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Intervista a Chiara Bertola

di Matteo Galbiati


HangarBicocca torna ad aprire al pubblico dopo un accurato intervento che ne ha migliorato – senza stravolgerne il fascino – la struttura. Tra le novità troviamo l’apertura della libreria e di una caffetteria che, con un nutrito programma di attività, lo movimenterà e animerà anche fuori dai suoi consueti orari di apertura. Nella zona dell’ingresso, dove è stato sistemato il nuovo giardino, la scultura La Sequenza di Fausto Melotti, accoglierà i visitatori creando idealmente un ponte tra passato e presente dell’arte contemporanea. In quest’occasione incontriamo il direttore artistico di HangarBicocca Chiara Bertola.

Matteo Galbiati: HangarBicocca riapre dopo i lavori di sistemazione dei suoi spazi, cosa ha riguardato questo intervento?
Chiara Bertola: Oltre alla sistemazione e all’adeguamento degli impianti, le novità principali riguardano l’apertura di una ricca libreria seguita da Fabio Castelli e di una caffetteria il cui progetto è stato studiato e seguito attentamente dallo Studio di Architettura April. Nel nostro caso non saranno locali di servizio e accessori, ma rivestiranno un ruolo centrale nelle attività di HangarBicocca secondo il nostro desiderio di creare uno spazio permeabile ad un vasto pubblico e ad un’integrazione organica di ciascun elemento che sarà parte o, più semplicemente, parteciperà ai nostri progetti e alle nostre manifestazioni.

Questo luogo è certamente uno tra i più affascinanti per presentare al pubblico l’arte contemporanea – negli anni le mostre di HangarBicocca sono sempre state di notevole qualità e di grande riscontro – oggi come migliora la sua offerta?
La parte centrale rimane quella destinata alle mostre. Oltre a questa vogliamo affiancare una visione allargata dei linguaggi contemporanei e prevediamo, accanto alle opere in mostra, manifestazioni e programmi legati al teatro, alla poesia, alla musica e alla letteratura. L’evento mostra deve essere un organismo che muta nel tempo e accoglie e rimanda stimoli e proposte sempre diversi. Lo spazio esterno per esempio avrà una notevole importanza grazie anche all’intervento permanente intitolato Melting Pot di Stefano Boccalini che, sistemato nel giardino, accoglierà momenti e situazioni particolari: laboratori, attività didattiche, concerti, mercatini… HangarBicocca non vuole essere una cattedrale nel deserto, ma cerca di inserirsi e collegarsi, agendo anche da legante esso stesso, con le realtà che lo circondano. Il dialogo col territorio si rivolge a largo spettro, partendo dal quartiere – con le sue associazioni, le università, le industrie, … – per allargarsi, poi, alla città e oltre.

Per la riapertura di questa settimana hai chiamato un solo, straordinario, artista: Christian Boltanski. Perché hai scelto una ricerca incentrata sul vissuto e sull’emozione, sulla memoria e il ricordo?

Credo non occorrano grandi presentazioni al suo lavoro. Christian Boltanski è certamente, tra i viventi, uno dei maggiori artisti contemporanei. L’intervento che ha preparato si configura come il terzo capitolo della sua installazione Personnes che, dopo il Grand Palais di Parigi e l’Armory di New York, si offre all’attenzione e riflessione del pubblico. Tra i nostri desideri c’è anche quello di aprire, in questo modo, quel dialogo e confronto con le grandi realtà legate alla cultura del contemporaneo internazionali e, con queste, operare su progetti condivisi.

A Christian Boltanski farà seguito il progetto Terre Vulnerabili. Il tema è particolare e molto attuale: la vulnerabilità. Cosa ti ha spinto a tale scelta?
Credo che il tema sia di assoluta contemporaneità: viviamo in una società e in un tempo che ci hanno resi soggetti fragili e vulnerabili. Vorrei che questa mostra restituisse il senso del nostro oggi, del presente, cercando di mettere in luce quegli aspetti spesso taciuti. Vorrei che il nostro essere vulnerabili potesse essere letto anche in chiave positiva, come momento rigenerante, come possibilità di ritrovare quella forza in grado di vincere e superare le nostre fragilità e paure. Non voglio che debba necessariamente essere visto come un momento integralmente negativo.

Vulnerabile è anche l’area industriale in cui si trova HangarBicocca che si sta bonificando e riqualificando per nuovi usi…
HangarBicocca vuole essere coerente esempio generale di rinascita e rigenerazione, per questo abbiamo curato molto anche gli spazi esterni del nuovo giardino: dove prima c’era un’industria oggi si ritrovano – e restituiscono al quartiere – spazi verdi vivibili.

