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CURITIBA (BRASILE) | MUSEO OSCAR NIEMEYER – MON | FINO AL 30 DICEMBRE 2018

Intervista a MARCO BOLOGNESI a cura della Redazione 

Dopo i positivi riscontri ottenuti alla Biennale di Curitiba del 2017 e la partecipazione alla mostra itinerante che ha portato opere di artisti selezionati in diverse città brasiliane, le immagini fotografiche di Marco Bolognesi sono state selezionate dai curatori Tício Escobar e Luiz Carlos Brugnera per la ricognizione storica che ripercorre al Museo Oscar Niemeyer i 25 anni della Biennale di Curitiba, punto di riferimento nell’arte contemporanea brasiliana ed evento di primo piano nel circuito internazionale. Quattro domande all’artista che, dopo Techno Mutant, sta lavorando ad un nuovo progetto di chiara matrice politica e sociale…

Marco Bolognesi per Unspoken Deals, veduta della mostra, courtesy Biennale di Curitiba

Quali sono gli elementi della tua ricerca che ritieni abbiamo suscitato maggiore interesse in Brasile?
Quando nel 2017 sono stato per la prima volta in Brasile ero ignaro del livello e dell’alto interesse del pubblico per l’arte contemporanea. Il mio lavoro si basava su una domanda fondamentale: quando l’uomo perde la sua “umanità”, può ancora essere considerato “essere umano” oppure diventa qualcosa d’altro? A livello formale credo poi di aver intercettato un immaginario collettivo…

Marco Bolognesi, The hope of Hadar, 2017, collage corporeo, stampa Fine Art su dibond, 100×70 cm

Nell’ambito della mostra Unspoken Deals, al Museo Oscar Niemeyer presenti quattro opere della serie Techno Mutant. Come è nato e si è sviluppato il progetto? La realizzazione da un punto di vista tecnico?
La mia metodologia di lavoro prevede sempre una fase di pre-produzione, fatta di letture, ritagli di giornale, schizzi, visione di documentari e approfondimenti, per creare uno “spessore” sufficiente a sostenere e sviluppare l’idea. Era un periodo in cui sentivo con forza l’esigenza di mostrare questa umanità modificata che, in campo concettuale, è diversa dall’essere robotizzato proposto nell’esposizione Post Human, curata da Jeffrey Deitch nei primi anni ’90. I miei infatti sono Techno Mutant, esseri che stanno mutando ma che, attraverso questo processo – doloroso, ma necessario – stanno perdendo un’eredità importante, ovvero la loro umanità. Dal punto di vista tecnico, lavoro sempre trasformando il corpo della modella in una tela. Su questa “tela”, sono applicati giocattoli, pistole ad acqua ed oggetti portati da casa, decontestualizzati e “fusi” nel corpo. Alle modelle è stato poi chiesto di posare ricordando un elemento perduto della loro umanità…

Nelle tue opere convivono elementi fantascientifici e rimandi all’attualità… È possibile avanzare una lettura in chiave sociale?
Assolutamente sì. Mi ritengo una artista impegnato socialmente e politicamente: il linguaggio fantascientifico – che frequento fin da ragazzino – è, per me, uno strumento fondamentale per condurre lo sguardo oltre l’orizzonte.

Progetti in cantiere? Quando potremo vedere le tue opere in Italia?
Sto lavorando ad un progetto corposo dedicato al tema dell’immigrazione che sarà presentato il prossimo marzo al Macro Asilo di Roma. E sono già in calendario altre mostre istituzionali, sempre in Italia, ma al momento non posso dire di più…

Museu Oscar Niemeyer – MON

Unspoken Deals
a cura di Tício Escobar e Luiz Carlos Brugnera
Meyer Filho, Luiz Enrique Schwanke, Ricardo Migliorisi, Edilson Viriato, Livio Abramo, Juliana Stein, Hugo Aveta, Biaggi, Marco Bolognesi, Lucinda Simas Magalhães, Eifigênia Rolim, Raúl Frare, Guita Soifer

Fino al 30 dicembre 2018

Museo Oscar Niemeyer – MON
Rua Marechal Hermes 999, Curitiba, Paranà, Brasile

Nell’ambito delll’edizione speciale della Biennale di Curitiba | 25 Anni
A cura di Tício Escobar

Promotori: Segreteria di Stato per la Cultura del Governo del Paraná e Ministero della Cultura del Governo Federale, con il supporto di URBS.

Info: http://bienaldecuritiba.com.br/2018/
www.museuoscarniemeyer.org.br

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