo di confrontarsi con la materia nella sua totalità. Sperimentazione allo stato puro, che si riconduce a una ricerca più alta, vigorosa e impegnata.
Paolo Masi non è artista per elezione, bensì è artista per confronto, contrasto, sfida: nelle sue opere è palpabile la lotta incessante della riscoperta. Non potrebbe essere altrimenti, poiché il suo lavoro si libera da qualsiasi forma direttrice di ristrettezza accademica per abbracciare un’intensità espressiva definita. Dopo il periodo d’esordio con pittura informale e astrattismo, Masi vira verso una complessità esperienziale che non lo abbandonerà mai: sin dalla fine degli anni ’60 sviluppa un piano tecnico linguistico che lo rende protagonista all’interno della pittura analitica. L’elaborazione che passa attraverso la sperimentazione – da qui, dunque, l’esperienza – diviene cardine imprescindibile per portare avanti una ricerca, il cui fine ultimo è insinuarsi nella profonda crepa esistente tra passato e contemporaneità, traendo continuamente nuove fonti d’isipirazione.

Paolo Masi, Senza titolo, 2010, tecnica mista su cartone, 71×71 cm Courtesy Ferrarin Arte, Legnago (VR)

Un fautore della “visibilità emozionale”, che si manifesta non soltanto dal suo approccio pittorico, bensì anche dalla sua abilità fotografica; sono molteplici, infatti, i tentativi di dare forma allo spazio per mezzo del colore, delineando perimetrie che si avvicinano sempre all’esperienza analitico-riduttiva. Il segno, elemento fondante dell’azione pittorica, diviene metronomo delle variazioni cromatiche della materia, che assumono la valenza di tracce vibranti al passaggio dell’artista. Un rinnovamento incessante che si completa per mezzo della relazione con chi osserva.
Dove la sintesi è definizione della reale sostanza dell’essere, senza attributi che ostacolino la visione effettiva dell’opera, Paolo Masi si fa gigante attraverso lo spazio.
Palazzo Monferrato di Alessandria dedica all’artista fiorentino un’ampia personale, curata da Matteo Galbiati, che ripercorre il suo mezzo secolo di carriera, in modo fluido, vivibile e slegato da qualsiasi forma di ancoraggio cronistorico o narrativo. L’evento alessandrino è immergersi nella materia, seguendone le tracce:

La sua ultima mostra è stata allestita a Palazzo Monferrato. Che effetto le ha fatto vedere tanti lavori di periodi diversi uniti, in un unico colpo d’occhio?
I lavori esposti a Palazzo Monferrato ad Alessandria sono la conferma di un percorso che è stato conoscenza ed incontri utili per chiarire le visioni sulla contemporaneità dell’arte.

Il suo studio è passato dall’interrogare il colore, alla materia, allo spazio. Qual è il filo conduttore della sua ricerca artistica?
I materiali, il colore, il segno, la pittura, le superfici, erano e sono un oltre ai canoni solitamente conosciuti.

Paolo Masi. Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità, veduta della mostra, Palazzo Monferrato, Alessandria

Tra gli Anni ’60 e ’70 ha lavorato a stretto contatto con Lanfranco Baldi, Auro Lecci e Maurizio Nannucci. Cosa ricorda di quel periodo iniziale della sua carriera?
Il mio lavoro inizia a Zurigo e successivamente a Milano nel 1953. Il ritorno a Firenze nel 1958 mi consente di conoscere attraverso la Galleria Numero di Fiamma Vigo gli artisti che frequentavano questo spazio anomalo per Firenze. Questi artisti sono stati Lanfranco Baldi, Riccardo Guarneri, Vinicio Berti e molto altri con i quali ho potuto proseguire e partecipare nello specifico dell’arte contemporanea.

Lei è nato a Firenze, ma ha girato il mondo: prima l’Europa, poi New York. Come questa sua voglia di scoprire il mondo ha avuto un riscontro nella sua arte?
Contemporaneamente il viaggio, l’Europa, gli Stati Uniti, in particolare la città di New York dove nel 1974 iniziai a lavorare con la Polaroid SX70.

Paolo Masi, Composizione, 2005, tecnica mista su tavola, 20 elementi da 24×16 cm ciascuno Courtesy Ferrarin Arte, Legnago (VR)

Lei ha usato molto anche la fotografia. La sua poetica, il suo rigore, come si inserisce nei diversi media utilizzati?
Rilevamenti esterni conferme interne è il titolo di un libretto edito a Berna da Lydia Megert che conferma la mia necessità di confronto fra la realtà “fotografata” e i segni eseguiti manualmente su superfici di vario materiale; questo si può definire nel suo insieme pittura analitica.

Tra le sue mostre figurano La Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma, il Museo della Permanente a Milano e molti altre, in musei e fondazioni prestigiosi. C’è una mostra che le è rimasta nella mente?
In questi stessi anni in Italia Gallerie importanti si interessarono al mio lavoro e la Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma, altre significative collettive furono la conferma di un lavoro perseguito che è ancora in divenire.

La mostra di Alessandria è stata anticipatamente chiusa per via del COVID19. Crede che l’arte abbia o avrà un ruolo per uscire da questa situazione o nella ripresa del Paese?
La ripresa del nostro Paese dopo la drammatica esperienza tutt’ora in corso non potrà prescindere da quello che è e sarà l’arte contemporanea.

Paolo Masi. Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità
a cura di Matteo Galbiati
con il patrocinio di Regione Piemonte; Provincia di Alessandria; Comune di Alessandria; Camera di Commercio di Alessandria

organizzazione Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, Alessandria; Camera di Commercio di Alessandria; Ferrarin Arte, Legnago (Verona); Kromya Art Gallery, Lugano (Svizzera)

coordinamento Fabrizio Priano (presidente Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee); Francesca Parrilla (coordinatore generale Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee); Giorgio Ferrarin (Ferrarin Arte); Tecla Riva (Kromya Art Gallery)

8 febbraio – 2 marzo 2020
Prorogata al 12 aprile 2020

Palazzo Monferrato
via S. Lorenzo 21, Alessandria

Sulla base del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo 2020 e testi allegati, che introducono ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 applicabili sull’intero territorio nazionale, Palazzo Monferrato resterà chiuso fino al giorno 3 aprile prossimo

Info: Palazzo del Monferrato
+39 0131 313400
info@palazzomonferrato.it
www.palazzomonferrato.it

Francesca Parrilla
+39 338 4602521
francescaparrilla15@gmail.com

Ferrarin Arte
www.ferrarinarte.it

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