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GENOVA | PRISMA Studio | OPENING 13 ottobre 2018

PRISMA Studio non è una galleria né uno spazio commerciale, ma semplicemente uno spazio di lavoro: è lo studio di Eleonora Chiesa e della fotografa Viktorija Gedraityte ma è, anche e soprattutto, un luogo collettivo, aperto alla condivisione di idee, esperienze e informazioni, con una programmazione di eventi volutamente anarchica ed eterogenea.
La Direzione e la gestione di Prisma Studio è affidata ad un collettivo aperto di volta in volta a differenti collaborazioni che come tale sceglie liberamente di non avere limiti imposti da categorie e di non aderire a nessun canone predefinito:

“Scegliamo di non essere prevedibili, non vogliamo limiti imposti da definizioni che possano circoscrivere o limitare le possibilità e le attività di questo spazio; scegliamo la flessibilità come pratica ”. (…) La condivisione è potere!
(abstract da Prisma Studio Manifesto)

Uno spazio interdisciplinare, quindi, dove promuovere e diffondere la cultura contemporanea nella sua accezione più ampia: fotografia, cinema, filosofia, poesia, editoria indipendente, design, musica sperimentale, arti performative.
Il giorno 13 ottobre, Giornata Nazionale del Contemporaneo,  è previsto un doppio evento: l’opening di PRISMA Studio e l’inaugurazione dell’evento inaugurale Prima ancora che l’aspetti. Formule d’impianto dell’immagine contemporanea – realizzato in collaborazione con Marcello Carriero, docente all’Accademia di Belle Arti di Palermo – con le opere dei seguenti artisti: Paolo Angelosanto, Eleonora Chiesa, Fumatto, Maryangel Garcia, Viktorija Gedraityte, Franca Giovanrosa,  Francesco Giovani, Pietro Millefiore, Massimo Palazzi, Susanna Dirty Toy, Alberto Trucco.

Viktorija Gedraityte, On Sale, 2018

Scrive Marcello Carriero, nel testo di presentazione della mostra, in merito a Formule d’impianto dell’immagine contemporanea: «Possiamo considerare gli artisti di questa prima rassegna di PRISMA come dei dentisti che impiantano immagini efficienti al posto di altre ormai inservibili sul meccanismo di masticazione del reale. L’attività di triturare il mondo contemporaneo, in modo da farne dei pezzetti digeribili e nutrienti, s’oppone al sistema di deglutizione indifferenziata di ciò che il mondo contemporaneo mette a disposizione. A questa similitudine, in modo decisamente più romantico, possiamo accostarne un’altra che vede gli artisti come dei giardinieri, al pari dell’uomo ipotizzato da Gilles Clement, giardinieri che impiantano semi destinati a crescere sotto un’assidua cura. La prima similitudine non ha nulla di minaccioso e aggressivo e la seconda non deve suscitare dolci sensazioni di ristoro quanto piuttosto evocare una grande pazienza e un duro lavoro. La masticazione delle notizie, delle figure che i media forniscono, delle tesi che ascoltiamo, dei dibattiti cui, volenti o nolenti, siamo costretti ad assistere, necessita di questi impianti la cui formula è diversa caso per caso. In egual misura, paragonato al giardiniere, l’artista ne incarna le doti non solo di paziente coltivatore, ma anche, secondo una moralità ecologica, di risparmiatore. Questi due modi di impiantare, uno strumentale e militante, l’altro silente, curativo e attendista, si confanno a quell’idea di fabbricazione del futuro e di formazione di un archivio cui prima ho fato cenno. Partiamo dalle opere di Paolo Angelosanto e Eleonora Chiesa che sinceramente conosco meglio. La pantomima che è alla base delle loro performance sfrutta un semi travestimento da cui traspare l’ambiguità del messaggio portato avanti con linguaggi resilienti, che rispondono alla tecnologia riformulando i tempi dell’azione, ripristinando la centralità del rito. Angelosanto, per esempio, usa solitamente il titolo per creare uno slittamento di senso all’immagine di cui lui stesso interpreta il soggetto. Così mostra il disagio etico con cui l’essere umano è costretto a guadagnarsi un ruolo nella commedia nel mondo.

