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Z2O Galleria Sara Zanin
Roma

Silvia Camporesi. Sifr – La distanza canonica
(di Laura Fanti)



Secondo la Kabbalah rivelata, la disciplina ebraica, intendiamoci, e non il ciarpame che vi si è creato attorno, noi tutti siamo un Kli, un vaso vuoto che attende di essere riempito dai nostri desideri. Il Kli rivela la nostra capacità di dare e di ricevere secondo il significato spirituale dell’idea di azzeramento; simile il concetto di Sifr che in arabo significa “0”, inteso come vuoto, non come sinonimo di nulla piuttosto come apertura alla possibilità.
Presa coscienza di questo vuoto primordiale, si passa ad un’esperienza più elevata, che si manifesterà in modi diversi. L’arte è uno dei territori di questa epifania. Anche il corpo viene scosso e può accadere che la ricerca di un’evoluzione spirituale abbia inizio dal corpo stesso: così è per Silvia Camporesi, la quale si è ripresa durante una corsa fatta di imprevisti e di continui adattamenti, con indosso una “gonna-paracadute”, che evoca leggerezza e al contempo crea impiccio. Le ho rivolto qualche domanda sul suo ultimo progetto Sifr – La distanza canonica che presenterà a Roma il 7 dicembre…

Laura Fanti:  Il lavoro che presenti da Sara Zanin, Sifr – La distanza canonica, segue Dance dance dance-la nuotatrice e Secondo vento-la karateka. Tutte parti di un unico progetto attorno alla ricerca di ciò che di più spirituale e inafferrabile sottende l’esercizio fisico e, al tempo stesso, l’energia psicofisica che si sprigiona negli attimi più tesi dello sforzo corporeo, che giungono al limite dell’estatico. Ci puoi parlare delle percezioni mentali e corporee che hai percepito in questo viaggio?
Silvia Camporesi:
Girare le scene che compongono Sifr è stata un’impresa complicata.
Il progetto iniziale consisteva nel far interpretare il video ad un’atleta professionista, come per i due video precedenti. Ho selezionato l’atleta e organizzato le riprese, scegliendo accuratamente i paesaggi che avrebbero fatto da sfondo alla corsa, quando un imprevisto accaduto poche ore prima delle riprese ha stravolto i piani e sono stata costretta a interpretare io stessa l’intero video. In poco tempo ho dovuto fare i conti con il freddo, la mancanza di un allenamento agonistico, la fatica, la stanchezza, imprevisti e difficoltà varie (mi si è strappato il vestito e mi si sono rotte le scarpe), ma dall’altra parte avevo in mente solo la realizzazione del mio progetto e ciò era sufficiente a conservare le energie per continuare a correre. Correndo ripetevo mentalmente alcune frasi, come una sorta di litania, e dopo la fatica iniziale ho cominciato a percepire le gambe sempre più leggere e mi sentivo incredibilmente piena di forze. In fondo, l’idea che sta alla base del video parla di un percorso spirituale ed è fortemente autobiografico, così ora sono felice che gli accadimenti mi abbiano portato ad interpretarlo io stessa.

