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Breve presentazione di Speaking of Art |a cura di Elena Dolcini

Mai prima d’ora mi è capitato di dare un titolo a una rubrica e del tutto nuova è questa sensazione di incertezza, tentennamento, e approssimazione. Circoscrivere un progetto che ancora non è nato comporta i suoi rischi, perché si tratta di descrivere a priori un’esperienza che si andrà definendo in fieri, che nel suo divenire andrà assumendo una forma sempre più precisa, e, possibilmente, inaspettata.

Un titolo non è cosa da poco; dovrebbe concentrare nella sua brevitas il succo essenziale del progetto in cui ci si sta imbarcando, rispecchiarne la filosofia, l’approccio curatoriale per così dire, e allo stesso tempo rilevare lo stile e la sensibilità di colui o coloro che se ne occupano. (Troppe) aspettative si posano sul titolo; da un lato, come un indice, dovrebbe essere in grado di rappresentare ciò che lo segue, lo completa e lo spiega, dall’altro, come un’opera d’arte, dovrebbe anticipare, pre-formare ipotesi sul suo oggetto. Negli ultimi giorni, ci ho pensato spesso, andando al lavoro, in metropolitana, sull’autobus, in pausa pranzo, davanti al computer. Superata la fase in cui un “senza titolo” mi avrebbe risparmiata dall’inevitabilità della scelta, sono poi stata travolta dalle espressioni insieme più seriose, ridicole, e banali che la mia mente è, a questo punto è ufficiale, capace di considerare. E, così, finalmente, sono giunta a una conclusione.

Speaking of art sarà il titolo di questa nuova rubrica che si inaugura oggi sulla pagina online di Espoarte. Non è un titolo casuale, dal mio punto di vista nemmeno scontato, nonostante sia un’espressione per nulla ricercata e forse troppo sintetica. Nonostante ciò, non ho dubbi (e spero mai ne avrò) sull’appropriatezza dell’espressione che ho scelto ed ecco il perché.

 William Furlong mentre intervista Philip Glass

Speaking of art è una citazione, direte, che originalità; certo, non credo di meritarmi un premio per l’anticonformismo, ma per lo meno rendo così omaggio, in maniera esplicita, diretta e onesta, al libro di William Furlong. Speaking of art è una pubblicazione del 2010 in cui lo scultore e sound-artist inglese ha riunito alcune delle sue più famose interviste ad artisti, curatori e vari personaggi del mondo dell’arte internazionale.

Speaking of art-rubrica vuole ereditare lo spirito di un archivio sonoro e registrare, questa volta non oralmente, ma attraverso la scrittura, le voci di protagonisti, addetti ai lavori, persone visibili e invisibili che insieme contribuiscono a questa enorme macchina che è l’arte contemporanea a Londra.

Piccola postilla: con Londra intendo centro e periferia, territori-concetti che nonostante siano diventati del tutto relativi, quasi anacronistici, vanno entrambi presi in considerazione. Questo perché progetti artistici nascono tutti i giorni anche negli angoli più impensabili di questa grande città, che agisce come continua fonte di ispirazione, materiale di studio e esaltante piattaforma sociale.

Negli anni William Furlong è andato a costituire un archivio sonoro relativo all’arte dalle enormi dimensioni, un’opera che è difficile bypassare quando si tratta di approcciare temi quali dialogo, ascolto e conversazione nell’arte; un’opera che, come un classico, viene re-interpretata nuovamente tutti i giorni. Un esempio tra tutti, la giovane realtà rappresentata da Bip Bop a Bologna, un progetto radiofonico curato da Elena Biserna, Rita Correddu e Alice Militello, con cui si promuove uno studio sociale attraverso un’analisi estetica, artistica e musicale del e attraverso il mezzo radiofonico.

Nel nostro caso, con Speaking of art mi auguro di avere la possibilità di analizzare il binomio arte-Londra cercando di avvicinarmi alla sua essenzialità, cercando di capire perché è un’accoppiata così solida, fashion, da un lato sempre aristocratica, dall’altra comunque alternativa, in entrambi i casi, ostentata e a volte persino caricaturale.

Installation view of Richard Ducker: Dark Matter (March 2013) Courtesy of dalla Rosa Gallery and the Artist, all rights reserved

Vogliamo azzardare un’equazione ontologica: l’arte contemporanea è Londra e Londra è l’arte contemporanea, con un’aggiunta di punto interrogativo per i più scettici e anti-global? Questa rubrica parlerà di vari protagonisti del mondo dell’arte qui a Londra, galleristi, artisti, gallerie, musei, fondazioni, eventi sporadici, appuntamenti regolari, disparate realtà, ma con due minimi comuni denominatori: l’italianità e il dialogo. Speaking of art ascolterà infatti le voci di italiani a Londra, per cui utilizzerò il medium dell’intervista, nella certezza che dal dialogo emerga un’onesta traduzione della realtà, non mediata eccessivamente da editing e portatrice di spontaneità, freschezza e immediatezza.

Lucia Farinati durante una talk alla Tate
Mi piacerebbe che Speaking of Art potesse diventare un progetto più ampio, alla cui realizzazione tutti possano essere invitati per esprimere la propria opinione e portare il loro stile all’interno di una programmazione orizzontale. Speaking of Art avrà cadenza mensile
; ogni mese un pezzo, a mo’ di intervista, o più informalmente di dialogo, verrà pubblicato sulle pagine online di Espoarte. Per la prima intervista ho contattato Giovanna Paternò, direttrice di Dalla Rosa Gallery, uno spazio d’arte contemporanea nato da poco ma già capace di distinguersi per scelta curatoriale e medium artistico di riferimento.

Non potevo non richiedere la seconda intervista di questa rubrica a Lucia Farinati, ricercatrice e curatrice indipendente, con numerosi progetti tra l’Italia e la Gran Bretagna all’attivo. Lucia porta avanti la sua collaborazione con William Furlong dal 2005; prima come intervistatrice, poi curatore, Lucia continua a lavorare a stretto contatto con l’artista britannico. Il programma completo della rubrica si andrà definendo in fieri, e cercherà di abbracciare la complessità del suo argomento, anche perché, come già accennavo precedentemente, il bello dell’arte a Londra sta proprio nella sua imprevedibilità e contingenza.

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