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Siamo giunti al terzo ed ultimo appuntamento di approfondimento su Arte Accessibile Milano prima delle quattro intense giornate di acuta accessibilità – dal 7 al 10 aprile – che apriranno i battenti dello Spazio Eventiquattro colmo di giovani proposte presentate in 60 prestigiose Gallerie d’Arte Contemporanea e di molti progetti inediti.
Per l’occasione abbiamo dedicato un intero Focus alla parte curatoriale della manifestazione, intervistando i dieci curatori nostrani che hanno segnato l’impronta di AAM 2011 grazie alle loro scelte. Li abbiamo convocati tutti, nessun escluso, e abbiamo chiesto ad ognuno di raccontarci la propria esperienza milanese…

Intervista di Elena Baldelli

1. Ci parleresti delle tue personali scelte curatoriali in merito all’evento AAM-Arte Accessibile Milano?

2. Come hanno reagito i galleristi alle linee espositive di AAM, caratterizzate da spazi singoli in cui gli artisti vengono presentati perlopiù attraverso mostre personali? E come si sono rapportati, con te, nella gestione degli artisti e degli spazi a loro dedicati?



FRANCESCA BABONI

1.
Assieme a Stefano Taddei, che ha curato con me le scelte, abbiamo deciso di invitare artisti eterogenei: giovani pittori e scultori che si sono fatti strada a livello nazionale come Mario Branca, Andrea Mariconti, Francesco De Molfetta, Fabio Weik, street artist presente alla mostra del PAC sulla street art, Paolo De Cuarto nipote di Mimmo Rotella, accanto a maestri come Omar Galliani o Maria Mulas e artisti dal curriculum già consolidato come Alfonso Bonavita. Per quanto riguarda le sculture abbiamo invitato un collettivo di tre artiste che faranno un’installazione site specific sull’idea di transito, Silvia Manazza, Rossella Roli e Mercedes Cuman ed Enzo Guaricci che porterà una delle sue monete in bronzo, in relazione al luogo espositivo, sede della finanza.

2. Hanno reagito molto positivamente. L’idea del progetto curatoriale è piaciuta molto, in effetti è decisamente innovativa rispetto al panorama delle fiere. Con i galleristi non abbiamo avuto problemi sia per quanto riguarda la gestione degli spazi sia per la scelta curatoriale, che è stata discussa e condivisa da entrambe le parti.


ILARIA BIGNOTTI

1.
Non sono molto differenti rispetto alle scelte curatoriali che applico in altri settori. In questo caso ho cercato di coinvolgere soprattutto artisti giovani, anche emergenti, dei quali ritengo che il lavoro sia già giunto ad un certo livello qualitativo e sia commercialmente interessante, confrontandomi in particolar modo con Matteo Galbiati con il quale condivido molte posizioni e che sento molto “vicino” per il tipo di impostazione metodologica e scientifica. Devo dire, uno degli aspetti che più mi hanno affascinato di AAM è stato quello del dialogo con l’intero staff di curatori, un dialogo anche “dialettico”, fatto di confronti accesi dovuti a posizioni divergenti, ma comunque… un dialogo. Importante e “reale”.
Sono numerosi gli artisti di cui sarò ben contenta di vedere le opere esposte in questa occasione …non solo quelli da me selezionati o “caldeggiati”: chi mi conosce sa bene che la mia attività curatoriale si confronta con una formazione storica, sempre attenta a valutare, al di là delle personali preferenze estetiche, la coerenza progettuale e la consapevolezza, anche etica, dell’artista rispetto al proprio ruolo e alla propria ricerca.

