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SASSARI | ARTECIRCUITO | Fino al 31 LUGLIO 2021

di FRANCESCO PAOLO DEL RE

Gioia, Disgusto, Paura, Rabbia e Tristezza, ovvero le diverse e contrastanti emozioni che vivono all’interno della psiche di una ragazzina, hanno volti, corpi e voci e sono i colorati protagonisti del film di animazione Inside Out, prodotto nel 2015 da Pixar e Disney e baciato da un successo planetario. In modo analogo ma del tutto involontario rispetto al racconto filmico, anche Silvia Mei, artista di origine sarda ma lombarda di adozione, sceglie di estrinsecare in forma di volti e figure – a volte solitari e a volte in gruppo – una serie di emozioni, di stati d’animo, di sensazioni e di reazioni istintive: sentimenti umanissimi ma non privi di stridenti parossismi, che qualsiasi persona si trova a provare in un giorno qualsiasi della propria vita, vengono tradotti nello stile personalissimo di una ricerca pittorica visionaria che fa del ritratto lo strumento principale della sua indagine.

Silvia Mei, La menzogna, 2021, acrilico, collage di pon pon, spray e tecnica mista su tela, 80x60cm

Silvia Mei, La menzogna, 2021, acrilico, collage di pon pon, spray e tecnica mista su tela, 80x60cm

Ecco così comporsi una quadreria di palpiti e sussulti, di aggrottamenti e sussieghi, di singhiozzi, smorfie e ghigni, che agitano fisionomie alterate, belluine, di straordinaria irregolarità, al centro di quindici opere – tecniche miste grandi e piccole con interventi polimaterici su tele e cartoncini – presentate in mostra a Sassari dal 3 al 31 luglio negli spazi dell’associazione culturale ArteCircuito di Luigi Angius e Mirco Melis, con il titolo Dolcissime nevrosi e la curatela di Camilla Mattola.

Silvia Mei, Dolcissime nevrosi, ArteCircuito, Sassari, installation view

Silvia Mei, Dolcissime nevrosi, ArteCircuito, Sassari, installation view

Spingendosi alla deriva nell’oceano mai calmo della nostra interiorità, Mei osserva con attenzione partecipe e viva i fenomeni più vari che lo animano, le correnti profonde e la risacca minuta, screziature e gorghi, marosi e bonacce, affioramenti e naufragi abissali. In forma di facce.

Gli schiaffi più forti e le increspature minute, le tormente furibonde oppure il dissecarsi salino della bassa marea, tutto produce un effetto di modificazione, tornitura, deformazione e smottamento sulla fisionomia dei giorni nei quali via via si vanno incarnando i fenomeni interiori che agitano il teatro delle maschere delle nostre inquietudini e degli smarrimenti che ci prendono, siano essi provvisori o incancreniti.

Silvia Mei, Passeggiatina al mare, 2021, acrilico, spray e tecnica mista su tela, 100x80cm

Silvia Mei, Passeggiatina al mare, 2021, acrilico, spray e tecnica mista su tela, 100x80cm

Giorni come facce, dunque, su cui leggere strato dopo strato l’orografia degli attriti e degli urti dell’essere nel mondo, gettati fianco a fianco agli altri feroci abitanti di un terrificante parco giochi senza istruzioni per l’uso. E la manifestazione di questo vorticare furioso e spiazzante dei moti dell’animo è un magma molto più arzigogolato e multiforme delle semplificazioni edificanti del racconto cinematografico per bambini che abbiamo preso a pretesto per illustrare il meccanismo di formazione dei volti della pittura immaginifica e terrificante di Silvia Mei.

Silvia Mei, Fessa in testa, 2019, acrilico e tecnica mista su tela, 30x40cm

Silvia Mei, Fessa in testa, 2019, acrilico e tecnica mista su tela, 30x40cm

Il risultato è una stralunata sequenza di volti traditori di qualunque bellezza, assecondando una vera e propria ossessione per il ritratto che in realtà ritratto non è mai appieno, ma un sovrapporsi dissonante di piani e presenze, un vociare ininterrotto che si dà per episodi pirotecnici e non diventa mai narrazione, affidandosi all’estro di una colata piroclastica di segni e materiali pittorici sedimentati e orpelli – come piume o pon pon – aggiunti senza nessun intento decorativo, un addensarsi della materia cromatica che non si fa capace di un inizio e di una fine.

