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8Premio Furla

di Elena Baldelli


Espoarte continua ad approfondire il sistema dei Premi d’arte contemporanea in Italia e, dopo uno speciale di 30 possibili scelte proposte ai suoi lettori sul numero 69 (febbraio-marzo), dedica un ulteriore spazio al lungo percorso dell’ottava edizione di Premio Furla.
Intervistiamo Matteo Rubbi, l’artista vincitore con il progetto Viaggio in Italia, Lorenzo Bruni, il curatore ad averlo proposto per la rosa dei finalisti (insieme a Carson Chan) e Stefano Chiodi, critico e storico dell’arte che ha contribuito all’esito finale…

Elena Baldelli: Sei l’ottavo vincitore di un premio molto ambito in Italia. Cosa ne pensi del sistema dei premi d’arte contemporanea? Secondo te, quali possibilità possono offrire ad un giovane artista?
Matteo Rubbi: Sinceramente non sono molto informato sul sistema dei premi in Italia. L’esperienza del premio Furla è stata molto positiva in generale e, per quanto mi riguarda, sono molto contento che il premio mi dia la possibilità di realizzare un progetto a cui tengo molto.

Parlaci del progetto Viaggio in Italia e di come verrà sviluppato per i prossimi appuntamenti che ti vedranno protagonista…
Matteo Rubbi: Il progetto è un viaggio attraverso la provincia italiana, senza un luogo di partenza e di arrivo definiti e senza un tempo limite. La mia intenzione è quella di collaborare con le testate locali e regionali, tentando di costruire con queste un percorso parallelo, interagendo con lo schema predefinito della comunicazione, della rappresentazione usuale del luogo. Questo viaggio è un modo per confrontarmi con una realtà sconfinata e poco conosciuta, per misurarmi con un paesaggio che si è radicalmente trasformato negli ultimi vent’anni e di cui non ho ancora assolutamente coscienza. È un modo di pormi domande sul mio rapporto con l’Italia, quasi ritentandolo da capo. Quali saranno lo sviluppo e l’esito del progetto sono punti che lascio aperti e che dipenderanno molto da cosa succederà durante il viaggio.

Premio Furla si è avvalso della collaborazione di curatori nostrani ed internazionali per lo scouting iniziale. Ci potresti spiegare, nella pratica, qual è l’iter che porta all’individuazione di un nome promettente? A tuo parere, quali sono le caratteristiche fondamentali che ogni giovane artista contemporaneo dovrebbe possedere per essere considerato tale?
Lorenzo Bruni:
Credo che la caratteristica necessaria per far si che il lavoro di un giovane artista venga preso in considerazione per Premio Furla, sia la sua capacità di creare un dialogo vivo con il dibattito internazionale dell’arte, senza rinunciare ad una riflessione sul contesto culturale da cui proviene, che forma la sua identità e viceversa. L’obbiettivo del premio è quello di dare visibilità a giovani artisti che si sono già relazionati con il sistema dell’arte, quindi, già consapevoli del loro ruolo. Per questo il premio, ormai alla sua ottava edizione, permette di fare il punto sulla situazione artistica italiana attraverso la presentazione degli artisti, ma anche attraverso il dibattito, quest’anno vivo e proficuo, tra i vari curatori selezionatori… Oltre a me, Cecilia Canziani, Alfredo Cramerotti, Vincenzo de Bellis, Simone Menegoi. Il fattore più interessante delle due ultime edizioni è stato il dover condividere e illustrare le nostre conoscenze del panorama italiano, presentando un’ampia lista di giovani artisti, ad un partner straniero scelto da noi (io ho scelto Carson Chan). Questo ci ha permesso di osservare in maniera nuova i percorsi di questi artisti che seguiamo e pensiamo di conoscere bene. Infatti, anche se il Premio Furla si sviluppa in tante mini-personali realizzate in collaborazione con gli altri curatori, proprio in conferenza stampa, abbiamo registrato la presenza di un sentimento comune alle varie attitudini degli artisti finalisti: puntare ad evidenziare il processo stesso dell’opera e creare un dialogo diretto con lo spettatore. Osservando la mostra era evidente, anche un fil rouge tra le opere, le quali tutte avevano a che fare con un’esigenza particolare di riattivazione del serbatoio della memoria collettiva per riflettere su “cosa intendiamo per identità culturale e nazionale” proprio nel momento in cui si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia. Le opere parlavano di questo confronto con l’esperienza diretta di scoperta e anche del dialogo tra storia e memoria. Ciò era presente nel video di Marinella Senatore girato in Sicilia e la cui sceneggiatura era una ri-scrittura collettiva da parte degli abitanti di un paesino di ex minatori, di un fatto accaduto in quel luogo.

Così come per la performance di Rossella Biscotti nella quale una persona traduceva simultaneamente dall’italiano all’italiano i dati trasmessi da due altoparlanti, nella stanza adiacente, di un processo degli anni ottanta svoltosi nell’aula bunker di Roma che sta per essere smantellata. Lo stesso accadeva per il duo Alis/Filliol anche se si trattava della memoria del corpo dell’artista stesso, evocato da un involucro di carta di alluminio in cui era avvolto. Così anche per la lapide di marmo di Francesco Arena il cui vuoto al centro corrisponde ai nomi delle persone morte nella, tristemente famosa, strage di Bologna, incisi più volte fino al loro dissolvimento. Questa attitudine o problematica era evidente anche per il lavoro che ha valso la vincita a Matteo Rubbi e con il quale l’artista ha coinvolto gli abitanti di Bologna attorno a Palazzo Pepoli, invitandoli a sintonizzare la radio tutti su una stessa stazione per vivere, senza barriere, la diretta dell’opera Intolleranza 1960 di Luigi Nono che mancava dai teatri da cinquanta anni per le sue ideologie di sinistra e per le sperimentazioni di coinvolgimento del pubblico, ottenendo, però, l’effetto opposto. Il lavoro di Rubbi risultava una riflessione, senza retorica o rischio di diventare didascalica rispetto al passato, sia sullo statuto di opera d’arte, sia sul rapporto tra spettatore e autore e anche sul dialogo tra identità collettiva e personale.

