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MILANO | A arte Invernizzi | 17 febbraio – 23 aprile 2015

di MATTEO GALBIATI

Di François Morellet (1926) la mostra One more time, presentata dalla galleria A arte Invernizzi di Milano, porta, “ancora una volta”, in evidenza la caratteristica peculiare e intrinseca del suo cinquantennale lavoro di ricerca tracciandone le coordinate salienti e significanti.

François Morellet (da sinistra a destra), 3D concertant n°3 - 10° 90° 27°, 2014, acrilico e pennarello all’olio su tela, 150x150 cm e 3D bandes décimées n°3, 2014, acrilico su tela, 150x150 cm, veduta parziale dell’esposizione, A arte Invernizzi, Milano Courtesy A arte Invernizzi, Milano Foto Bruno Bani, Milano

Il maestro di Cholet, dopo una breve parentesi figurativa (1944-49), ha portato a virare la sua attenzione dapprima su un’arte di tipo industriale per poi concentrarla esclusivamente su postulazioni astratte che, nel corso del tempo, passando per la strada della Op art, ha sviluppato una base sistematicamente geometrico-matematica, la cui logica di comprensione fosse del tutto razionale. Geometria e vibrazioni percettive si intrecciano nel suo fare e se dapprima si limitano alla dimensione del dipinto, in un secondo momento, grazie all’uso del neon con la sua caratteristica nota luminosa, si estende anche allo spazio-ambiente creando nuove sinergiche significazioni.
Il neon, con le sue possibilità di modulabilità, si inserisce nell’opera proprio con la valenza di un segno emergente e rilevante con cui sottolineare tanto le coordinate prioritarie su cui si struttura l’opera, quanto la sua dilatazione e proiezione verso l’esterno.
Questa mostra offre lo spunto di lettura di un percorso – pur riassunto in poche e straordinarie opere – che rappresenta l’artista francese: accanto ad un’accurata scelta di opere dagli anni Cinquanta e Settanta troviamo una serie di grandi lavori recenti che portano a individuare il senso evolutivo della sua conoscenza (e coscienza) scientifica che riesce a trasferirsi in un atto di percezione visiva.

François Morellet (da sinistra a destra), Enfilade n°2, 2013, acrilico su tela e neon bianco, 144x270 cm e Cruibes n°16, 2013, acrilico su tela e neon bianco, 212x212 cm, veduta parziale dell’esposizione, A arte Invernizzi, Milano Courtesy A arte Invernizzi, Milano Foto Bruno Bani, Milano

Opere come 4 doubles trames trait minces 0°-22°5-45°-67°5 del 1958 denunciano l’appartenenza a quel clima culturale degli Anni Cinquanta in cui matura la consapevolezza che l’opera d’arte possa essere intesa in senso percettivo e non più solo rappresentativo, percezione che diventa ancora più pulsante – decisamente in anticipo sui tempi rispetto a certe ricerche di oggi – è la straordinaria 4 néons 0° – 4 néons 90° avec 2 rythmes interférents del 1972, opera che presenta una griglia di neon rossi verticali e orizzontali che alternativamente si illuminano a restituire un’effimera immagine complessiva che resta solo come ombra luminosa nella percezione dell’occhio umano. A queste, rispettivamente, corrispondono altri lavori che, nella grande sala del primo piano, riportano tele in cui la figura geometrica dipinta si destruttura in una ripetizione identitaria che ottiene, come effetto, la visione di un segno tipico dell’arte Optical. Sempre recenti sono pure le opere del piano interrato dello spazio milanese, in cui troviamo le grandi tele di Morellet che, con l’interposizione del segno luminoso del neon, ridefiniscono le coordinate dell’ambiente e il loro esserci nello spazio e nel tempo della visione.

François Morellet (da sinistra a destra), Contresens n°1, 2014, acrilico su tela e neon bianco, 133x274 cm; Carrément bricolé n°3, 2013, acrilico su tela e neon bianco, 124x124 cm e Carrément bricolé n°4, 2013, acrilico su tela e neon bianco, 134x152 cm, veduta parziale dell’esposizione, A arte Invernizzi, Milano Courtesy A arte Invernizzi, Milano Foto Bruno Bani, Milano

La regolarità scientificamente raggiunta da François Morellet nelle opere più lontane del tempo pare conquistare, in quelle recenti, una libertà ancor maggiore: il neon esce dalla dimensione trattenuta della tela e si estende all’intorno, il segno grafico si alleggerisce in impronte sospese e fluttuanti che rigenerano la costante attenzione meditativa dell’artista.
Nella sua lunga carriera la sua peculiarità espressiva si è legata ad una riduzione formale e cromatica che, propria di un fare minimale, coerente e analitico, non si blocca nella maniera ripetuta, ma, nel codice di un linguaggio essenziale, ritrova sempre un’energia propositiva forte. Non è mai una “simulazione”, al contrario, si fa sempre una forte e sentita dichiarazione. La storia rappresentata sulle pareti della galleria milanese ne sono lucida e perfetta testimonianza. 

François Morellet. One more time
catalogo con testo critico di Enrico Mascelloni 

17 febbraio – 23 aprile 2015

A arte Invernizzi
via Domenico  Scarlatti 12, Milano 

Orari: da lunedì a venerdì 10.00-13.00 e 15.00-19.00; sabato su appuntamento

Info: +39 02 29402855
info@aarteinvernizzi.it
www.aarteinvernizzi.it

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