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Intervista a NICOLETTA PALLINI CLEMENTE di Matteo Galbiati

Su un vaporetto in direzione Arsenale abbiamo incontrato, la giornalista, critica e curatrice Nicoletta Pallini Clemente, persona davvero speciale, acuta e stimolante, che, senza perdere il sorriso, riesce a guardare con battuta veloce nel profondo delle cose e, per questo, gli scambi con lei sono sempre occasioni di grande arricchimento. Durante la navigazione in laguna ci siamo concessi una delle nostre solite chiacchierate che finiscono col dilagare su ogni fronte dell’arte, della cultura e non solo.
Anche a lei proponiamo le domande sulla Biennale di Massimiliano Gioni:

Cosa pensi del Palazzo enciclopedico? Che idea ti sei fatta del progetto di Massimiliano Gioni?
Questa edizione mi è piaciuta davvero molto e mi ha fatto dimenticare, per fortuna, le delusioni degli anni passati. È un progetto che ho trovato in linea con il momento storico attuale in cui si avverte in modo tangibile l’esigenza di un’attenzione verso valori più profondi come quelli della ricerca interiore, della spiritualità, dell’introspezione…

Che interpretazione ne dai?
È una Biennale che invita a riflettere sul potere dell’immaginazione in tutte le sue forme e declinazioni, una Biennale affascinante che fa venire voglia di tornare a rivederla almeno un’altra volta.

Cosa ti ha colpito di più?
Guardando a tutte le proposte e le presenze credo che emerga evidente la non distinzione fra gli artisti professionisti, i dilettanti e i protagonisti dell’Art Brut. Mi colpisce l’attenzione al sogno e alla visione come parte imprescindibile di qualunque percorso creativo.

Quali sono le tue preferenze rispetto ai Padiglioni Nazionali?
Guardando alle partecipazioni nazionali ho molto apprezzato l’intervento di Berlinde De Bruyckere nel Padiglione del Belgio poi, in quello della Santa Sede alla sua prima presenza in Biennale con un suo padiglione, il superbo lavoro di Lawrence Carroll. Mi ha molto colpita anche il video dell’artista indiana Dayanita Singh.

Tra gli eventi collaterali cosa pensi sia rilevante e vuoi suggerire?
Senz’altro la mostra della collezione del pittore Tàpies a Palazzo Fortuny, anche se non è un evento collaterale ufficiale ma fa parte della ricca proposta del MUVE.

Che artista segnali?
In modo particolare l’albanese Anri Sala e l’ungherese Zsolt Asztalos. Ma ce ne sarebbero tanti altri…

Una tua battuta o un commento generale, libero sul “rito Biennale”?
È un rito al quale mi sembra ormai impossibile sfuggire.

Nicoletta Pallini Clemente
Mi occupo d’arte da molti anni all’inizio come giornalista per vari periodici e da 15 anni soprattutto come curatrice indipendente. E’ un lavoro che mi appassiona molto in particolare quando riesco a trovare lo spazio adatto all’intervento dell’artista. Come è successo di recente con David Tremlett e Mark Lewis al Forte di Bard e con Marco Bagnoli al Planetario di Milano. Ogni progetto che propongo è un po’ una sfida e lo è ancora di più in un momento come quello attuale. Ma sono fiduciosa.

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