Come hai conosciuto il lavoro di Matteo Rubbi? E quali aspetti del suo lavoro ti hanno “convinto” a segnalarlo tra i finalisti dell’ottava edizione di Premio Furla?
Lorenzo Bruni: Credo di aver incontrato per la prima volta Matteo Rubbi allo spazio espositivo Isola Art Center di Milano in uno degli incontri a porte aperte con Bert Theis. Ci siamo però conosciuti a Como nel 2006 quando lui ha partecipato al corso della Fondazione Ratti. Il primo lavoro che ho visto era la performance di un uomo che su un tetto di fronte all’entrata di Via Farini, per la mostra finale del corso della Fondazione, ci faceva ripensare lo spazio urbano in maniera differente, innescando riflessioni su cosa veramente avessimo visto. Niente, infatti, attestava che quella fosse un’opera e ognuno di noi spettatori era colpito da quella strana apparizione che portava l’attenzione, non solo sulle opere in mostra all’interno, ma anche sul contenitore stesso e sulla città. Uno degli aspetti che mi hanno convinto sull’invito di Rubbi al Furla è il ricordo della sua determinazione, anche sotto pressione, a dialogare con il contesto senza venire meno alla sua poetica e movente artistico; caratteristica che mi colpì già nel 2008, quando lo invitai ad una mostra collettiva curata da me, a Via Nuova Arte Contemporanea a Firenze, attorno al concetto di eroe contemporaneo. Questo ricordo, oltre all’enorme evoluzione che ha avuto la sua ricerca negli ultimi due anni, sono stati, assieme al punto di vista prezioso e fondamentale di Carson Chan, gli elementi decisivi per capire che era l’artista giusto, adesso, per creare un dibattito attivo rispetto alla situazione italiana ed al dibattito internazionale dell’arte, proponendo una sua soluzione personale improntata sulla generosità di dialogo.

Quali tipologie di progetti vi sono state sottoposte quest’anno? Nella loro analisi, avete riscontrato componenti comuni, essendo tutti i finalisti, artisti più o meno coetanei che vivono lo stesso paese nello stesso momento storico?
Stefano Chiodi: Quest’anno, la rosa dei candidati presentava in effetti diverse affinità, direi soprattutto nel senso di una comune sensibilità “politica”. Non nel senso di una militanza o di una preferenza per tematiche genericamente politiche, ma piuttosto per la volontà, molto evidente, di porre la pratica artistica su un terreno non pacificato, in una dimensione in cui il conflitto, il dissidio, la differenza vengono visti come elementi di ricchezza o come vere e proprie componenti del lavoro. Tutti gli artisti di questa edizione testimoniano, insomma, una comune preoccupazione: individuare o rinnovare una relazione tra forme dell’arte e forme sociali, includendo, ovviamente, in queste ultime, le componenti immaginarie, inconsce, identitarie, in una parola il “non artistico”.

Perché Viaggio in Italia è risultato il progetto vincitore?
Stefano Chiodi: Nella valutazione complessiva della giuria il progetto era una delle componenti, ma non l’unica, ovviamente, che hanno portato alla scelta del vincitore. Detto questo, il progetto di Matteo Rubbi è stato giudicato come un valido esempio di approccio alla realtà contemporanea italiana in cui gli elementi “locali” (la storia, il paesaggio, l’eredità culturale) sono giocoforza messi in relazione con uno scenario più ampio e una pratica artistica che punta a conferire loro una diversa leggibilità, una “intensità”, uno spessore poetico e intellettuale.

Il Premio in breve:
8Premio Furla 2011
Info: www.fondazionefurla.org

Artista vincitore e curatori selezionatori:
Matteo Rubbi (Bergamo, 1980) nominato da Lorenzo Bruni e Carson Chan

Artisti finalisti e curatori selezionatori:
Alis/Filliol – Andrea Respino (Cuneo,1976) e Davide Gennarino (Torino, 1979) nominati da Simone Menegoi e Marianne Lanavère
Francesco Arena(Brindisi, 1978) nominato da Vincenzo De Bellis e Philippe Pirotte
Rossella Biscotti (Bari, 1978) nominata da Cecilia Canziani e Vincent Honoré
Marinella Senatore (Salerno, 1977) nominata da Alfredo Cramerotti ed Emily Pethick

Giuria internazionale:
Christian Boltanski – artista padrino del Premio
Stefano Chiodi – critico e storico dell’arte
Vit Havranek – direttore Tranzit Display Gallery di Praga
Jörg Heiser – critico e associate editor di Frieze
Miguel Von Hafe Pérez – direttore Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago de Compostela

Appuntamenti futuri:
Oltre alla possibilità di studiare e lavorare all’estero in una residenza d’artista – all’Arizona State Universitiy Art Museum – il vincitore sarà invitato a realizzare un’opera finanziata dalla Fondazione Furla e destinata alla fruizione pubblica attraverso la concessione in comodato al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.
L’opera del progetto vincitore sarà presentata in anteprima presso la Fondazione Querini Stampalia a Venezia nel giugno 2011, in concomitanza con la 54. Biennale di Arti Visive.

In alto:
Matteo Rubbi, “Intolleranza 1960”, 2011, happening  Bologna, 28 gennaio 2010
In centro:
Matteo Rubbi, “Viaggio in Italia”, Progetto vincitore 8Premio Furla 2011

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