2. La risposta delle gallerie è stata molto positiva e, in effetti, la possibilità di presentare un artista in uno spazio a lui solo dedicato è forse l’unico modo per poterlo raccontare e farlo apprezzare al meglio; le mostre tematiche, le collettive oggi sono forse troppo numerose e spesso sembrano, semplicemente, dei campionari “di ciò che c’è in giro”, costringendo in percorsi spesso labili dal punto di vista curatoriale opere molto divergenti e lontane. Per questo i galleristi che hanno aderito ad AAM hanno accolto positivamente la proposta di creare queste piccole, preziose personali. Credo che, al di là degli aspetti ancora da perfezionare, AAM almeno saprà porsi come proposta innovativa; e l’innovazione, anche se rischia di non essere compresa nell’immediato, è l’energia di cui l’arte oggi ha bisogno.


CHIARA CANALI

1.
Nella sezione della Sala Collina, dedicata ai progetti personali, ho voluto coinvolgere gallerie e artisti che sto seguendo da tempo: l’artista Iva Kontic con la galleria Osart di Milano oppure Alessandro Brighetti con Oltredimore di Bologna, o ancora Fabiano Parisi e Paolo Ceribelli con Glauco Cavaciuti, artisti giovani che ritengono particolarmente promettenti nell’ambito delle nuove tendenze artistiche. Inoltre, ho invitato gallerie con cui sono in contatto nello sviluppo di progetti curatoriali come Gagliardi Art System di Torino, che parteciperà con gli artisti Carlo Steiner e Paola Risoli o ancora Bonelli Arte Contemporanea, presente con Elena Monzo, Matteo Bergamasco, Michelangelo Galliani, Marco Mazzoni, William Marc Zanghi e tanti altri, per continuare con Ermanno Tedeschi Gallery che presenterà Emilia Faro, Enrico T. De Paris e Pietro D’Angelo.

2. Sia artisti che galleristi mi sono sembrati entusiasti e ricettivi nei confronti delle novità proposte. Anzi, il fatto di poter presentare uno stand dedicato ad un solo artista, massimo due, se inizialmente ha richiesto una selezione e una sintesi rispetto alle normali fiere dove si presenta una collettiva di artisti della galleria, ha al tempo stesso permesso di studiare con più attenzione il progetto espositivo rapportato con lo spazio dello stand, accettando i consigli del curatore in merito alle proposte più adatte alla tipologia dell’evento.


MARIELLA CASILE

1.
Le mie scelte vogliono rendere l’idea di quello che è la video arte nelle sue varie tendenze: dalla perfomance live alle antologie ai video mapping.
Ho privilegiato il made in Italy scegliendo artisti che, da anni, si muovono nella ricerca dei nuovi linguaggi con enorme successo. Non è stata casuale la scelta di prediligere artisti italiani. Si sa che Arte Accessibile trova la sua forza non solo nel rendere l’arte appunto “accessibile” ma nel suo essere itinerante… quindi cosa c’è di più costruttivo e stimolante se non portare la video arte italiana in giro per il mondo?

2. In una manifestazione che pone l’accessibilità al centro dei discorsi sull’arte contemporanea, concettualmente, dove e come si colloca la sezione dedicata alla video-arte? Secondo te, quanto l’aggettivo “accessibile” si accosta all’arte video sia in ambito economico-commerciale sia nella fruizione dello spettatore?
L’arte video di oggi è talmente contaminata dai linguaggi del music video, dell’animazione digitale, di un certo tipo di cinema contemporaneo che è in grado di parlare ad un pubblico anche di non frequentanti del mondo dell’arte contemporanea… quindi è per sua natura accessibile.
Pensiamo poi agli oggetti usati… come monitor e proiezioni… sono ormai di uso comune. La tecnologia fa parte della nostra vita quotidiana. Un quadro, paradossalmente, un pò meno!


