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Milano | Fondazione Prada | 28 OTTOBRE 2021 – 27 FEBBRAIO 2022

di GABRIELE SALVATERRA

Indipendente e geniale, antico e contemporaneo, outsider già entrato nel mito. La Fondazione Prada di Milano celebra con un’importante retrospettiva – l’ultima imbastita da Germano Celant – la vita e il lavoro di Domenico Gnoli. Lo fa con un progetto che, anche a un anno e mezzo dalla dipartita del critico genovese, conserva la sua impronta nell’estrema cura documentaria, nella sontuosa completezza e nella minuziosità con cui viene condotto.

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano. Foto: Roberto Marossi. Courtesy: Fondazione Prada. In primo piano, da sinistra a destra: Robe verte, 1967
Fermeture éclair (Zipper), 1967 – Finta pelliccia, 1965 – Lady’s Feet, 1969 – Inside of Lady’s shoe, 1969 – Lady’s Shoe, 1968

Si tratta forse della prima occasione di una certa organicità per affrontare l’eredità di Gnoli. Figlio d’arte cresciuto in un clima stimolante (il padre è critico d’arte, mentre la madre ceramista), Domenico Gnoli (Roma, 1933 – New York, 1970) è una figura particolarmente amata e apprezzata da fette molto diverse di pubblico, complice anche la precoce dipartita negli anni di più intensa crescita e affermazione oltre che l’assoluta originalità. Il pittore, scenografo e illustratore italiano piace all’avanguardia, piace agli amanti del contemporaneo più depositato e rassicurante, incontra il favore sia dell’establishment che degli amatori, in forza di una sua quasi mitologica autonomia e indifferenza. Gnoli è quell’outsider che tutti avrebbero voluto essere: disinteressato a movimenti e raggruppamenti ma capace di imporre il proprio discorso al di là delle mode del momento.

Veduta della mostra “Domenico Gnoli” Fondazione Prada, Milano. Foto: Roberto Marossi. Courtesy: Fondazione Prada. In primo piano, da sinistra a destra: Male Head of Hair (Capigliatura Maschile), 1966 – Portrait de Louis P., 1967. In secondo piano, da sinistra a destra: Wirst Watch, 1969 – Waist Line, 1969 Shoulder, 1969 – Red Tie Knot, 1969

In realtà, uno dei pregi dell’esposizione milanese è, al contrario, quello di riannodare i legami dell’artista con il mondo che aveva attorno. Al primo piano del Podium pradiano, infatti, grazie a un grande dispiego di materiale documentario, si ricostruisce e riprende concretezza la figura di un professionista che si è formato nelle arti applicate: scenografia e illustrazione in primis. Quest’immagine meno conosciuta, mostra uno Gnoli colto ma anche popolaresco e medievaleggiante, che guarda alla storia dell’arte italiana e la declina con consapevolezza nei progetti che volta a volta lo vedono coinvolto. Al piano più basso, segnato da uno stacco netto corrispondente, negli anni 1963-1964, al più determinato concentrarsi sulla pratica pittorica, trova esposizione un’infilata significativa e numerosa dei dipinti che realizzerà fino al 1969. Qui l’allestimento, anche se molto schematico e suddiviso per temi, ha il pregio di consentire un’estesa pratica di contemplazione e confronto che, informata dalla parte documentaria del piano superiore, permette di individuare le componenti depositate e tradizionali alla base di quella cifra che renderà Gnoli così peculiare.

Veduta della mostra “Domenico Gnoli” Fondazione Prada, Milano. Foto: Roberto Marossi. Courtesy: Fondazione Prada. In primo piano, da sinistra a destra: La siréne, 1963 – La Taverne, 1963 – A Spanish Town, modello di scenografia per The Lily of Toledo Ballet (The Spanish Ballet), 1957–58 circa 
In secondo piano, sulla parete da sinistra a destra: Costumi per As You Like It, 1955 circa, 
Poster di As You Like It, commedia di William Shakespeare, Old Vic Company, Londra, marzo 1955 – Tower, 1955 – La Guardia, 1951 – Two Houses, 1957 – Ship of Fools (Das Narrenschiff), 1958 circa Beach scene, 1959 – Due paesi, 1958

Dettagli decontestualizzati e ripresi con indifferenza, lenti di ingrandimento puntate su texture e superfici quotidiane, elementi di riconoscibilità (volti, mani, occhi) rigorosamente banditi dal quadro, rappresentazioni che grazie a salti di scala e tagli compositivi arditi tendono all’astrazione, all’indifferenza e all’irrealtà. Le superfici pittoriche, finalmente verificabili de visu, si mostrano poi costantemente animate da un lavoro di preparazione materico e informale che non può essere colto in riproduzione e che, con la sua gestualità irruenta, contrasta l’attenta cesellatura inespressiva dell’immagine. L’abbondante raggruppamento di opere consente davvero di entrare a capofitto nell’arte di Gnoli, evidenziandone anche i riferimenti, come la persistenza di memorie surrealiste mediate dall’esempio di Magritte, il legame con le procedure della Pop Art e con una certa atmosfera austera del versante inglese del movimento, o la similitudine, mutatis mutandis, con i cambi di status e dimensione dell’oggetto operati da Claes Oldenburg.

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano. Foto: Roberto Marossi
Courtesy: Fondazione Prada. In primo piano, da sinistra a destra: Green Bed Cover, 1969 – White Bed, 1968
In secondo piano, da sinistra verso destra:  Sofa, 1968 – Armchair, 1968

Ne esce quindi una rappresentazione allo stesso tempo monolitica e sfaccettata della pratica di Gnoli, autonoma ma anche permeabile allo spirito del tempo. E questo grazie a una mostra importante nel restituire centralità (se ce ne fosse bisogno) a questo artista eternamente fuori dagli schemi e che, forse, continua a trovare consenso unanime proprio per la sua intrinseca lateralità.

Domenico Gnoli

28 ottobre 2021 – 27 febbraio 2022

Fondazione Prada

Largo Isarco 2, Milano

Info: +39 02 5666 2611
info@fondazioneprada.org
fondazioneprada.org

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