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BOLZANO | ALESSANDRO CASCIARO ART GALLERY | 12 settembre – 20 ottobre 2018

Intervista ad Arnold Mario Dall’O di Gabriele Salvaterra

Alla Galleria Alessandro Casciaro di Bolzano la personale di Arnold Mario Dall’O (Bolzano, 1960) recentemente aperta segna un nuovo punto di aggiornamento nello sviluppo della sua ricerca dopo la mostra a due con Urs Lüthi nel maggio del 2016. Volendo partire proprio da quel confronto con lo storico artista svizzero, l’arte di Dall’O si muove, similmente, tra le tematiche legate al trascorrere del tempo, alla morte, alla memoria, all’identità soggettiva e di gruppo, nel loro formarsi all’interno di un caleidoscopio di influenze e costruzioni. Nella sua pratica resta però centrale il lavoro sull’immagine e sul piano pittorico, attraverso un reimpiego di stimoli visivi già esistenti con cui porta avanti l’antica tradizione della pittura, decostruendola e amplificandola costantemente. Abbiamo scambiato alcune parole con lui a ridosso dell’inaugurazione.

Arnold Mario Dall’O. Pictures of Unknowns and Other Stories, veduta della mostra, Postcards 1-10, courtesy Alessandro Casciaro Art Gallery

I lavori che presenti in questa mostra ritraggono sconosciuti e raccontano “altre storie”, di cosa si tratta?
Il ciclo Picture of Unknows and Other Stories è costituito da immagini raccolte nelle situazioni più diverse, dove non è presente alcun riferimento alla loro provenienza, tanto che talvolta mi pongo persino il dubbio su quanto sia giusto possederle nel mio archivio personale. Ciononostante esse sono ormai una presenza fissa nella mia collezione di cartoline postali. Queste immagini fotografiche riprendono persone vestite con il tradizionale costume tirolese, persone quindi provenienti dal mio stesso territorio geografico e culturale ma da un tempo diverso, risalente tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento. Come ho scritto nello statement con cui ho progettato la mostra, danno un’impressione di vicinanza e lontananza. “Vicino e tuttavia così lontano, questa è la sensazione che trasmettono le immagini di queste cartoline dove le figure in posa si atteggiano con orgoglio e dignità. Attraverso il loro costume tradizionale si può facilmente desumerne il luogo di provenienza, a prima vista appaiono come conterranei in atteggiamento intimo e familiare; ma al tempo stesso la loro espressione e il taglio dell’immagine rimandano a qualcosa di lontano, di lontano nel tempo”.

Arnold Mario Dall’O. Pictures of Unknowns and Other Stories, veduta della mostra, So faraway so close, courtesy Alessandro Casciaro Art Gallery

Le immagini che hai selezionato richiamano infatti un mondo folclorico e spensierato. A prima vista sembrano rappresentare malinconicamente un idillio perduto, eppure sono tutte prodotte originariamente in un periodo in cui dietro l’apparenza “normale” della vita si organizzavano le peggiori dittature della storia europea recente. Hai pensato a questo aspetto politico nella scelta dell’iconografia su cui lavorare? Ci sono delle similitudini con la “normalità” odierna?
Ogni lavoro artistico è anche sempre un lavoro politico ma qui mi interessa prevalentemente l’aspetto “lost and found” della memoria individuale trasposto su un piano di riconoscibilità universale, aggrappato solidamente a una memoria collettiva ancestrale. Le immagini prese dal flusso mediatico, di cui fanno parte anche le cartoline postali, sono pop nel senso di popolari. Non a caso ho scelto quel periodo storico: sono vicini e lontani, sia a livello politico, sia sociale, sia di costume. I ritratti non sono affatto spensierati, né parlano di un mondo perduto. Hanno impresse la cultura e il lavoro, la fierezza e il dubbio, anche la bellezza. Mi è ben chiaro che, usando queste immagini “provinciali”, faccio il contrario degli artisti “di mondo”. Cerco di cominciare capendo il piccolo mondo per poi comprendere quello grande.

Come diversi pittori che definirei post-Richteriani mi sembra che anche per te sia diventato problematico creare immagini da zero, da cui la scelta di materiali iconografici esistenti da riutilizzare e su cui operare. È davvero diventata sospetta l’invenzione formale pura nella pittura contemporanea?
Ho studiato da Emilio Vedova e lui ripeteva che bisogna uccidere i grandi maestri per essere liberi nella mente. Siamo tutti “post” di qualcosa.