Mary Angel Garcia, Blondas, 2018

Questo linguaggio, come d’altronde molta performance contemporanea, gioca su una fragilità sconcertante, quasi fosse l’altro volto dell’arrogante sicumera ostentata dall’uomo moderno. Eleonora Chiesa testimonia questa fragilità in un’apparente confine di dissolvenza. Eleonora con sua presenza transitoria, nel teatro quotidiano, compie atti di pirateria dell’immaginario, sovverte le relazioni governate dalla logica del potere politico, del denaro, del sesso. Anche Mary Angel Garcia riabilita la protesta di genere, riferendosi al corpo politico della donna, denuncia l’ottusità dello sguardo maschile usando l’icona di una sensualità militante.  Viktorija Gedraityte impianta anche lei sue immagini nel vocabolario mediatico, ma evocando gli ex voto. La pirateria della comunicazione commerciale s’innesta sulla scelta di inquadrature che inevitabilmente diventano terreno di contaminazione. Anni fa per contaminazione s’intendeva sovente un cross over di linguaggi al fine di mostrare una immagine frutto dell’ibridazione di fonti iconografiche note di cui si rovesciava il significato originario. Oggi questo processo viene messo in atto di continuo. La scelta immediata dei contesti è possibile perché la situazione attuale è caratterizzata dall’esperienza dell’abbondanza e dal dispendio capriccioso di significati. In questa situazione far apparire il proprio (selfie) o il volto degli altri significa relegare i luoghi solamente a una funzione di sfondo scenografico cancellandone sempre più l’identità geografica. Neutralizzati dall’istanza di partecipazione al grande crogiolo narcisistico, gli spazi reali finiscono per coronare solamente una posa.

Franca Giovanrosa

Detto ciò, la fotografia del Ponte Morandi di Franca Giovanrosa è forse l’opera più problematica di questa mostra. Tratta dalla serie Città altra, l’immagine sembra appartenere a un passato remoto ma, in realtà, rimanda a un presente incombente. Questa carrellata dello sky line di Genova è tragicamente coerente con il concetto di “città del vuoto” che espressi molti anni fa da riabilitare quello sfondo che sembrava ormai destinato a fungere da cornice. E fuori cornice, come direbbero Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, nella misura in cui fugge un’inquadratura che addomestica e normalizza l’artista è privato dell’indirizzo confortante dello sguardo l’occhio contemporaneo ed è costretto ad ampliare il repertorio delle immagini al di là di quelle fornite dall’arte stessa. Questo limite violato è lo stimolo a trattenere dati non più vincolati e vincolanti, ossia non più legati alla logica evolutiva dell’arte e nemmeno più sottoposti a una tradizionale metodologia di interpretazione.

Francesco Giovani, Serigrafia, 2018

Questo spiazzamento lo vediamo nella serigrafia di Susanna Dirty Toy per la quale dobbiamo riferirci all’iconografia del tatuaggio o della Street art. Analogamente a quanto avviene per le ricerche in rete, questa inesauribile pluralità di soggetti a diposizione dei linguaggi visivi attuali, rinnova l’idea di Aby Warburg di radunare la storia dell’arte nell’atlante Mnemnosyne; ma mentre per Warburg l’atlante era un engramma, per l’artista contemporaneo è un complesso di immagini senza memoria, immagini svincolate dal tempo e dallo spazio dalle quali estrapoliamo brani ispirati. Analogamente le figure nelle opere di Massimo Palazzi fluttuano tra segno evocativo e rappresentazione olografica. Così anche la Athena di Fumatto, si rivolge alla narrazione di un fatto reale mostrando, nella ritmica della ripetizione, un travestimento del mito. L’attributo sapienziale viene così del tutto slegato dalle tecniche tautologiche di banalizzazione dell’immagine, anzi proprio nelle singole varianti l’associazione tra particolare aggiunto e figura avvolge la notorietà del volto della dea irridendola. Così le opere di Alberto Trucco e del tatuatore-disegnatore Francesco Giovani contribuiscono ciascuno a modo suo alla messa in discussione del valore indicativo dell’immagine contemporanea. Postando il problema dal materiale alla sua applicazione figurativa. Portando fuori dal dispotismo mediatico l’opera si impone come testimonianza di una concentrazione di corpo e fatto, una promessa di ribellione che l’arte non ha smesso di inseguire». (Marcello Carriero)

 

Massimo Palazzi, Ikebana, 2018

PRISMA STUDIO OPENING
Vico dei Ragazzi 14R, Genova

Inaugurazione sabato 13 ottobre dalle ore 18.00

Opening ed inaugurazione della mostra:
Prima ancora che l’aspetti. Formule d’impianto dell’immagine contemporanea.
Evento in collaborazione con Marcello Carriero
nell’ambito della Giornata del Contemporaneo

Artisti: Paolo Angelosanto, Eleonora Chiesa, Fumatto, Maryangel Garcia, Viktorija
Gedraityte, Franca Giovanrosa, Francesco Giovani, Pietro Millefiore, Massimo
Palazzi, Susanna Dirty Toy, Alberto Trucco

Info: studioprismagenova@gmail.com

FB: www.facebook.com/prismastudiogenova/

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