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a cura di Alessandra Redaelli

Mr. Savethewall, protagonista della nostra nuova Pillola d’arte, parte dalla street art per portare la pittura in una direzione nuova, che ha a che fare con la sintesi tipica dell’arte di strada, certo, e con il suo linguaggio immediato spesso finalizzato alla critica sociale, che non disdegna suggestioni pop nella semplificazione formale e nelle cromie, ma che finisce per attingere a risultati profondamente concettuali. La base del suo lavoro è lo stencil, che gli piace per la sua rapidità di esecuzione, ma soprattutto per quell’essenzialità che non è solo possibilità di ripetizione, ma nucleo espressivo, essenza, base sulla quale poi ogni volta l’artista interviene con il colore, aprendo al gesto istintivo, ai dripping, alle colature e dunque all’emozione. Basta vedere la serie dei suoi Kiss me, i ranocchi dandy, impeccabili o travolti dal colore dilagante.
La sua ispirazione è onnivora: dalle immagini universali (il coniglietto di Playboy, i volti delle star del cinema) agli eroi Disney, dalla politica all’arte, Savethewall estrapola simboli che ribalta in sottilissime operazioni di détournement. Nel caso della Pietà (il titolo per esteso è Povera patria), è la Madonna dolente di Michelangelo a chinarsi per sostenere un tricolore morente su uno sfondo di prime pagine di quotidiani internazionali. Quello che Savethewall cerca è sempre un cortocircuito visivo che diventi immediatamente cortocircuito mentale, come quando nella Fine del mondo schiaccia un planisfero fino a farne una sovrapposizione mentale con la Fine di Dio di Lucio Fontana. Una svolta profondamente concettuale è rappresentata dalla nuova serie International language, dove, abbandonato il colore selvaggio per un pulitissimo bianco e nero, Savethewall dipinge in negativo immagini simbolo della nostra quotidianità. Accompagnate dalla loro definizione in inglese – e dalla stessa parola nell’alfabeto fonetico internazionale che ne definisce la pronuncia – le immagini semplificate si trasformano in icone e in sofisticata indagine sul nostro universo simbolico, che partendo da un’operazione linguistica arriva a dipingere uno spaccato della nostra società.

Mr. Savethewall con la scultura Save the cool e una serie di opere della serie International language. Foto di Emanuele Scilleri.

1 – Definisciti con tre aggettivi.
Autentico. Vulcanico. Visionario.

2 – Qual è stato il momento in cui hai capito di essere artista?
Ci sono stati tanti segnali più o meno importanti nella mia vita e quasi tutti sono rimasti inascoltati. Tuttavia un giorno, dopo anni di doppia identità, diurna da manager e notturna da street artist, ho lasciato la giacca, la cravatta e una carriera avviata per intraprendere professionalmente quella di artista. Quello è stato il momento in cui ne ho preso atto.

3 – Hai scelto la tecnica dello stencil perché…
Nei primi anni 2000 incontro Banksy e la potenza espressiva del suo linguaggio fatto di stencil.
 Mi cimento e scopro uno strumento rapido e funzionale per fulminee incursioni notturne nelle vie della città.
 In assoluto è il linguaggio più efficace per far arrivare i miei messaggi, per poterli replicare e renderli pop. Tuttavia cerco di non pormi limiti… dalla fotografia alla scultura tutto è possibile.

4 – L’opera d’arte che avresti voluto realizzare tu.
L’iPhone. Senza dubbio.

5 – Qual è il momento più emozionante della tua giornata?
Quando mi viene un’idea che poi diventerà un’opera d’arte. Scatta qualcosa di emotivamente inimmaginabile. Quando ho realizzato la rivisitazione della Pietà di Michelangelo, stavo andando al lavoro ascoltando radio 24 e le notizie tragiche sull’economia italiana dai media internazionali mi stavano facendo veramente male. In quel momento ho immaginato il tricolore tra le braccia della Madonna. Ho chiamato in ufficio e ho detto che avrei preso ferie. Sono tornato a casa e l’ho realizzata senza fermarmi fino alla fine.

6 – L’arte è ispirazione o applicazione?
L’arte è troppe cose per poterle descrivere tutte se non attraverso l’opera d’arte stessa.

7 – Chi eri nella tua vita precedente?
Non so chi fossi, ma so sicuramente chi avrei voluto essere: un artista della seconda metà del 1400 nella Firenze di Lorenzo il Magnifico. Sarei stato perfetto per la sua propaganda politica.

8 – Tre qualità che non possono mancare all’artista del Terzo Millennio.
Genialità, conoscenza e un ottimo gallerista.

9 – Il sogno che non hai ancora realizzato.
Un mito classico dell’immaginario collettivo che vuole ricco l’artista contemporaneo affermato: why not… il mio primo milione di euro.

10 – La bellezza salverà il mondo?
Il mondo è bellezza e sopravvivrà anche all’ignoranza.

www.savethewall.it

Leggi anche: Archivio Pillole d’Arte da #1 a #12

Mr. Savethewall, Shark, 2019, mixed media on canvas, 100×150 cm. Foto di Emanuele Scilleri.

 

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