Dance dance dance e Secondo vento avevano in comune il senso di soffocamento creato dal contrasto tra la libertà delle discipline – danza e karate – e il décor in cui l’esecuzione si sviluppava, ora in una piscina, ora in una cella. Lo spettatore veniva avvolto dalla ricerca di un’esperienza estatica che, nel primo caso, era solo in nuce nel corpo della donna, nel secondo si liberava per mezzo del secondo vento, che, a sentire Gurdjeff, costituisce l’energia disponibile quando quella normale è esaurita, e qui si avvertiva una pienezza spirituale molto intensa. In questo tuo ultimo lavoro par di trovare risposta agli interrogativi posti dagli altri progetti: la corsa, con l’andare, il cercare, il calpestare ogni volta un suolo diverso, insieme con le emozioni che scaturiscono dallo sforzo corporeo, dalla stabilizzazione del respiro e dalla sensazione di “rinascita”, può costituirsi come la disciplina più consona al tipo di ricerca che stai svolgendo da anni. Sei d’accordo? Cosa distingue Sifr – La distanza canonica dagli altri lavori?
I tre lavori che citi, come hai giustamente notato, fanno parte di una trilogia. In tutti e tre i casi la storia e il percorso sono gli stessi: un limite (fisico) e il suo superamento (mentale). ddd si svolge in una piscina, secondo vento in una cella e in entrambi i casi il limite è evidentemente lo spazio fisico ristretto, chiuso, che le protagoniste superano con la disciplina, ovvero con un atto che coinvolge corpo e spirito nella massima tensione.
Sifr parte da premesse diverse: siamo in uno spazio aperto e il paesaggio muta ad ogni scena. Il limite in questo caso è invisibile, riguarda esclusivamente il pensiero. La protagonista corre con un vestito nero molto lungo che ad ogni passo si solleva. Quel drappo in movimento è simbolo di leggerezza e rappresenta il tentativo di affrancarsi dal limite del corpo. Nel percorso si susseguono momenti di stasi, salti e cadute, ma apparentemente nulla sembra cambiare nel punto di vista dell’atleta.
La reale differenza fra Sifr e gli altri due video è la presenza di un oggetto simbolico, estraneo al luogo, che compare nella scena finale del video: una scala a sette pioli. La scala nella simbologia rappresenta l’ascesa, il raccordo ideale fra la terra ed il cielo. In Sifr lo sforzo fisico della corsa, che attraversa diversi paesaggi e determina un susseguirsi di emozioni, porta a riconoscere che quel limite solo accennato nei primi due capitoli è fortemente reale e necessita di uno strumento – rappresentato in questo caso da una bianca scala – per poterlo superare.

In passato hai lavorato molto sul concetto di identità legato anche alla femminilità e alla malattia, penso a Ofelia (2004) e a Les idiots savants- un diverso stato (2003), ispirato al noto romanzo di Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. In quei casi, a mio vedere, perno della tua ricerca era l’affermazione della verità, della realtà del soggetto, dello svelamento sotteso ad un’apparente anormalità. Anche in Sifr – La distanza canonica, la questione della verità si pone, ci puoi spiegare in che modo e in che senso a volte parli di “fede” al posto di “spiritualità”? Fede e verità come si legano?
Posso affermare che tutta la mia ricerca affronta sempre una sola tematica: l’evoluzione spirituale. Quando parlo di spiritualità non parlo necessariamente di religione, così come quando parlo di fede non cito nessun dio in particolare. “Fede” e “spiritualità” sono parole delicate che inevitabilmente ci trasportano in ambito religioso, ma come puoi notare né in Sifr, né in altre opere ci sono espliciti riferimenti alla religione. La croce che compare in ddd è composta da una serie di mattonelle, è un incrocio di linee che nulla ha a che vedere con la simbologia religiosa cristiana. È proprio questa sottile terra di confine fra “sacro nel luogo sacro” e “sacro nel quotidiano” che mi affascina e mi ispira, e credo sia il terreno più fertile per parlare di evoluzione spirituale. Cerco di ricreare un’atmosfera sacrale attraverso la combinazione di suoni e immagini, ma poi mi fermo e lascio tutto sospeso, tutto aperto, affinché ad ogni visione si possa aggiungere o togliere qualcosa, si possa arrivare ad una propria verità.

La mostra in breve
Silvia Camporesi. Sifr – La distanza canonica
A cura di Valentina Ciarallo
Z2O Galleria Sara Zanin
via dei Querceti 6, Roma
Info: +39 06 704 522 61
www.z2ogalleria.it
Inaugurazione martedì 7 dicembre 2010 ore 18.30
7 dicembre 2010 – 13 gennaio 2011

In alto:
“SIFR” (frame), 2010, video hd, color, sound, 4’30”, ©Silvia Camporesi, courtesy z2o Galleria | Sara Zanin
In basso, da sinistra:
Dalla serie “REGOLE PER USCIRE AL GIORNO”, 2010, lambda print, cm 20×30
Dalla serie “REGOLE PER USCIRE AL GIORNO”, 2010, lambda print, cm 20×30
©Silvia Camporesi, courtesy z2o Galleria | Sara Zanin

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