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MILANO | Fondazione Arnaldo Pomodoro | 19 marzo – 27 giugno 2014

di MATTEO GALBIATI

Leggera. Sospesa nello spazio. Modulare come un corallo o una pianta, come un organismo pluricellulare che cresce, mutando forma, allargandosi nello spazio. E si ramifica estendendo la sua materia nell’ambiente. Un rilevo vibrante che muove e altera sostanze che apparentemente parrebbero imperturbabili. Questa la caratteristica fondamentale della scultura di Loris Cecchini (1969) che, nella mostra alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, diventa particolarmente visibile e coinvolgente nella scelta installativa e delle opere presentate.

Loris Cecchini. Modulo e modello, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano Foto Ugo Dalla Porta

Vincitore del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, Cecchini si è qui concentrato, in modo particolare, su alcuni lavori che – oltre ad una serie di teche che contengono una stratificazione di elementi e che paiono essere una sorta di appunti di viaggio, di work in progress continuo, appunti schematici di pensieri che si accalcano nella mente – catalizzano e conquistano subito l’attenzione di chi visita questa intrigante mostra con opere delle serie Waterbones e Wallvave Vibrations.
Loris Cecchini, The developed seed (organizing a system that can continously construct itself), 2014, moduli di acciaio, dimensioni variabili, variable dimensions Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano Foto di Ugo Dalla PortaLe sculture ambientali o da parete di Waterbones offrono un modulo – quasi una cellula – che si ripete incastrandosi negli altri contigui e fa crescere la scultura, come si diceva, come una pianta, una forma biomorfa che pare essere sempre in evoluzione ed estensione, mai chiuse o ultimative. Le waterbones, le ossa d’acqua o ossa liquide, sono elementi ripetuti che sottolineano la leggerezza della sostanza vitale: sviluppano una libertà morfologica che diviene simbolo estetico di quella evoluzione libera e autonoma che la forma della vita assume nel cosmoSono una metafora biologica che va oltre il loro stesso materiale: l’algido metallo lucido con cui sono fatte non relega mai, infatti, la scultura ad un freddo e asettico minimalismo, Cecchini sa sviscerare, anche da sostanze come queste, un valore forte e incisivo sull’emotività di chi osserva e che rende la scultura un mezzo attivo, estremamente vitale, con cui ri-esplorare le potenzialità dell’ambiente. Ogni luogo viene, infatti, percepito, con la loro presenza, in modo diverso, carico di suggestioni e inedite impressioni. Una materia che conserva, appunto, tutto il calore della vita. Fanno leva, poi, le opere di Cecchini, sulla capacità associative e, avvicinandosi a memorie tratte dall’esperienza di ciascuno, riescono sempre a indurre un avvicinamento, un’identificazione, a qualcosa di “reale” e già percepito o che comunque, fa parte della conoscenza e della coscienza sensibile di chi osserva.
Cecchini sa sempre fare un passo indietro come artista, non ha bisogno di vincolarsi ad un dato di riconosicibilità, ad un’impronta di fabbrica, ad un gesto ripetuto: la sua scultura ritrova costantemente in se stessa quei postulati che la rinnovano e la “agiscono” in modo diverso, pur sempre coerentissimo, e attuale. Sono avvolgenti fluttuanti, permeabili allo sguardo, principi che disattendono la consuetudine attributiva ordinaria della scultura, e per questo la scultura stessa viene abilitata su altri fronti e su altre categorie.

Loris Cecchini, Wallvave vibration (ears particle tingles), 2012, resina poliestere e pittura, ø100 cm  Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano Foto di Ugo Dalla Porta

Veri e propri punti di forza sono le Wallvave Vibrations, sculture da parete, bianche che, integrate perfettamente per colore e posizionamento, con il muro e la superficie della parete, creano un legame stretto con lo spazio reale che modificano e distorcono contro ogni principio naturale: il muro sembra vibrare, pare essere scosso come una superficie d’acqua, incresparsi come una stoffa, gorgogliare come magma esplosivo.
Queste opere sono un vero e proprio richiamo per lo sguardo che resta affascinato come in preda ad una conturbante illusione ottica, un miraggio che fende la materia concreta e reale e la disarticola secondo un processo che non ha eguali nell’esperienza sensibile. Viste anche al recente MiArt nello stand di Galleria Continua, questi lavori lasciano stupiti e costringono ad un’indagine più approfondita, per comprenderne la logica, se esiste, per svelarne il segreto – non per niente in fiera numeroso era il pubblico che si accalcava davanti a queste opere – per accertarne la tangibile realtà.
Loris Cecchini, 2014, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano Foto di Ugo Dalla PortaAnche queste forme circolari, grumose e spesse, sono strumento con cui l’artista riesce sempre a rielaborare poeticamente l’ambiente nel quale si trova a intervenire, sollecitando la struttura plastica della parete come se fosse un qualunque altro elemento scultoreo. L’intervento quindi non pare mai giustapposto, ma sembra frutto di una formulazione alchemica direttamente sul materiale che costituisce il muro, la cui conoscenza sovrasensibile pare conoscere solo l’artista. Non sono un errore dello sguardo, sono fenomeni che vengono recepiti e messi in atto da Cecchini che ben ha compreso come riallocare il valore dell’opera scultorea nella sua dimensione di più efficace, e poetica, contemporaneità.
Del resto il suo linguaggio ha, più di quello di molti altri artisti della sua generazione, saputo accrescere la propria fama e risonanza grazie proprio a questa coerenza nella visione in opere assai diverse, a questo lavoro insistito e costante sull’elaborazione di un modo nuovo di intendere il mezzo scultoreo. Cecchini resta uno tra i più intelligenti e sensibili portavoce della scultura di oggi che, con grazia e forza allo stesso tempo, sa incidere sul dato visibile della riflessione e dell’esperienza. Senza mai cadere nella maniera e nella ripetizione.
Il catalogo pubblicato in questa occasione è il terzo volume dei Quaderni della Fondazione Arnaldo Pomodoro e riassume tutto il percorso che Cecchini ha compiuto sino ad oggi e che lo ha celebrato come uno dei maggiori interpreti della scultura a livello internazionale.

Loris Cecchini. Modulo e modello
mostra e saggio critico a cura di Marco Meneguzzo 

19 marzo – 27 giugno 2014

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Vicolo Lavandai 2/A (ingresso da Via Vigevano 9), Milano 

Orario: mercoledì a venerdì 16.00-19.00
Ingresso libero 

Info: +39 02 89075394
info@fondazionearnaldopomodoro.it
www.fondazionearnaldopomodoro.it

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