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Alessandra Calò da Reggio Emilia

La tua nuova ritualità quotidiana…
I primi giorni sono passati dedicando tempo allo studio e alla cura delle mie piante e godendo della pace e del silenzio del viale, finalmente non trafficato. Successivamente, mi sono resa disponibile per dedicare una parte della giornata ad attività di volontariato. Nel tempo che rimane, porto avanti – con lentezza – alcuni miei progetti ma è un periodo in cui non riesco a dare priorità alla creatività. Prendendo spunto da un libro che sto leggendo (Che cos’è il contemporaneo di G. Agamben) sto raccogliendo possibili idee per una nuova installazione.

Com’è cambiato il tuo modo di lavorare?
Nella mia nuova realtà quotidiana, ho davvero l’essenziale. In casa non ho molto, perché tutti i miei strumenti sono in un altro spazio ora non raggiungibile, ma ho l’indispensabile per fare ricerca e studiare per il mio nuovo progetto.

Cosa ti manca? La tua personale esperienza dell’“assenza” e della “mancanza”.
Credo che l’assenza e la mancanza siano il valore aggiunto di questa quarantena.
In questo periodo dove i ritmi sono rallentati, dovrei avere tutti gli strumenti ed il tempo necessario per “vederci chiaro”. Invece, mi trovo in un buio assoluto che necessita di essere ricodificato e compreso. Non è facile. Mi sto ponendo tante domande, ma non significa che stia anche cercando risposte.
Mi prendo il mio tempo, assecondo il mio stato d’animo nel silenzio e nel vuoto che si crea: non significa essere fragile, ma solo che in questo momento non sento la necessità di avere per forza qualcosa da dire. Credo sia importante spogliarsi del superfluo e puntare all’essenziale, proprio come atto di responsabilità.

Quando tutto questo finirà: una cosa da fare e una da non fare mai più.
Quando tutto questo finirà… forse ne avrò nostalgia. Di sicuro cercherò di non essere risucchiata dalla frenesia precedente e pensare alla lentezza come sinonimo di qualità della vita.

Ad oggi quali sono state per te le conseguenze immediate della diffusione del Covid-19 sul tuo lavoro e quali pensi possano essere le conseguenze a lungo termine?
Il mio lavoro si è fermato totalmente. La parte artistica e quella professionale si sono arrestate contemporaneamente: festival e mostre già programmate annullate, viaggi di lavoro rimandati a date ancora poco chiare, progetti futuri poco certi e comunque legati alle decisioni di gallerie ed enti pubblici promotori. A volte sento che mi manca lo staff con cui collaboro e spero presto nella riapertura delle aziende, per riprendere una parte del mio lavoro e tornare in contatto con colleghi e clienti.

Alessandra Calò (Taranto, 1977). Sperimenta l’uso di nuovi linguaggi per approfondire temi legati a memoria e identità. Pratica dominante nel suo lavoro è il recupero e la reinterpretazione di materiali d’archivio attraverso i quali non intende attuare una rievocazione del passato ma proporre una nuova visione della realtà.
Nel 2014 ha vinto il premio Fotografia Europea; è tra i finalisti del premio Francesco Fabbri per la fotografia nel 2015; ha vinto il premio Combat per l’installazione nel 2016, il premio Tribew di Circulations Festival nel 2018. Ha pubblicato il libro d’artista Secret Garden (Danilo Montanari Editore, 2018) con menzione speciale al Premio Marco Bastianelli come miglior libro italiano pubblicato. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. La sua installazione Secret Garden è stata esposta per la Giornata del Contemporaneo presso L’IIC di Madrid. È rappresentata dalla Galleria Studiofaganel. www.alessandracalo.it

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