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Intervista a GIAN PAOLO BARBIERI di Alessandro Trabucco*

Milano, Studio Barbieri, Gian Paolo Barbieri

Il 22 febbraio scorso ha inaugurato a Milano la Fondazione Gian Paolo Barbieri, che porta il nome di uno dei massimi esponenti internazionali della fotografia di moda.
Artista raffinato, sensibile e dal talento innato, ha lavorato con personaggi dello spettacolo che sono diventati dei veri e propri miti, da Audrey Hepburn a Veruschka e Jerry Hall, iniziando la propria carriera proprio in un periodo storico tra i più prolifici e stimolanti per la nascente vita mondana della cosiddetta “Dolce vita”.
Completamente autodidatta e sperimentatore nato, Gian Paolo Barbieri inizia proprio a Roma la sua avventura fotografica che lo porterà a lavorare subito a Parigi per Harper’s Bazar, per un brevissimo periodo come assistente di Tom Kublin. Rientrato in Italia, nella sua città natale Milano, nel 1964 Barbieri non perde tempo e apre uno studio, cominciando a realizzare i primi servizi fotografici che lo porteranno a collaborare con Condé Nast.

Quando nasce il suo desiderio di occuparsi di moda attraverso la fotografia e di dedicarsi con grande rigore a questa attività?
Tutto nasce a fine degli anni Cinquanta quando, attratto dal cinema e dal teatro, sono andato a Roma. Per pagarmi la pensione, con la mia prima macchinetta fotografica, facevo i test ai ragazzi di Cinecittà e sviluppavo la pellicola. Poi un conoscente di mio padre, Gustave Zumsteg, proprietario dell’azienda di tessuti Abraham di Zurigo, mi chiese di fargli vedere le mie fotografie. Anche se erano totalmente amatoriali, gliele feci vedere e mi disse: “Tu hai una sensibilità pazzesca e sei tagliato per fare la moda”. Io sono rimasto allibito, non sapevo neanche cosa fosse la moda. In Italia non esisteva ancora, le riviste compravano dei servizi fotografici già pronti, confezionati dalla Francia. Grazie a Zumsteg andai a Parigi per lavorare con Tom Kublin, esperienza che segnò l’inizio della mia carriera come fotografo.

Sede Fondazione Gian Paolo Barbieri, Milano – ph. Antonella Bozzini

Quali sono le principali caratteristiche che ricerca nel soggetto ritratto?
Mi piace ricercare la seduzione nel soggetto che ritraggo. Ho sempre cercato un concetto seducente nelle mie fotografie perché ritengo che la fotografia debba sedurre e attrarre; amo la bellezza, ritengo che la stessa crei la ragione.

Se la sente di fare dei nomi? Intendo di personaggi con cui si è sentito maggiormente a proprio agio durante le riprese?
Un esempio è Audrey Hepburn. Era il 1969 ed eravamo a Roma nello studio di Valentino per Vogue Italia. Lei era molto gioiosa perché appena sposata con il Dott. Andrea Dotti. Mi ricorderò sempre della sua estrema eleganza e gentilezza che metteva a proprio agio qualsiasi persona; quell’arte nasceva dai suoi studi di danza, prima di approdare nel teatro e nel cinema.

Gian Paolo Barbieri, Audrey Hepburn, Roma, 1969

Com’è organizzato il suo lavoro? Quali particolari procedimenti mette in atto nella realizzazione dei suoi scatti?
Ogni fotografia è pensata prima dello scatto. Viene preceduta da ricerche e da bozzetti che disegno in base a come vedo lo scatto finale; il più delle volte utilizzo dei riferimenti culturali che potrebbero essere tratti dalla pittura, dal cinema, dalla storia di un Paese o dalla letteratura, italiana o straniera. Poi il set viene costruito in base alle esigenze della storia che voglio ricreare.

Ha in lavorazione un nuovo progetto dedicato ai 400 anni dalla morte di William Shakespeare. Ci può accennare qualcosa in proposito e quando è prevista l’uscita?
Il mio nuovo progetto prende ispirazione dalle più famose tragedie del celebre drammaturgo britannico Shakespeare, proprio nel periodo della celebrazione dei 400 anni dalla sua morte. Ogni sonetto è rivisitato attraverso la mia visione più contemporanea. L’uscita è prevista per la primavera 2019.

L’apertura a Milano della Fondazione che porta il suo nome le starà dando molte soddisfazioni. Ci può raccontare brevemente i passaggi che hanno condotto a questo importante risultato e quali iniziative sono in programma?
Ho costituito la Fondazione Gian Paolo Barbieri – istituzione culturale no profit – per promuovere l’arte, la fotografia e ogni forma di espressione culturale nelle sue diverse realizzazioni.
Le principali attività svolte dalla Fondazione, oltre alla salvaguardia, la catalogazione e l’acquisizione in digitale del mio archivio, comprendono workshop, collaborazioni con istituzioni e attività formative per i giovani.

Gian Paolo Barbieri, Tahiti, 1989

L’idea di istituire un premio per giovani fotografi è sicuramente un messaggio significativo da parte sua nei confronti delle nuove generazioni. Come vede il futuro della fotografia e in particolare quello della fotografia di moda?
Il futuro della moda – come quello della fotografia – lo vedo più mercificato, completamente privo di inventiva e creatività. L’arrivo del digitale e delle nuove tecnologie ha cambiato completamente il mercato della fotografia, i tempi di consegna sono più stretti e la possibilità di correggere l’immagine è più veloce. Oggigiorno si conta più sulla post-produzione che sull’accuratezza dello scatto. E poi nell’era dei social network, è molto più semplice diventare fotografi e modelli; così la gente si è disabituata a fare dei sacrifici per ottenere un buon risultato. Ma bisogna continuare a credere nelle nuove generazioni, ed è da questo che nasce l’idea di istituire un premio per i giovani fotografi meritevoli, che non hanno la possibilità di farsi vedere.

Fondazione Gian Paolo Barbieri
Via Lattanzio 11, Milano
www.fondazionegianpaolobarbieri.it

*Intervista tratta da Espoarte #101.

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