So che nelle tue intenzioni c’è quella di offrire un’esposizione insolita: hai previsto una serie di cambi e modifiche “in corsa” perché la mostra sia quasi un organismo vivo e mutevole che non resta mai uguale a se stesso…

Questo rimane un aspetto centrale: la mostra avrà un carattere stagionale e nella ciclicità del tempo si cambieranno le installazioni, si alterneranno le opere e le presenze. Alcuni restano per tutta la durata, altri smontano laddove nuovi artisti monteranno opere nuove.
Il pubblico viene invogliato a ri-partecipare, a ritornare per vedere e verificare i cambiamenti di stato, così come avverte il mutare delle stagioni. Il processo di verifica trova il cuore del senso più intenso e dinamico della mostra.

Nei tuoi scopi c’è anche quello di mettere in reciproco dialogo e riconoscimento il curatore e gli artisti ma anche gli artisti tra loro. Hai detto che la preparazione si è svolta, infatti, come un processo costruito insieme agli artisti, ma visionando l’elenco dei nomi che troveranno spazio in mostra si vede che è davvero lungo, come sei riuscita a coordinare tutte queste personalità così diverse?
La mia idea era proprio quella di arrivare ad una somma di energie, anime, talenti, linguaggi che fossero fuori dalle logiche consuete: non mi sono curata di gruppi, di esperienze, di età, di mode. Ho voluto cercare elementi di un puzzle che s’incastrassero tra loro secondo un fare che conducesse alla condivisione del progetto nella sua specificità. Abbiamo iniziato lo scorso ottobre con una serie di incontri e colloqui con gli artisti e devo dire che lo scambio che volevo è avvenuto. Loro stessi spesso si sono meravigliati delle potenzialità che tale approccio, inusuale rispetto le loro esperienze relative alla preparazione di una mostra, ha loro offerto. Tutti hanno pienamente, e senza distinguo, attraversato in pieno lo spirito dell’iniziativa.

Tieni molto a sottolineare che HangarBicocca non sarà più solo arte contemporanea: il visitatore troverà un luogo aperto al dialogo tra le diverse arti. Ci spieghi come questo avverrà?

Il tema centrale della mostra sarà il pretesto, la causa scatenante di una moltiplicazione di proposte per avviare considerazioni trans-culturali che siano efficaci a catturare l’attenzione di un pubblico sempre maggiore. HangarBicocca sarà il luogo per l’incontro di pubblici diversi che, contaminandosi, ne creeranno uno solo più vario, esteso e riccamente interessato. HangarBicocca non sarà il solito contenitore di mostre, quel luogo di passaggio e transito senza personalità, ma sarà un ambiente vivo in cui trascorrere piacevolmente del tempo, accontentando stimoli diversi. Un luogo in cui si ritorna.

Come si orienta HangarBicocca, in questo suo atteso rinnovamento, rispetto la sperimentazione e la ricerca soprattutto dei giovani, siano essi artisti, critici o curatori?
Io cerco la collaborazione con curatori e specialisti di aree culturali differenti, avrete ormai chiaro il mio concetto di organicità del sistema culturale, di cui HangarBicocca sarà l’esempio. Andrea Lissoni segue la parte legata al sound e al video, Roberto Casarotto cura la parte dedicata alla danza mentre Debora Pietrobon ed Enzo Martinelli quella legata al teatro. Bisogna aprire continue fessure e spiragli su tutto ciò che rimane sempre inerente alla riflessione e al tema che stiamo proponendo con la mostra.

La mostra di Boltanski ha visto la collaborazione tra HangarBicocca e il Grand Palais di Parigi, prevedi scambi con altre istituzioni internazionali?
Dicevo che rivolgeremo l’attenzione anche ad ogni singolo organismo ed ente, partendo proprio da quelli legati al quartiere, è indubbio che la cooperazione con le grandi realtà internazionali rimane un nodo centrale delle nostre attività future. Abbiamo dei contatti e stiamo lavorando in questo senso ma, per il momento, preferisco non svelare ancora nulla!

Dopo questo impegnativo progetto che proseguirà fino a luglio 2011, quali saranno quelli futuri? Puoi già anticiparci qualcosa?

Terre Vulnerabili è stato davvero un grande impegno, impegno che comunque non si è affatto ultimato visto che, come hai anticipato, prosegue fino a luglio del prossimo anno con un fitto calendario di appuntamenti. Posso anticipare che Andrea Lissoni sta seguendo un interessante progetto sui filmakers Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi. Il loro lavoro è veramente interessante ed internazionalmente già affermato e riconosciuto ma, pur vivendo a Milano, non sono ancora noti al grande pubblico milanese e italiano.

L’opening in breve:
Grand opening HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano
Info: +39 02 66111573
www.hangarbicocca.it
Anteprima stampa giovedì 24 giugno 2010 alle ore 11.30
Inaugurazione del Bistrot, della libreria e dell’area giardino

Christian Boltanski. Personnes
25 giugno – 19 settembre 2010

Carlos Casas. End
Installazione 25 giugno – 1 agosto 2010
Soundtrack live 29 giugno 2010 ore 21.30
a cura di Andrea Lissoni

Fausto Melotti. La sequenza – scultura permanente

Stefano Boccalini. Melting Pot 3.0 – installazione permanente

In alto da sinistra:
Ritratto di Christian Boltanski
Carlos Casas, END ARAL

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