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CECINA (LI) )| Fondazione Culturale Hermann Geiger | 12 luglio – 14 settembre 2014

Intervista a ALESSANDRO SCHIAVETTI di Matteo Galbiati

Ha inaugurato lo scorso mese di luglio, presso la Fondazione Culturale Geiger di Cecina (LI), la prima mostra personale in Italia dell’artista americano Brian Dettmer (1974) che, in questa esposizione, ha proposto una selezione di opere appartenenti all’ultimo decennio della sua ricerca.
Incontriamo in quest’occasione il direttore artistico della fondazione toscana Alessandro Schiavetti che ci illustra i contenuti della mostra e ci introduce alla riflessione condotta da Dettmer.

Alessandro SchiavettiDettmer, autore di fama internazionale, è alla sua prima italiana, una scelta pioneristica per il nostro Paese? Da cosa nasce questa mostra?
La scelta di portare Dettmer in Italia nasce da varie strade. Dall’attenzione statutaria della Fondazione Hermann Geiger nei confronti del contenimento dello spreco e sulla focalizzazione dell’Arte applicata a materiali di riciclo. Dalla mia passione personale per questo tipo d’Arte e dalle capacità straordinarie di Dettmer come artista, semplicemente unico nel suo genere. E semplice è stato convincere l’artista a venire da noi; ci siamo sentiti, gli ho parlato della mia idea di mostra sui suoi “Libri scolpiti”, lui ha accettato con entusiasmo la sua prima italiana assoluta. 

In cosa si concentra la sua riflessione? Quali sono i punti sensibili del suo pensiero?
Dettmer lavora coi libri, come sapete. Libri di un certo tipo, grandi volumi destinati al macero come enciclopedie e dizionari, volumi di medicina, atlanti. Materiali inaggiornabili per la loro natura finita: nella loro atipica evoluzione ricevono dall’artista una via, una speranza, trasformata in vita eterna. La trasformazione dell’oggetto da macero in opera d’arte in un periodo in cui il multimediale come canale genuflette con coercizione quasi ogni tipologia di cartaceo. Dettmer rivoluziona il percorso, innescando in ogni opera un nuovo sistema di informazioni che si intrecciano grazie a “scanalature” ineccepibili e innovative creando un nuovo linguaggio, un vero e proprio codex che definisco “Sistema-Dettmer”. 

Attorno a quali spunti ha pensato di costruire questa mostra? Cosa restituiscono le venticinque opere esposte?
Dopo aver parlato più volte con Brian ho deciso di selezionare un decennio di lavori, dai primi, del 2003, in parte semplici e sperimentali, agli ultimi, complessi sistemi di volumetrie diverse plasmate e inarcate secondo una logica d’informazione a strati. Con lo staff della Fondazione abbiamo realizzato nelle sale espositive un allestimento che ripercorresse in toto le “stratigrafie” archeologiche su carta di Dettmer in un lavoro meticoloso e con particolare attenzione a ogni opera delle venticinque esposte.

Brian Dettmer, Knowledge in Depth, 2013, libri con rilegatura rigida, vernice acrilica, 41.28x87.63x27.94 cm, @SchPhoto

In Dettmer pare compensarsi e intrecciarsi la dualità tra innovazione e tradizione, tra mezzi “accademici” e nuove tecnologie, come si risolve questa sintesi curiosa e inattesa?
Ho definito Dettmer un esperto di Dendrocronologia, e gliel’ho fatto presente appena venuto in Italia durante l’inaugurazione della mostra, proprio per le sue attitudini a unire il moderno e l’antico, come il primo e l’ultimo anello di una sezione di albero. Unisce l’innovazione e la tradizione, senza ombra di dubbio, anzi direi che si innova di volta in volta nella tradizione, cioè attraverso la carta e il messaggio del cartaceo, tesse incredibili codici interni che stravolgono il “fatto” e scolpiscono il “fattibile”, di volta in volta e senza mai sapere quali forme e messaggi usciranno dallo scavo. 

Qui l’oggetto chiave è il libro – mezzo consueto di trasmissione del sapere – che viene plasmato con la tecnica dell’incisione, modificato e stravolto, scavato e deformato. Cosa ne risulta alla fine?
Come detto ne esce uno spettacolare capolavoro unico nel suo genere di forma e messaggio. Ogni opera sublima il passaggio da contenente a contenuto e viceversa ed esplode in un multiforme intrigo di canali, solchi e incisioni cromatiche dove il profumo della carta si mantiene inalterato. 

