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SEREGNO (MB) | Artesilva | 14 giugno – 27 luglio 2013

Intervista a DOMENICO D’OORA di Matteo Galbiati

Con una serie di lavori recenti la galleria Artesilva – sempre impegnata in scelte coerenti che qualificano il suo lavoro di ricerca – presenta una coinvolgente mostra personale di Domenico D’Oora. La sua è una pittura spessa e concreta che ha un corpo tangibile e percepibile nella realtà del mondo e svela, lentamente, il mistero del suo essere convinta astrazione monocroma che apre all’assoluto delle possibili verità del reale. In quest’occasione abbiamo incontrato D’Oora e parlato con lui del suo lavoro e ricerca, osservando l’esito delle sue ultime opere esposte nella galleria brianzola:

Nella tua scelta monocroma, radicale quanto impegnata, che caratteristica ha il tuo colore?
Il mio è un colore complesso con caratteristiche spesso contraddittorie: non è luminoso quando è chiaro, non è buio o spento quando è scuro. La sua qualità principale è questa mutevolezza costante, che gli fornisce anche la possibilità, cambiando e vibrando, di suggestionare, donando spunti e sensazioni differenti. Da qui nasce e si genera la pittura.

Come nascono queste posizioni contraddittorie nel tessuto monocromatico?
Per un’unione di opposti: il mio “unico” colore miscela nel suo corpo tinte che sono complementari e questo garantisce quella somma di opposti che danno luogo ad una continua mutevolezza che emerge comunque ad una visione attenta.


In questi lavori ci sono tracce orizzontali, come degli inspessimenti, cosa determinano?
Queste “bande” – in precedenti cicli erano verticali ma le ho abbandonate perché proiettavano l’opera in una dimensione troppo “celeste” – ora sono il segno della fisicità del colore che non è solo immagine empirica, ma è fisica, concreta, reale. Il colore è materia e quindi anche il supporto, con la sua fisicità e cromaticità, è importante. In un certo senso, questo tipo di pittura “astratta” è il vero realismo. Dichiaro la sua oggettualità e per questo ricorro ad un taglio aggettante del supporto, perché concorre a presentare il colore in superficie. Queste opere instaurano una realtà che deve essere indagata.

Però poi la loro visione diventa imparziale…
Esatto, non deve rimandare a qualcosa ma solo evocarla: l’occhio anche inesperto è attratto e coinvolto dal colore che “sogna e pensa con noi”, come ha detto Baudelaire.

Dove sta la tua volontà pittorica?
In una cura maniacale del dettaglio, pondero ogni elemento, colgo ogni piccola modifica, anche le imperfezioni che concorrono a determinare quell’individualità specifica di ogni opera, che deve poi essere necessariamente letta. L’imperfezione è parte della realtà quotidiana e che vive anche nel colore.

Accennavamo a come si genera pittura, ma cos’è quindi la “pittura”?
È qualcosa che prende tutto, perché è un atto del pensiero che è sia emozionale che razionale. Questo le fa appartenere tutte le possibilità e tutte le implicazioni di queste due sfere dell’esperienza cognitiva. È un atto di fiducia che pone interrogativi e guarda sempre oltre.

Come si pone oggi l’artista e la sua pittura?
Sfida le convenzioni dei mass media e della tecnologia, sempre guardandosi attorno. Certa pittura è spesso passiva e remissiva, invece deve restare attiva contro le convenzioni visive del momento. Deve portare ordine nel disordine della visione attuale, per lasciar affiorare qualcosa di depurato che vive nello sguardo dello spettatore.

Dove sta la possibilità della visione quindi?
Proprio in funzione di quel che dicevo sta, alla fine di tutto, in chi guarda, nel fenomenico, nel pubblico.

Alcune opere sono disposte in un’installazione, anche se di fatto non lo sono…
Esatto, non sono un’installazione, sono abbinamenti per sollevare interrogazioni su una relazione che non sempre è comprensibile o dichiarata. Questa resta sempre sospesa.

La sospensione so che è per te qualcosa di importante…
Certo, è la condizione dell’esistenza nella contemporaneità. Siamo costretti a non avere risposte definitive. Ci sono certezze constatabili, ma non descrivibili. Questa pittura non è l’elogio del nulla, ma l’affermazione di una speranza rispetto al nichilismo. È fiducia nell’intelletto, nella ricerca di una possibilità di senso.

Che vizi o problemi ha la contemporaneità?
Un assurdo: sembra che intendano lasciarci senza un linguaggio…

Quali progetti ti attendono?
Una mostra personale a Francoforte in autunno.

Domenico D’Oora. Painting now
testo di Marco Meneguzzo

14 giugno – 27 luglio 2013

Artesilva
Via San Rocco 64/66, Seregno (MB)

Info: +39 0362 231648
info@artesilva.com
www.artesilva.com

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