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LUCCA | Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti | 17 marzo – 2 giugno 2019

Intervista a PAOLO BOLPAGNI di Matteo Galbiati

La mostra L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento, curata da Nadia Marchioni alla Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca, offre uno spunto interessante sull’arte italiana del primo Novecento presentando una selezione di opere di alcuni grandi maestri, noti o riscoperti, che riflettono sul tema del linguaggio infantile, dei primitivismi e degli arcaismi adottati per dar corso alla loro ricerca pittorica. In questa occasione abbiamo approfondito i contenuti di questo importante progetto espositivo con il direttore della fondazione toscana Paolo Bolpagni:

L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento, veduta dell’allestimento della mostra, Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto, Lucca

Come nasce il progetto di questa mostra? Carlo Ludovico Ragghianti aveva, a suo tempo, espresso il desiderio di misurare, in un confronto analitico, l’arte antica e contemporanea con i disegni dei bambini…
Il progetto di questa mostra è stato proposto alla nostra Fondazione da Nadia Marchioni. Io e il Comitato scientifico che mi affianca abbiamo immediatamente compreso che dovevamo dargli seguito. Fu, infatti, Ragghianti, nel suo saggio del 1969 Bologna cruciale 1914, a indicare la necessità d’indagare quei fenomeni di richiamo al disegno infantile e all’arte medievale che avevano caratterizzato una parte significativa della produzione figurativa italiana dei primi decenni del Novecento. Lui stesso invitò ad approfondire questo nodo critico-storiografico: esattamente a distanza di cinquant’anni da quel suo testo fondamentale, ne abbiamo raccolto i suggerimenti e gli spunti.

Quali sono gli ulteriori elementi aggiuntivi per l’indagine su questo tema e che la mostra vuole promuovere? Su quali coordinate avete mantenuto il vostro progetto scientifico?
Nell’elaborazione del progetto definitivo della mostra, la curatrice Nadia Marchioni ed io, insieme agli altri colleghi che hanno contribuito al catalogo (cito in particolare Annamaria Ducci e Umberto Sereni), ci siamo resi conto con sempre maggiore evidenza che, se le avanguardie francesi e tedesche avevano interpretato il Primitivismo in buona misura come scoperta dell’arte africana e oceanica, in Italia si era invece intrapresa una strada diversa, che, per citare le parole scritte da Carlo Carrà nel 1914, guardò alle opere eseguite «per semplice diletto da bambini», nelle quali le leggi plastiche erano «manifestate nella loro primordiale purezza». Inoltre ci siamo accorti dell’importanza, in quest’ambito, di artisti di enorme valore ma oggi un po’ dimenticati, come Alberto Magri e Adolfo Balduini, cui abbiamo voluto dedicare un ampio spazio.

Renato Birolli, Tassì rosso, 1932, olio su tela, cm 58×60, Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano

Quali scelte avete attuato e quali artisti avete individuato?
La decisione è stata di limitare l’indagine all’Italia, e al periodo cronologico che va dagli antefatti della fine dell’Ottocento fino agli anni Venti, pur con qualche propaggine che arriva alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. Gli artisti rappresentati sono molti e importanti (i pezzi esposti in mostra, del resto, sono più di cento): i non italiani sono soltanto tre (Pablo Picasso, il Doganiere Rousseau ed Elisabeth Chaplin). Un ruolo da protagonista spetta ad Adriano Cecioni, a Vittorio Corcos, a Giacomo Balla, poi ai toscani Alberto Magri, Adolfo Balduini, Spartaco Carlini, Lorenzo Viani, Ardengo Soffici e Ottone Rosai, ma fondamentali sono anche le presenze di Carlo Carrà, Duilio Cambellotti, Mario Sironi, Carlo Erba, Tullio Garbari e Gigiotti Zanini. Segnalo come piuttosto sorprendenti le singolarissime opere “a tema” di Giorgio de Chirico e di Morandi che siamo riusciti a reperire e ottenere. Insomma, l’intuizione storiografica che Ragghianti ebbe nel 1969 si è rivelata, alla prova dei fatti, molto azzeccata.