Brian Dettmer. Dieci anni di libri scolpiti. A decade of book sculpture 2003-2013, Fondazione Culturale Hermann Geiger, Cecina (LI) (inaugurazione della mostra)

Cosa rappresenta – per lei ma anche per Dettmer – il libro nella società di oggi?
Il male più grande della nostra società è l’appagamento. Il libro è una delle cure possibili, forse una delle sole rimaste. Quando un libro ha dei contenuti importanti, sia leggendolo, sia osservandolo come nel caso di Dettmer, il continuum tra le culture antiche e future non è un lasso temporale poi così intangibile. Tramite il libro, il sapere e il miglioramento possibile hanno una colonna portante ben salda per tutti noi. 

Con la mostra volete lanciare anche qualche messaggio?
Certamente, dedito al contenimento dello spreco. Spesso si gettano via gli oggetti di uso quotidiano troppo presto, senza dargli una “seconda possibilità” nella quale potrebbero risultare più utili che nella prima. Prima di gettare, pensare sempre, stimola la fantasia, la creatività, vero motore portante del campo artistico.

In questo senso, quali sono le opere che, in mostra, esprimono al meglio il pensiero di Dettmer?
Emergency Exit, sicuramente. Unica nel suo genere, un ensemble di paperbacks, di volumetti leggeri uniti insieme a formare una porta, una via di uscita appunto, dalla canonicità di pensiero, dove la tecnica estetica della bruciatura da fiamma ossidrica dona alla porta stessa un aspetto ligneo davvero ineguagliabile. Dalla porta si fugge, ma allo stesso tempo si entra, in un mondo invisibile dove le trame di Dettmer si disarticolano.

Brian Dettmer, Science in the 20th Century, 2009, libro alterato, 24.13x21.15x6.35 cm, @SchPhotoChe reazioni avete registrato nel pubblico?
Siamo già oltre i seimila visitatori, che vengono da tutta Italia per vedere queste opere uniche nel loro genere. L’approccio è colmo di stupore. Il visitatore si avvicina all’opera, la guarda, si incuriosisce. E quasi tutti, al momento in cui terminano il proprio tour in sala, fanno presente che “proveranno” a incidere un vecchio libro a casa. Un messaggio che arriva, quello di Brian.

Avete realizzato anche un film-documentario, quali sono i suoi contenuti? Cosa può aspettarsi il visitatore?
Abbiamo deciso di allestire una sala in cui proiettiamo un docu-film di 12 minuti in cui Brian Dettmer è stato ripreso durante un lavoro. Ho portato l’artista nella biblioteca di Palazzo Viti a Volterra, un ambiente intriso di vecchi volumi e di vecchi sapori, dove la carta parla ancora messaggi d’antico. E lì abbiamo girato con una troupe un documentario in cui Brian racconta ai visitatori la sua teoria, la sua poetica, e la sua tecnica, il tutto mentre “incide” due nuovi volumi.

Qualche anticipazione sul prossimo futuro della Fondazione: quali progetti sono “in corso d’opera”? A che mostre o progetti state lavorando?
La Fondazione Hermann Geiger ha appena terminato di calendarizzare i propri impegni per i prossimi due anni, a Dicembre realizzeremo una mostra in collaborazione con numerosi Musei ed enti sulle popolazioni Inuit, mostra dedicata a un focus necessario sulle problematiche ambientali del circolo polare Artico. Poi ci dedicheremo alla prima guerra Mondiale, mentre in estate abbiamo pronto un colpo incredibile, una mostra davvero stupefacente, chi segue la Fondazione capirà. Prepariamo inoltre attività come mostre e altri lavori da poter fare in Svizzera, laddove abbiamo l’altra sede a Basilea.

Mostra in corso:
Brian Dettmer. Dieci anni di libri scolpiti. A decade of book sculpture 2003-2013
a cura di Alessandro Schiavetti 

12 luglio – 14 settembre 2014

Sala Espositiva della Fondazione Culturale Hermann Geiger
Piazza Guerrazzi 32, Cecina (LI) 

Orari: tutti i giorni 18.00-23.00
Ingresso libero 

Info: +39 0586 635011
info@fondazionegeiger.org
www.fondazionegeiger.org

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