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TORINO | Riccardo Costantini Contemporary | 26 febbraio – 29 marzo 2014

di MATTEO GALBIATI

L’immagine un po’ romantica che ci dice che l’artista sia uno spirito libero e che il suo sguardo non smetta mai di cercare, cambiare, che non finisca mai di individuare nuovi stimoli e altre soluzioni nella sua “frenesia” narrativa sembra superata nel sistema dell’arte contemporanea, dove, spesso, vige la regola mercantile che “se l’opera funziona, l’opera non si cambia”. Un concetto che, per fortuna, resta alieno agli artisti veri – e seri – che non hanno paura di far navigare la loro ricerca, la loro espressione in nuovi territori dell’immaginazione dove incontrano nuove soluzioni, nuovi principi, nuovi orientamenti, in un’instancabile desiderio di mutare per trovare quel di più, quel tassello mancante, che arricchisce la loro poetica, senza piegare mai l’integrità della loro poesia a compromessi che le sono alieni.
Pierluigi Pusole (1963) ci aveva abituati ad una pittura che, nel suo essere sempre malinconicamente sospesa in immagini oniriche dove la vista ripercorreva ambientazioni e presenze familiari nel ricordo, rimaneva fisicamente ancorata ad un orizzonte e un confine “tangibilmente” certi, ora, nelle nuove opere realizzate per questa mostra, il suo segno muta, cambia spostandosi in una direzione che, pur non abdicando ai principi e ai contenuti della sua coerente ricerca, trova nuove e più ardite soluzioni.

Pierluigi Pusole, Landscape I.S.D., 2014, china su carta, 70x100 cm Courtesy Riccardo Costantini Contemporary, Torino

Per la mostra da Riccardo Costantini Contemporary Pusole presenta una bella e ricca serie di carte a china, in cui un lavoro calligrafico, disciplinato e complesso, trascrive nella tramatura dei suoi segni l’intuizione e il desiderio dell’artista di sondare le ignote potenzialità di un disegno che, nel gioco del bianco e nero della superficie e dell’inchiostro, dei pieni e dei vuoti, guarda alla tangibilità di fenomeni complessi desunti dal reale ma aperti al mistero del non-conosciuto.
Quello che Pusole mette in scena è un insieme di paesaggi (riduttivo forse relegarli a questa denominazione) e di ambientazioni che suggeriscono un’idea di realtà, ma che viene poi come corrotta distorta, manomessa dallo stesso segno grafico che, pur leggero, diventa corrosivo e manipolante. E poi il bianco. Tanto bianco intorno, un vuoto presente e verificabile, che mette in evidenza anche l’assenza, la mancanza di qualcosa che avrebbe, forse, saputo guidare e orientare la nostra comprensione. C’è percepibile, quindi, anche il non dato.
Pusole sembra mettere in discussione la posizione di un’osservazione che cerca di aggrapparsi sempre alla visione del concreto e del visibile, individuando nello spazio il termine di riferimento (tema presente da sempre nella sua ricerca) comprensibile, ma è proprio qui che l’artista mette alla prova la tensione del visibile, qui corrompe e dilania i termini della sua lettura. Si attua una distorsione programmata che destabilizza quel riscontro che si vuole avere da queste immagini, che paiono comprensibili eppure sfuggono via: il senso di queste scritture resta palesare quella dialettica tra una realtà insicura e un’illusorietà sempre più franca.
Il segno delle chine, fitto e ricco, abbondante e semitrasparente, nervoso ed equilibrato, fa trasparire e vuole cogliere, nella sua ricca e raffinata complessità, la ricerca di ogni definizione possibile, facendo vagare l’immagine in tutti gli orientamenti spaziali e prospettici. Ma ci si imbatte in un’anomalia. L’anomalia della prospettiva reale che sfocia in altre dimensioni e fa soccombere e sgretolare l’elemento presente nella visione: le visioni di Pusole si allungano, si deformano e le forme emerse vengono risucchiate in una distorsione innaturale e davvero straniante.

Pierluigi Pusole, Landscape I.S.D., 2014, china su carta, 70x200 cm Courtesy Riccardo Costantini Contemporary, Torino

Questa è una mostra che pare viversi tutta d’un fiato: questi paesaggi, visioni quasi cellulari e organiche, come compressi da energie invisibili, attratti da orizzonti lontani, sono risucchiati in un’altra dimensione che sembra portare e trasferire, anche fisicamente, l’immagine da un’opera a quella successiva. Quasi tutto fosse legato da un unico filo conduttore. Tra un lavoro e l’altro una forza trasporta energicamente il segno come in un gioco di vasi comunicanti. E se molte opere sono concepite come veri e propri dittici (evocativi dei modi di altri tempi) in cui l’immagine si sposta da uno all’altro elemento, questo senso di trasferimento risulta perfettamente leggibile anche negli altri disegni esposti.
Qui la fisicità dal reale sembra proprio sconfinare in quella dimensione sconosciuta dell’immensità del vuoto che ci circonda. Si mette in luce il cruccio, tutto umano, della comprensione dell’infinito che tanto ha inciso sull’intelletto e il pensiero nella storia dell’uomo. E intorno molto, tanto bianco, un vuoto, uno spazio che lascia sospese quelle indeterminabili e infinite possibilità e scelte che, ora, non si presentano solo all’artista nel pieno dell’atto creativo, ma s’insinuano anche in chi osserva in quello che dovrebbe essere il rassicurante istante contemplativo. Segno di quell’altro che si trova in un altrove, al momento, non ancora esprimibile e raggiungibile del tutto. 

Pierluigi Pusole. Landscapes / I.S.D.
a cura di Michele Bramante 

26 febbraio – 29 marzo 2014

Riccardo Costantini Contemporary
Via della Rocca 6/B, Torino

Orari: da martedì a sabato 11.00-19.00; lunedì e domenica chiuso
Ingresso libero 

Info: +39 011 8141099; +39 348 6703677
info@rccontemporary.com

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