MARTINA CAVALLARIN

1.
L’arte contemporanea in questo primo scorcio di millennio si specchia trasversalmente, spiazzata da antenati illustri, interdisciplinarietà e metalinguaggi. La conseguenza è un’oscillazione psicologica che rende difficile la pratica del presente se non tramite il raccordo di un linguaggio e un atteggiamento fortemente individualistico nei confronti del mondo. Ho scelto quindi giovani artisti affermati e consolidati, delle vere perle. Per quanto attiene la pittura contemporanea, ancor più di ogni altra pratica artistica, è interrogazione e oggetto d’interrogazione, affondando in radici antiche e per questo motivo ho il piacere di curare il lavoro di uno dei più interessanti pittori italiani come Federico Guida, giovane e colto, sperimentatore dell’inciampo tra citazione, memoria e strabismo assoluto e personale. Accetto poi la sfida avanguardistica della Transavanguardia fredda frammista ad una sorta di Art Brut del francese Francky Criquet. Sul filone documentaristico e di denuncia espongo le fotografie della ormai affermata Svetlana Ostapovici.

2. Personalmente ho un rapporto di scambio, interazione, confronto e dialogo aperto con i galleristi. La fiera AA è alla sua prima vera sfida e, in questo senso, abbiamo insieme intrapreso un cammino che si fonda sulla misura dello spazio, sulle modalità installative, sull’aderenza ai soggetti coinvolti e all’interazione con il pubblico che si interfaccerà con le opere. Inoltre crediamo che anche l’Italia possa andare nella direzione internazionale che vede ad una fiera aggiungersene un’altra come territorio di crescita e germinazione per entrambe.


FORTUNATO D’AMICO

1.
Ho seguito i principi curatoriali dichiarati e applicati con modalità diverse nelle mostre che ho realizzato in questi anni. Mi interessa mettere in luce l’artista e la sua storia, se queste condizioni si traducono in valori ed indicazioni utili per presentare un progetto artistico inteso a modificare una condizione umana. Il mio concetto di accessibilità è offrire a tutti letture di altre realtà possibili o aumentate, per beneficiare di ulteriori livelli di conoscenza, ovviamente accettando il principio delle “differenze culturali”. Mi interessano molto le implicazioni sociali degli artisti, siano esse di natura culturale, tecnologica, spirituale, ambientale ed altro. Non sono interessato al prodotto artistico fine a se stesso e neanche al suo valore estetico, se questo non ha un contenuto specifico, contestualizzato e rapportato con l’artista. L’opera deve esprimere sincreticamente una serie di considerazioni multiculturali e multidisciplinari, sperimentando linguaggi diversi e consentendo all’utente l’accesso ad almeno un codice linguistico attraverso il quale sarà possibile intercettare gli altri lessici. Per questa ragione ho selezionato anche i professionisti del progetto tridimensionale applicato alla funzionalità, quali designers e architetti.
Tra i criteri per la scelta dei partecipanti ho preferito contattare gli artisti, che a loro volta si sono rivolti alle gallerie… solo in un secondo momento mi sono incontrato con i galleristi.

2. C’è una grande voglia di cambiamento nell’aria. Una fiera dell’arte orientata all’approntamento di tante “personali” con un criterio idoneo a valutare le opere d’arte esposte e consentire letture più attente delle opere è sicuramente un argomento convincente per chiunque si ritenga un gallerista serio e interessato all’arte. I galleristi che lavorano con curatori esterni non hanno difficoltà ad accettare l’idea di confronto, perché nella logica dei processi artistici contemporanei questo è il senso del nostro lavoro. Una visione unitaria del mercato, rispettosa dei ruoli e delle professionalità consente la ricostruzione di un sistema solidale, organizzato per incontrare le nuove piazze dell’arte contemporanea in maniera opportuna. In un organismo frammentato da logiche globali, dove la committenza non è più individuabile ed il cliente assume caratteristiche volubili e in rapida trasformazione, è solo la complicità dei curatori, degli artisti, dei critici e dei galleristi a dare certezze al mercato della bontà dei processi artistici proposti.