Questa esterrefatta assemblea di voci e facce sovrapposte e colanti resta impigliata nelle forme fantasmagoriche di tanti sconosciuti eppure familiari mostri della porta accanto, di umanissimi alieni arrivati senza invito, di stravaganti buffoni senza corte. Un po’ Dorian Gray e un po’ streghe cattive di Biancaneve, vivono nel mettersi in posa del cuore in tumulto e sono un’ustione di specchio, un riflesso rimosso che si fa più nudo dell’imperatore, pavoneggiato nei suoi vestiti inesistenti, spogliato da ognuno dei filtri che il nuovo galateo digitale insistentemente impone.

L’unità di misura è l’io della pittrice, nella sua sgrammaticata e infinitesimale potenza, bussola di senso. “Parto da me – spiega infatti l’artista – da quello che sto vivendo personalmente. E, rappresentando me, cerco di cogliere quello che ci accomuna: non i volti, non quello che appare, ma quello che proviamo”. Un invisibile disagio che si offre con disarmante eleganza e ammiccamento civettuolo.

Silvia Mei, Il ricordo, 2021, acrilico, collage e tecnica mista su tela, 30x40cm

Silvia Mei, Il ricordo, 2021, acrilico, collage e tecnica mista su tela, 30x40cm

“Cerco di far riemergere – prosegue Mei – quello che si cerca di sopprimere o addomesticare. Voglio togliere tutte le apparenze, per guardare dentro. Non mi piace la finzione, non mi piacciono le bugie, le menzogne, la falsità, non mi piace tutto ciò che è impostato e costruito, eccessivamente contenuto. Quello che cerco di fare è estrapolare tutto il contenuto del vero che viviamo”.

Silvia Mei, Intorno a me, 2021, acrilico, schiuma poliuretanica e tecnica mista su tela, 60x50cm

Silvia Mei, Intorno a me, 2021, acrilico, schiuma poliuretanica e tecnica mista su tela, 60x50cm

In questo senso la nevrosi dell’artista si fa dolcissima e persino salvifica, capace di essere ponte per superare la solitudine. Arte di esorcismo, pittura di scongiuro, che cerca l’umano nelle sue pieghe più profonde e prova a illuminare ciò che è celato. In questa sfida all’indicibile, la gamma della tavolozza di Silvia Mei si rivela ardita e sgargiante e gli echi multiformi che sostanziano gli elementi del suo linguaggio spaziano dalle suggestioni grottesche della pittura antica al gusto della deformazione proprio di certa arte tra le due guerre. Un campionario di umanità che consuma le sue passioni oltre la soglia del bello, in un tempo senza tempo.

Silvia Mei, Il bosco è Federico, 2021, acrilico e tecnica mista su tela, 60x60cm

Silvia Mei, Il bosco è Federico, 2021, acrilico e tecnica mista su tela, 60x60cm

“Occhi piccoli e ravvicinati, viso allungato e scarno, fronte ampia, naso lungo e lineamenti dalla superficie quasi liquida, le figure ritratte da Silvia Mei hanno tutte caratteristiche simili”, scrive la curatrice Camilla Mattola. “L’aspetto grottesco – prosegue nel suo testo critico – è accentuato anche dallo spessore degli strati pittorici che costruiscono l’immagine e dall’effetto tridimensionale della schiuma che, in rilievo sulla tela, crea l’impressione che questi personaggi tentino di evadere dal dipinto. Seppur si presentino spesso caratterizzati da acconciature o da vestiti elaborati, è difficile individuare il genere di questi individui, che appare invece fluido. Paradossalmente simili a maschere, i volti dipinti da Silvia Mei mostrano invece in maniera schietta e onesta tutti quei pensieri e quelle sensazioni che la società tende a reprimere”.

 

Silvia Mei. Dolcissime nevrosi
a cura di Camilla Mattola

Fino al 31 luglio 2021

ArteCircuito
Via Enrico Costa 5, Sassari

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