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FOLIGNO (PG) | CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea | 18 aprile – 13 ottobre 2019

Intervista a ITALO TOMASSONI di Matteo Galbiati

L’artista Omar Galliani (1954) è protagonista di una grande mostra antologica al CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno (PG) in cui si ripercorrono le tappe salienti della sua ricerca attraverso una selezione di opere che coprono tutte le fasi della sua produzione a partire dagli anni Settanta. Indiscutibile maestro del disegno, Galliani ha impegnato questo linguaggio codificandolo secondo una personale interpretazione lirica che ne ha garantito tanto la singolare autonomia, quanto la totale libertà espressiva, capace di generare uno stile inconfondibile e un’estetica narrativa di ricca e stratificata complessità interpretativa.
In occasione di questo importante progetto espositivo, abbiamo intervistato Italo Tomassoni, curatore della mostra e direttore artistico del museo umbro, con il quale ci siamo brevemente intrattenuti sulle qualità intellettuali del lavoro di Galliani.

Omar Galliani, Berenice, 2014, matita nera e pastello su tavola, cm 400×400

Come ha preso forma questa mostra antologica dedicata a Omar Galliani?
Seguo il suo lavoro dagli anni Settanta. Amo l’immobilità della sua visione dell’arte. Ho sempre considerato le sue creazioni come legate a un tempo non cronologico, ma alla immanenza circolare dell’arte. Nessuna utopia del progresso in lui, ma affondo nella identità totalizzante e atemporale dell’opera d’arte. Così tutta la sua opera è una testimonianza della differenza rispetto alle tendenze attuali, dove ogni cosa deve rispondere al consenso di massa, al marketing, al sensazionalismo. Galliani opera in profondità secondo i dettami dell’uso antico del disegno, così come le sue riflessioni sono il risultato di una ispirata riflessione intellettuale che risale all’origine del fare arte. Penso al dilagare odierno della Street Art, alla commestibilità effimera di quei linguaggi, simili al lessico della pubblicità. Galliani va in una direzione opposta, parte dal nucleo germinale del segno, ne orienta il corpo fino a far affiorare la rivelazione dell’immagine che approda alla bellezza come messaggio che sconfigge la morte. Mi sembrava naturale, da quando seleziono e organizzo i programmi espositivi del CIAC, poterlo accogliere nel nostro Centro a Foligno (dove sono passati gli artisti più significativi del panorama contemporaneo) con una mostra personale di grande impegno e profondo respiro.

Omar Galliani, Breve storia del tempo, 1999, matita su tavola, cm 251×652 (trittico)

In che modo avete concepito questo ampio percorso espositivo?
La linea più utile resta sempre quella della sequenza cronologica purché si ricordi che nell’arte non esiste progresso e ogni opera (come ogni tempo) è sempre contemporanea. Il tempo conferisce grande verità alle cose. Galliani possiede la singolare attitudine di mutare senza cambiare. Interpreta il suo tempo come stile, totalizzandone i paradigmi. Il tempo appartiene alla storia di ogni opera, ognuna ha il suo specifico: è il tempo del gesto che diventa disegno, è quello del corpo che trasferisce la sua energia – fisica e mentale – al gesto. Galliani produce e trasmette energia, lavora con impegno inesauribile, controlla una tensione continua e rinnovata che lo porta a scavare nelle origini dell’opera, a sondarne le oscure presenze per restituire alla superficie l’incanto e la meraviglia dell’immagine. Il segno, nei suoi itinerari infiniti, rincorre la linea d’ombra delle passioni e del pensiero per compiersi in modo definitivo dove realtà e immaginario, verità e simbolo, trovano unicità armonica.

Omar Galliani, L’anello di Berenice, 2019, grafite su tavola, cm 232×160

Quali sono le caratteristiche, per lei fondamentali, della ricerca di Galliani alla luce del suo segno caratteristico?
Mi stupisce sempre come le sue creazioni si possano godere tanto attraverso una contemplazione da lontano, che lascia affiorare la magnificente bellezza e il racconto dell’immagine, quanto con una visione ravvicinata con la quale, a pochi centimetri dalla superficie, si apprezzano le volute, gli intrecci e la forza del segno. Galliani realizza delle vere e proprie icone, nel senso nobile del termine; riesce a definire forme che perdurano oltre l’effimero e pervadono ogni cosa con quella bellezza assoluta da cui tutto si irradia. L’agente effettivo della poetica di Galliani è questo segno che marca insistentemente la propria fisicità tra l’evidenza della figura e una sua trasfigurazione. La forza gestuale del segno ha in lui qualcosa di alchemico ed indefinibile.

Ricorrendo al disegno, alla figura, in cosa trova sia fortemente “contemporaneo”?
Lo è il suo assetto creativo, la liricità tormentata del suo tratto che oltre ogni narrazione sa trovare uno spazio che ci appartiene.
La figurazione sta ritornando con insistenza. Credo che la grande astrazione abbia chiuso il suo ciclo. Nel fare di Galliani ritroviamo la saggezza del disegno che lo rende autore profondamente “classico”. Poi penso che ogni tempo possa essere percepito “in modo contemporaneo”: la nostra lettura del Rinascimento è attuale e così la lettura del Quattrocento. La grandezza di certi autori li rende al passo con i tempi.

Omar Galliani, Respiro, 2008, matita nera e grafite su tavola, cm 400×400

In questa occasione viene presentato anche un progetto site-specific, di cosa si tratta?
È una proposta curiosa che abbiamo fatto a Galliani che, spendendosi sempre con molta generosità, ci ha portato opere di grande e monumentale dimensione, storiche e di oggi. Una di queste verrà collocata su una grande parete e avrà accanto un’ampia porzione di muro sul quale, secondo una dinamica di continuità, l’artista interverrà col disegno, proseguendo con la sua azione artistica davanti al pubblico che avrà, in questo modo, occasione per apprezzare l’energia del lavoro di Galliani vedendolo agire direttamente. Un momento imperdibile.

Come pensate di gestire poi l’opera che sarà sulla parete? La conserverete o rimarrà un’azione effimera?
Ci piacerebbe poterla conservare, essendo un intervento che Galliani ha progettato appositamente per il CIAC. Dobbiamo capire anche, e soprattutto, cosa deciderà in merito l’artista. Se vorrà conservare quanto realizzato si potrebbe pensare ad un distacco come si fa con gli affreschi. Una cosa certa è che tutta l’azione sarà ampiamente filmata e documentata.

Omar Galliani. Il corpo del disegno
a cura di Italo Tomassoni

18 aprile – 13 ottobre 2019
Inaugurazione giovedì 18 aprile ore 18.00

CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea
Via del Campanile 13, Foligno (PG)

Orari: venerdì ore 16.00-19.00, sabato e domenica ore 10.30-12.30 e 16.00-19.00; aperture straordinarie 22 aprile, 25 aprile, 1 maggio, 14 agosto, 16 agosto, chiuso 21 aprile e 15 agosto

Ingresso: intero 6.00 (biglietto cumulativo con il secondo polo CIAC – ex Chiesa della SS. Trinità in Annunziata con esposizione permanente dell’opera Calamita Cosmica); sono previste riduzioni

Catalogo: Prearo Editore con testi di Italo Tomassoni, Giancarlo Partenzi, Omar Galliani

Info: +39 0742 340090 (da lunedì a venerdì ore 9.00-13.00); +39 340 8678214
ciacfoligno@gmail.com
info@centroitalianoartecontemporanea.it
www.centroitalianoartecontemporanea.com

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