MATTEO GALBIATI

1.
Ho privilegiato artisti giovani che si stanno muovendo con impegno, costanza e serietà e che, in generale, fanno ancora dell’etica una responsabilità prioritaria. Ho chiamato Raffaelle Cioffi (The White Gallery) e Luca Bonfanti (Cappelletti) che – sull’esempio e lo scambio perdurante con gli illustri maestri di cui sono stati allievi – dipingono concentrandosi sul valore della pura pittura, quella che affida unicamente alla matrice umorale del colore tutta la sua emotività. Dario Brivio (Leo Galleries) mi ha proposto un progetto con l’ultima serie di suoi lavori che, scolpendo solo essenze di legno naturale, ha concepito un progetto coinvolgente e attuale anche se frutto di antiche tecniche di paziente e lento lavoro di cesello. Differente invece è il dialogo tra Manuela Bedeschi e Cesare Galluzzo (Leo Galleries), in questo caso si confrontano due ricerche diverse: Bedeschi è un’artista stimata, il cui impegno è testimoniato anche dalle numerosi installazioni ambientali pubbliche; Galluzzo invece appartiene a quella categoria di giovani artisti che, muovendo con responsabile impegno, propongono la loro ricerca anche se lontana dai riflettori delle vuote proposte modaiole del presente. Infine, decisamente unico, è il collettivo di AR Officina Arte Contemporanea, composto da un gruppo di undici artisti che, animati da uno spirito collaborativo e dialogante – un plauso mi sento di rivolgerlo a Rossella Rapetti e Alessandro Fieschi che hanno un entusiasmo encomiabile e sono i motori dell’iniziativa – da cinque anni si confrontano e lavorano insieme al progetto In Forma Lirica; un dialogo tra pittura e scultura che ha prodotto molte mostre e trovato, nella produzione di due serie di incisioni (ad AAM presentano l’ultima serie di maggiori dimensioni), la testimonianza di questo percorso comune di scambio.

2. Dopo qualche perplessità iniziale, dovuta alla comprensione esatta dei termini del progetto, direi che, in generale, è andata bene. Tutti hanno ben compreso quanto fosse importante provare a perseguire una nuova strada; a cercare l’incontro con gli altri nella volontà di presentare gli artisti e l’arte contemporanea in una veste dai molteplici aspetti “accessibili”. Accessibili per contesto, luogo, occasione, contenuti e… vendita. Devo aggiungere che, almeno nel mio caso, accolta l’adesione, i galleristi mi hanno lasciato completamente campo libero nel seguire i miei progetti curatoriali. Mi dispiace per chi, non avendo capito le potenzialità di questa iniziativa, è stato scettico e ha declinato l’invito senza far propria l’idea giovane e propositiva di AAM.


IVAN QUARONI

1.
La principale scelta curatoriale che ho compiuto, insieme agli altri miei colleghi, è consistita nel ridisegnare l’impostazione generale di AAM, sottolineando il ruolo imprescindibile delle gallerie. Io, poi, ho privilegiato le proposte pittoriche, perché sono particolarmente affezionato a questo medium. Con ogni galleria invitata ho concordato la partecipazione di artisti che ritengo interessanti, da Ben Vautier, che non ha bisogno di presentazioni, ad artisti come Vanni Cuoghi, Vitaliano e Marco Casentini, fino a giovani proposte come Andrea Carpita, Giuliano Sale, Silvia Argiolas, Marco Demis, Giulio Zanet e Jacopo Casadei.

2. Mi pare che abbiano reagito bene, accogliendo con favore l’idea di fare una selezione di artisti adeguata al tipo di evento e allo spazio disponibile. Mi sarebbe piaciuto estendere la scelta di un solo artista per galleria a tutte le aree espositive della manifestazione, ma è stato importante anche consentire una certa libertà a gallerie che preferivano dare una visione più ampia della propria proposta. Questa edizione di AAM è di fatto un esperimento, che speriamo di perfezionare col tempo. Io tenderei a plasmare AAM sul modello di VOLTA, NY, che presenta stand con un solo artista, ma devo confrontarmi con l’organizzazione e con gli altri curatori.