Arnold Mario Dall’O. Pictures of Unknowns and Other Stories, veduta della mostra, second room, courtesy Alessandro Casciaro Art Gallery. Foto: Ochsenreiter

In molti tuoi lavori ritorna l’aspetto ripetitivo della tecnica, penso alle sculture cosparse di soldatini-giocattolo fissati uno a uno, e – anche per i lavori in mostra – all’utilizzo del puntinato tipografico (i benday dots) ripreso manualmente. Si tratta anche qui di procedure che liberano la mente e possono avere una funzione meditativa?
L’arte ha bisogno del suo tempo e io utilizzo semplicemente una tecnica che necessita di molto tempo. Per Marcel Proust l’opera d’arte era l’unico mezzo per riscoprire il tempo perduto.
Nella mia tecnica riproduco a mano, punto per punto, un’immagine originale inserita in una griglia a raster di tipo anonimo e meccanico. Questa per me è anche un’indagine sull’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica nel senso contrario però, visto che conoscenze e mezzi tecnologici vengono messi in secondo piano dalla manualità dell’artista che, in definitiva, è l’unico protagonista. Infine l’estrema ripetitività e il distacco che determina hanno per me un significato religioso: come mantra, preghiere o la recita di un rosario sono attività che viste dal mondo appaiono senza senso ma ne acquistano uno attraverso un credo. Nel mio caso ciò avviene quando credo nella necessità del lavoro.

Arnold Mario Dall’O Untitled (postcard 6), 2018 Pittura ad olio su lastra offset 100 x 78 cm

È una tecnica che non può non ricordare alcuni precedenti del tardo Salvador Dalì, di Sigmar Polke o di Roy Lichtenstein ma si differenzia per un maggior distacco nella procedura realizzativa e un interesse per l’errore, ce ne parli?
La tecnica è al servizio del concetto artistico che sto seguendo e non viceversa. Forse è il contrario di ciò che avevano in mente gli artisti che citi sopra. La serigrafia era il mezzo giusto per l’arte pop, nel senso che era necessario trovare un metodo semplice e veloce per riprodurre foto. Nel mio caso la tecnica non è una soluzione grafica, bensì una scelta concettuale. L’uomo non essendo perfetto inserisce delle anomalie in tutte le procedure. Questa caratteristica si trasmette nei miei lavori punto per punto attraverso la mano ed è esattamente questo ciò che mi interessa. Non sono attratto da ciò che è perfetto, ma dall’errore, dall’imperfezione.

Nel tuo lavoro la pittura sembra il centro fondamentale di una pratica che è però molto espansa e diramata nell’installazione e in un approccio operativo nello spazio. Dici infatti che ti interessa l’aspetto concettuale insito nella pittura, in che senso?
Parlo di tempo e di lavoro. I temi e i soggetti rappresentati parlano anch’essi di tempo, di memoria e di morte. Perciò il processo di realizzazione ha la stessa importanza del prodotto. È nel passaggio di tempo in cui si dispiega l’esercizio espressivo che avviene l’adesione fra arte e vita. Di conseguenza in questo stesso passaggio processuale si inserisce una polisemia dell’esistente che si traspone poi all’interno dell’opera come creazione.

Arnold Mario Dall’O Untitled (postcard 2), 2018 Pittura ad olio su lastra offset 100 x 78 cm

La scultura avvolta di alluminio Untitled Siloballen (2018) rientra in questa idea espansa del tuo lavoro? Ce ne parli?
I soldatini con cui feci un ciclo di lavori scultorei li trovai da un cinese. E mi chiesi come mai li vendevano a pacchi da cento pezzi. Poi scoprii che non erano affatto adatti ai bambini ma che venivano prodotti per adulti che ricostruivano scene in miniatura della Grande Guerra. Seguendo un simile procedimento di scoperta significativa ho osservato il paesaggio da Nord a Sud e trovato un elemento molto caratteristico che è presente ovunque: le “balle di fieno” avvolte in plastica. Sono come dei landmark, dei punti di riferimento, oggetti industriali immersi nella natura. Come dicevi sopra le cartoline postali di questo ciclo pittorico, i soldatini e infine la balla di fieno in alluminio sono già presenti tali e quali. Modificarli, fonderli in bronzo o alluminio, è solo un piccolo gesto. Non invento (quasi) niente di nuovo; riutilizzo, modifico e ricostruisco con tecnica diversa.

Dopo questa mostra che progetti ti vedranno coinvolto?
A fine settembre parteciperò alla collettiva Guernica. Ikone des Friedens al museo Hofburg di Innsbruck. Qui verrà esposto il cartone preparatorio di Guernica per l’arazzo oggi esposto alla sede ONU di New York e diversi artisti, da Erwin Wurm a Hermann Nitsch, sono stati invitati a celebrare questo evento con un’opera.
In ottobre sono stato invitato per una collettiva a Parigi dove presenterò due lavori di grandi dimensioni. Infine, insieme all’amico Urs Lüthi, stiamo pianificando una mostra a Roma per il prossimo anno.

Arnold Mario Dall’O. Pictures of Unknowns and Other Stories
con un testo di Alessandro Romanini

12 settembre – 20 ottobre 2018

Alessandro Casciaro Art Gallery
Via Cappuccini 26/a, Bolzano

Info: +39 0471 975461
info@alessandrocasciaro.com
alessandrocasciaro.com

Foto Ochsenreiter

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