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di Serena Fineschi

In questo momento parlare di decadenza può apparire scontato ma, come sappiamo, l’arte e gli artisti hanno da sempre la capacità di anticipare stagioni, illuminando concetti generalmente in ombra che lentamente si palesano e si confessano apertamente con il trascorrere del tempo.

Serena Fineschi, About Decadence (approximate taxonomy), Trash Series, 2018, chewing-gum and saliva, site specific work – Photo Credit Elena Foresto (Courtesy the artist and Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia)

“About Decadence (approximate taxonomy)”, parte della mia serie di opere Trash, è un lavoro iniziato alla fine del 2017 che tenta di raccogliere e usare tutti i tipi di chewing-gum in commercio partendo dal presupposto che la gomma da masticare sia il paradigma della società contemporanea nella quale – oltre ogni epoca precedente – il sovraffollamento di immagini e informazioni ci rende inclini alla decadenza e alla superficialità, incapaci di intraprendere visioni e posizioni critiche. Mastichiamo, divoriamo a bocca piena e poi sputiamo senza digerire nulla, in modo che anche le nostre feci divengano trascurabili, prive di odore e rassicuranti. In fondo, chi non vorrebbe vivere in un mondo tutto nuovo, disinteressato e superficiale, ma protetto e profumato.
La nostra vita, in verità, non è compiuta attraverso la stabilità, al contrario risiede nell’ascoltare il timbro delle nostre incertezze più profonde e accoglierle negli inciampi e nelle crepe del vivere. Fessure nelle quali la vita si compie tra oscurità e luce. Ed è in questa distanza che l’artista compie la riflessione del tempo senza tempo che caratterizza l’essenza più autentica dell’arte.
Ecco perché gli artisti sono necessari alla sopravvivenza e alla conservazione dell’umanità, inclini e costantemente impegnati a riflettere sulla condizione umana, alle qualità e ai limiti inerenti a tale attributo. Un’attitudine non prossima, talvolta aliena alla vita ordinaria e all’intrattenimento che non ha il compito di interessarsi alle convenzioni correnti.
L’artista come ogni altro essere umano esprime le proprie fragilità, debolezze e imperfezioni ma è la sua capacità di vedere oltre il conosciuto e di assimilare la comprensione dell’errore, della precarietà e della perdita di equilibrio, che gli permettono di attivare strumenti per consegnarsi a diverse prospettive, con la consapevolezza del suo fallire.

Serena Fineschi, Affresco, Trash Series, 2018, chewing-gum and saliva on plaster, site specific work – Photo Credit Geert De Taeye (Courtesy the artist)

“About Decadence (approximate taxonomy)”, tutto quello che si mangia non è arte e dunque, dove sono finita? Mi sono persa in una contraddizione oppure ho trovato quel cammino in cui la pietra si fa cruda, le gambe molli e solo il ritmo del respiro suggerisce la via, guidandoti ove il corpo solo non potrebbe.

Mi domando cosa sia accaduto.
L’arte è di tutti ma non per tutti (cit.). Gli artisti sono presenti in massa sui social media, in gran parte persuasi autenticamente dall’occasione di mostrare il proprio lavoro ad un pubblico più ampio. In alcuni casi, invece, mossi dalla buona volontà (ma sappiamo che in arte le buone intenzioni non hanno alcun valore) e, in altri, dal timore dell’invisibilità. Gli artisti sono da sempre marginali e invisibili ai più ma, in sostanza, sembra che non si possa prescindere da questo affollato orrore che ci ha soverchiati, al quale assisto con malinconica condiscendenza e coraggiosa impotenza. Incapace e connivente.

Serena Fineschi, The Primitives (Vanitas), Trash Series, 2018, chewing-gum and saliva on grey cardboard – Photo Credit Studio Petrò Gilberti (Private collection)

Mi domando cosa potrebbe accadere se riducessimo drasticamente la produzione mostrata da ogni singolo artista, concentrandosi sulla divulgazione di una singola opera considerevole, oppure sulla definizione di un ciclo di opere significative da presentare solo una volta in un anno. Solo una volta in un anno. Rivalutare i tempi della sedimentazione interiore. Sarebbe sorprendente?

Noi ricordiamo le cose piccole, non le cose grandi.

Bruxelles, 29 gennaio 2021

Serena Fineschi

Serena Fineschi è nata a Siena. Vive e lavora a Siena e a Bruxelles.
Si è formata all’Istituto Statale d’Arte “Duccio di Buoninsegna” di Siena, proseguendo gli studi in progettazione grafica a Siena, Firenze, Milano e in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli Studi di Siena.
Nel suo lavoro il corpo è la dimensione, la misura che lo determina, energia naturale e creazione umana. Il lavoro di Fineschi è estensione carnale, il corpo dona e riceve valicando i processi e i meccanismi tradizionali della performance. Da sempre sensibile alla ricerca e allo studio della storia della pittura, Fineschi la ribalta, riflette e ripropone con materiali desueti o di scarto, tipici della nostra società di consumo. Ogni suo lavoro è una sorta di procedura alchemica, dove la materia interagisce con il corpo dell’artista, quasi un invito a vivere l’esperienza della carne, della mente e l’epoca in cui viviamo, in piena consapevolezza della nostra evoluzione. Le trame formali del suo lavoro si distendono e comprimono di continuo, producendo fessure euforicamente tragiche, luoghi di transito che confidano nuove riflessioni e esperienze tangibili, intime e sociali. 
Il suo lavoro è stato presentato in numerose sedi pubbliche e private in Italia e all’estero tra cui il MANA Contemporary a Jersey City (NJ, USA), il Musées Royaux de Beaux-Arts de Belgique, Old Masters Museum a Bruxelles (B), l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles (B), il Bozar, Centre for Fine Arts di Bruxelles (B), la collezione Frédéric de Goldschmidt, la Fondation Thalie, Officina asbl a Bruxelles (B), Belgio; il Museo di Arte Moderna e Contemporanea Raffaele de Grada di San Gimignano, il Complesso Museale SMS Santa Maria della Scala di Siena, il Centro d’Arte Contemporanea Palazzo delle Papesse a Siena, le Corderie dell’Arsenale a Venezia (in occasione della Biennale di Architettura), “Border Crossing” per la Biennale Manifesta12 a Palermo, BienNolo – Biennale di arte contemporanea indipendente a Milano, Casa Masaccio Arte Contemporanea a San Giovanni Valdarno, la Fondazione Palazzo Magnani, Palazzo da Mosto a Reggio Emilia, l’Ospedaletto Contemporaneo, Complesso dell’Ospedaletto a Venezia, Palazzo Monti a Brescia, in Italia.
Con Elena El Asmar, Marco Andrea Magni e Luca Pancrazzi è tra i fondatori di GRAND HOTEL, un luogo in movimento che ospita, raccoglie, accoglie e colleziona forme di passaggio provenienti dalle menti e dagli studi degli artisti che compie viaggi in spazi istituzionali e indipendenti dal 2014. Nel 2016 ha ideato CAVEAU, una cassaforte incassata nelle mura medioevali della città di Siena che ospita idee. Insieme ad Alessandro Scarabello e Laura Viale, nel 2018 ha fondato MODO asbl, associazione culturale per la promozione del contemporaneo, con sede a Bruxelles. Instagram: https://www.instagram.com/serenafineschi/

Leggi qui i contributi delle artiste invitate in Open Dialogue: www.espoarte.net/tag/open-dialogue/

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