ALESSANDRA REDAELLI

1.
Io lavoro soprattutto con i giovani. Nasco giornalista, con una lunga collaborazione  con la rivista Arte Mondadori, e lì è cominciato il mio interesse verso le ultimissime generazioni, sostenendole anche ad Arte Accessibile. Mi sta molto a cuore Gianfranco Pulitano, ragazzo messinese che sta portando avanti complessi e raffinatissimi progetti di arte digitale. Le sue installazioni site-specific – circuiti tentacolari che invadono lo spazio – raccontano, attraverso godibilissimi video di pittogrammi animati, le ripetizioni alienanti della vita nella metropoli. Altra giovane il cui stile è cresciuto e maturato negli ultimi anni è Erica Campanella. Ha cominciato con ritratti fortemente intimisti a olio su tela, è passata – con esiti estetici notevoli – al lavoro su rame e ora sta vivendo un nuovo momento, con sperimentazioni su nuovi supporti e una pennellata che si fa sempre più morbida. Poi ci sono i paesaggi neoromantici di Jernei Forbici, visioni nebbiose e struggenti che denunciano la sconsiderata violenza dell’uomo verso la natura; le crude e commoventi sculture in legno di Leo Demetz; l’astrattismo iperdecorativo di Giorgio Milano; le sculture di Annalù, portatrici di una grazia fragile e tutta femminile; la seduzione disturbante di Eva Gerd e tanto altro.

2. C’era – c’è – un bisogno diffuso di novità nel sistema dell’arte. Ci si rende conto che il pubblico non si accontenta più delle fiere d’arte istituzionali e di un passaggio in galleria. Vuole essere sedotto, convinto e soprattutto coinvolto. Arte Accessibile risponde a queste esigenze, si presta a una lettura agile, invita alla chiacchiera e al contatto. C’è stata molta collaborazione tra curatori e gallerie. Per quello che mi riguarda ci siamo confrontati sulle scelte, abbiamo studiato strategie. Qualcuno ha deciso per una personale, altri hanno costruito una collettiva come un progetto coerente, una “Stanza segreta del collezionista”, come quella proposta dalla Loft gallery di Corigliano Calabro.


IGOR ZANTI

1.
Mi sono concentrato sulla pittura, essendo reduce dalle fatiche del premio arte laguna, ed avendo visionato più di 3000 lavori nella sezione pittura, ho pensato interessante fare un ragionamento sulla pittura e sulle sue tendenze.
Proprio in base a queste scelte ho deciso di coinvolgere Tom Porta, artista con cui collaboro da diverso tempo, che a mio parere è un buon esempio di un modo di fare pittura che, con costanza, sta penetrando nel panorama artistico italiano.
Sebbene Tom Porta sia meno vicino alle mie scelte curatoriali più consuete, legate alla dimensione new pop, il lavorare con lui, e con molti altri artisti che sono lontani da questo linguaggio, è un momento di crescita critica molto importante per me che evidenzia il mio interesse a 360 gradi sul contemporaneo. Ho ritrovato il mio spirito new pop nell’installazione scultorea che presento con la Silbernagl Undergallery, non volevo tradirlo troppo…

2. Abbiamo lavorato, come di consueto insieme, tenendo presenti le esigenze curatoriali, le esigenze dell’artista, e le esigenze della galleria e cercando di tirar fuori un progetto omogeneo e originale. La formula delle mini personali è una formula innovativa che per quanto mi riguarda è stata accolta con grande entusiasmo dai galleristi trovando un modo diverso per partecipare ad una fiera.

L’evento in breve:
AAM – ARTE ACCESSIBILE MILANO 2011

Spazio Eventiquattro e PricewaterhouseCoopers
Via Monte Rosa 91, Milano
Info: www.arteaccessibile.com
7 – 10 aprile 2011
Inaugurazione giovedì 7 aprile dalle ore 20.30 alle ore 24.00
Ingresso libero

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