Come avete strutturato il percorso espositivo e come si suddivide?
La mostra si articola in sei sezioni, ordinate in senso cronologico e tematico. Si parte dal caso di Adriano Cecioni e della sua partecipe attenzione per il mondo dell’infanzia. Si passa poi a indagare l’influsso che il libro di Corrado Ricci L’arte dei bambini, del 1887, esercitò sui pittori coevi, come Vittorio Corcos, e inoltre sono enucleate le prime incursioni del disegno infantile nell’arte tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo (penso al capolavoro di Giacomo Balla Fallimento, del 1902). La terza sezione è incentrata sul pionieristico caso di accoglienza di stilemi infantili e medievali nell’opera di Alberto Magri, che fu protagonista e punto di riferimento di un vero e proprio cenacolo tosco-apuano, che aveva nella cittadina di Barga, in Alta Toscana (dove Giovanni Pascoli, il poeta del Fanciullino, si era trasferito nel 1895) il proprio fulcro. Un approfondimento è dedicato poi all’immagine del bambino e alla diffusione del primitivismo infantile negli anni della Grande Guerra: qui esponiamo rari lavori di Ottone Rosai, Tullio Garbari, Gigiotti Zanini, Alberto Salietti… La quinta sezione è su Ardengo Soffici e Carlo Carrà, che negli anni Dieci pubblicarono su La Voce e su Lacerba scritti inneggianti a un’arte sorgiva e infantile (e nel primo si trova innegabilmente l’eco del Doganiere Rousseau). La mostra si chiude con alcuni esempi di sopravvivenza di un filone di primitivismo infantile nell’arte degli anni Venti e Trenta, quali si possono rintracciare in opere veramente notevoli di Riccardo Francalancia, Renato Birolli, Cesare Breveglieri e Gianfilippo Usellini.

Alberto Magri, Il bucato, 1913, tempera su tavola, cm 46×314, Collezione privata

Quali temi e/o soggetti sono toccati?
Vari e diversi: il mondo dell’infanzia è uno dei soggetti delle opere in mostra, ma non l’unico. Ci sono visioni bucoliche di paesaggi di campagna, alcune nature morte, scene di vita nei campi, ma anche illustrazioni (esponiamo, per esempio, riviste per bambini del primo Novecento, come il Corriere dei Piccoli e Il giornalino della Domenica: è l’argomento cui ho dedicato il mio saggio in catalogo, nel quale ho riscoperto e studiato, in particolare, due disegni di Filiberto Scarpelli e Giuseppe Scalarini). Non mancano, poi, le opere che hanno come tema la prima guerra mondiale, vista però, in molti casi, in una maniera quasi trasfigurata, per così dire attraverso gli occhi di un ragazzino. Particolarmente struggente è, per me, il dipinto di Alberto Magri “Il soldatino morto”.

In che modo vi rivolgete al pubblico di giovanissimi? Come si rivolge a bambini e ragazzi questa mostra?
È una mostra che consente vari piani di lettura: gli appassionati possono trovare raffinati accostamenti e autentiche scoperte (o riscoperte). I bambini e i ragazzi vedono con meraviglia, in una sorta di rispecchiamento, i loro coetanei di più di cent’anni fa (mi riferisco al livello iconografico), ma anche un modo di disegnare che i “grandi”, all’epoca, mutuarono dai “piccoli”. Inoltre il nostro dipartimento di servizi educativi ha creato un laboratorio per bambini, con una vera e propria caccia al tesoro in mostra e con la possibilità, poi, di realizzare, nella nostra aula didattica, un’incisione su linoleum. È importante anche questa attività pratica, perché, come diceva Bruno Munari, «se ascolto dimentico, se leggo ricordo, se faccio capisco».

L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento, veduta dell’allestimento della mostra, Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto, Lucca

Quali saranno i prossimi programmi dalla Fondazione? Ci puoi dare qualche anticipazione
In autunno, per la precisione l’11 ottobre, inaugureremo un’altra mostra importante, e di forte impegno scientifico, dedicata al viaggio che il grande vedutista veneziano Bernardo Bellotto fece in Toscana nel 1740: esporremo le opere di soggetto lucchese, fiorentino e livornese da lui realizzate. Straordinaria sarà la presenza del dipinto che raffigura piazza San Martino a Lucca, proveniente della York City Art Gallery, e di cinque disegni prestati dalla British Library di Londra. Questo gruppo di opere, mai esposte insieme – i disegni, incollati in un album del primo Ottocento già di proprietà della casa reale inglese, saranno per la prima volta staccati – fornirà una documentazione eccezionale.
Inoltre pubblicheremo nuovi libri (il 2019, per la Fondazione Ragghianti, è un anno d’intensissima produzione editoriale) e avvieremo, in autunno, collaborazioni con altre importanti istituzioni culturali, su cui però devo ancora mantenere il necessario riserbo.

L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento
a cura di Nadia Marchioni
promossa e prodotta da Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
con il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Lucca, Città di Lucca
partner tecnico Ars Movendi E.S. Logistica
progetto di allestimento Arrigoni Architetti
progetto grafico Marco Riccucci
realizzazione dell’allestimento MO.EV. Marco Bertini
catalogo Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte

17 marzo – 2 giugno 2019

Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto
via San Micheletto 3, Lucca

Orari: da martedì a domenica 10.00-13.00 e 15.00-19.00
Ingresso intero 5.00; ridotto 3.00; visite guidate per gruppi e scuole 50.00 + prezzo del biglietto su prenotazione

Info: +39 0583 4672056
mostra@fondazioneragghianti.it
info@fondazioneragghianti.it
www.fondazioneragghianti.it

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