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MILANO | Other Size Gallery | 4 maggio – 15 settembre 2018

di TOMMASO EVENGELISTA

Con Marka – territori di confine il nuovo spazio milanese dedicato ai linguaggi contemporanei Other Size Gallery ha inaugurato la seconda tappa del suo percorso. Maria Savarese, curatrice di Other Size, ha selezionato otto nomi tra progetti interni ed esterni a Casa Sponge realizzati nell’ultimo anno e mezzo. Si inizia con Giovanni Gaggia, fondatore e direttore artistico e si prosegue con: Angelo Bellobono, Giulio Cassanelli, Roberto Coda Zabetta, Rocco Dubbini, Stefania Galegati Shines, Gianluigi Maria Masucci e Giuseppe Stampone. Completa il progetto Mario Giacomelli del quale, grazie alla collaborazione con l’Archivio Mario Giacomelli – Rita Giacomelli, è esposta un’opera emblematica del ciclo Presa di coscienza sulla natura del 1976-80. Il titolo “Marka” prende spunto da Marche e sta ad indicare i diversi luoghi che sono stati incorporati nel territorio originando il nome al plurale della regione. La collettiva riunisce pertanto artisti che, pur nella diversità dei rispettivi linguaggi, si sono raccolti attorno a Casa Sponge condividendo la filosofia del luogo, da sempre votato alla valorizzazione del confine ma fortemente al centro del dibattito intellettuale sull’idea di residenza e sul ruolo dell’artista nel contesto odierno.

Angelo Bellobono, Terra mossa, 2017, acrilico e olio su tela

Uno spazio fuori dalle logiche commerciali, fortemente legato al contesto ma allo stesso tempo aperto alle forme più attuali del linguaggio artistico in una riuscita mescolanza dei diversi ruoli di artista e curatore. Il modello di Casa Sponge si basa su una proposta stratificata, su metodologie partecipative e relazionali che prendono spunto da identità complesse e contrarie circa tematiche legate alle recenti forme di convivenza artistica e relazionale. Nel fitto reticolo multisensoriale che Gaggia ha creato sulle colline di Pergola, cercando di sradicare logiche standard di curatela, gli artisti hanno sviluppato progetti sul rapporto tra realtà e individuo, collettività e natura, cercando, pur nelle dissomiglianze, una coerenza di vedute e impostazioni che probabilmente è la maggior cifra stilistica dei progetti di Sponge. All’entropia del sistema del contemporaneo si contrappone un atteggiamento militante focalizzato sulle dinamiche di informazione, sulle reazioni emotive che l’azione suscita, nell’ottica di una contestualizzazione sempre più radicale dell’idea di confine e nella ricerca di un centro.

Giuseppe Stampone, Emigration Made, 2015

Abitare un luogo equivale a contestarne il limite nel tentativo di formalizzare una dinamica di margine, sulla sottile linea tra teatro e scena, tra spazio d’esposizione e spazio di vita, cercando di superare il trauma dell’isolamento attraverso una bellezza spesse volte ferita che nasce dal dolore e dal senso intimo delle cose.

Mario Giacomelli, Presa di coscienza sulla natura, 1976-80, gelatin silver print

Opere dissimili, quindi, nate da esperienze artistiche e di residenza diverse, che tuttavia testimoniano la lucida azione di Casa Sponge la quale, grazie alle figure di Giovanni Gaggia e Davide Quadrio, rispettivamente direttore artistico e presidente onorario di Casa Sponge, coadiuvati dal prezioso lavoro di Milena Becci e dei collaboratori Stefano Verri e Daniela Eusepi, come una spugna, appunto, assorbe le diverse intenzioni creative e le restituisce sotto forma di gesti dal denso significato identitario.

 

Come scrive Giovanni, infatti “Casa Sponge è una dichiarazione d’amore urgente, allora come oggi. Uno sguardo alla terra, alle radici, alla pratica artistica e alla genesi sana dell’opera. Sponge sta in una casa, lì ha il suo cuore, per forza di cose si deve riappropriare della verità e farne il suo porta bandiera. È una spugna che raccoglie fluidi, respiri e pensieri, li rielabora li modifica e li rigetta modificati e amplificati. La prima pratica è quella delle vicinanze e delle relazioni: io artista dialogo con artisti, insieme compiamo un viaggio lontano dall’individualismo; qui sta la prima mandata di chiave. Il secondo giro riguarda la provincia: praticare arte in luoghi decentrati relazionandosi profondamente con il territorio e con chi li abilità, immaginando una modifica lenta e costruttiva del paesaggio”.

Gianluigi Masucci, Ricostruzione da memoria delle dinamiche di un fiume, 2016, inchiostro su carta

La collettiva dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la validità delle proposte artistiche e creative dell’Italia interna, terre di confine nella perenne ricerca di un baricentro nelle quali pare formarsi una coscienza critica in tensione, nel tentativo disperato di cogliere, nella complessa disgregazione geografica, un senso da salvare: “L’Italia interna può diventare il laboratorio di un umanesimo delle montagne: basta che terra e cultura siano più rilevanti di cemento e uffici, canti e teatro al posto delle betoniere” direbbe Franco Arminio.

 

Marka – territori di confine
a cura di Maria Savarese

Artisti: Mario Giacomelli, Angelo Bellobono, Giulio Cassanelli, Roberto Coda Zabetta, Rocco Dubbini, Giovanni Gaggia, Gianluigi Maria Masucci, Giuseppe Stampone, Stefania Galegati Shines

5 maggio – 15 settembre 2018

Other Size Gallery, Via Andrea Maffei 1, Milano


Orari: dal lunedì al venerdì 11.00 – 20.00 | Sabato 18.00 – 22.00 Domenica chiuso.

Info: othersizegallery@workness.it
www.othersizegallery.it

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