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Li abbiamo già incontrati sul numero 61 di Espoarte (ottobre-novembre 2009). Chi non è rimasto incantato – e non è un gioco di parole – dal video Schegge d’incanto in fondo al dubbio presentato da MASBEDO (Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni) alla scorsa Biennale di Venezia? La mostra personale – in apertura domenica 14 marzo – a Villa Giulia di Verbania continua questo sortilegio e ci permette di guardare a tutto il lavoro del duo milanese, un passo indietro e uno avanti. Hanno risposto alle nostre domande in pieno allestimento, la dovuta frenesia da work in progress non toglie nulla al contenuto…

Francesca Di Giorgio: Schegge d’incanto, prende in prestito parte del titolo di un vostro recente video (Schegge d’incanto in fondo al dubbio, 2009 n.d.r.). Dopo la risonante partecipazione alla 53. Biennale di Venezia, una mostra che fa il punto della situazione su un decennio di attività. È tempo di bilanci?
MASBEDO: Dopo dieci anni è inevitabile voltarsi indietro per fare il punto della situazione. Siamo felici di osservare che il nostro passato e il nostro presente appartengano ancora a una ricerca fatta di lotta, di ricerca del bello, e di trame esistenzialiste manifeste nell’opera video. Abbiamo conquistato dei buoni risultati ma siamo troppo concentrati e troppo severi con noi stessi per sentirci totalmente soddisfatti. Chi conosce l’arte, chi vuole davvero sentirsi sincero sa che il proprio piacere deve contrastarsi con il prezzo della realtà e con un sistema astratto e complicato. Essere artisti prima dell’avere talento e ancora prima della manifestazione della propria creatività significa saper “sopportare” l’invasione dell’arte in ogni espressione della vita personale e lavorativa. Raggiungere un risultato è banalmente “raggiungere un risultato”, un passo fermo e deciso nel proprio cammino. Alla resa dei conti preferiamo guardare avanti e sostenere con il massimo dell’energia i progetti futuri.

Com’è nata la collaborazione con Villa Giulia di Verbania?
È nata diversi anni fa quando Andrea Busto era direttore del Cesac di Caraglio (CN). Siamo stati invitati in sue diverse mostre collettive tra cui Collectors 1 e Il Velo e poi pian piano abbiamo pianificato insieme questa mostra. Villa Giulia è un museo che permette di osservare l’arte con un attenzione particolare in quanto è la natura stessa del luogo ad assorbire l’arte. È un luogo davvero magnifico e la sensazione, una volta entrati, è quella di avere molto, molto tempo per guardare una mostra.

Considerate la video-arte come «la massima espressione dell’epoca contemporanea», cosa vi ha attratto di questo mezzo fin dagli inizi e cosa è cambiato secondo voi nella sua comunicatività?
La video arte è entusiasmante perché è ancora in bilico in uno spazio ambiguo tra cinema e arte. È una terra di mezzo, una terra di confine dove esistono a nostro avviso possibilità infinite di esperimento e dove diverse discipline come teatro, scenografia, fotografia, musica si possono “meticciare” e quindi confondersi l’una nell’altra. C’è stato un “calo” radicale dell’utilizzo del video in questi ultimi tre anni e questo ci rende felici perché sia il mezzo e sia la capacità di saperlo usare sono stati messi sotto setaccio. Il boom della tecnologia digitale ha fatto credere che si potesse produrre opere video con facilità e che con queste si potesse comunicare. Il risultato è stato al 90 % disastroso e, a detta di molti, noioso. Il video richiede da subito uno sforzo maggiore, la creatività e l’idea si devono accordare alla possibilità produttiva. Nel nostro caso fare un video oggi significa trovare i soldi per farlo.

Tra i tanti spunti che possiamo cogliere nel vostro lavoro affascinano le gesta dei personaggi, attori di un epos contemporaneo. Il mito è semplice “racconto” ma è anche “meraviglia”, “schianto”…
Si, sono personaggi alla deriva, sono piccoli Sisifo infelici, ma hanno il coraggio di lottare e di contrastare l’indebolimento della volontà e un mondo tremendamente medio utilizzando il gesto romantico come arma di resistenza alla vita. Utilizzare il mito significa sposare la grande causa ancestrale dell’esistere, significa diventare atemporali. Sicuramente i nostri personaggi-“mito” sono vittima di una nevrosi contemporanea in bilico tra seduzione, solitudine e vanità ma hanno il coraggio di schiacciare il dito nella piaga per cercare fino in fondo un confronto sincero e non di meno il senso.

La scelta della terra d’Islanda come “scenario” per alcuni recenti video ha segnato una svolta nel vostro lavoro…
Si, è vero. È stata un’esperienza fondamentale sia dal punto di vista umano sia professionale. L’Islanda è una terra estrema, una terra che riporta a confrontarsi con il lato più primitivo degli istinti e delle emozioni. C’è un alternasi continuo di luce e di buio e psicologicamente è impossibile non esserne toccati. C’è stato un cambio stilistico, abbiamo perso un tratto “neo-barocco” evidenziato dall’estetica dei lavori precedenti. Crescendo ci si avvicina sempre di più alla sintesi.

Facciamo un passo indietro. La mostra permette di ripercorre le tappe del vostro percorso e di rivedere quindi lavori più “datati”; li considerate capitoli chiusi o la visione d’insieme permette nuovi sguardi, nuove letture?
Li consideriamo lavori necessari, lavori che ci hanno permesso di imparare e alcuni sono riusciti pienamente nonostante la poca esperienza. Ancora oggi, video come 11.22.03 e Tossico della luce (2003), li consideriamo tra i nostri migliori.

La mostra in breve:
MASBEDO. Schegge d’incanto
a cura di Andrea Busto
Villa Giulia – CRAA Centro Ricerca Arte Attuale
Corso Zanitello 8, Verbania
Info: +39 0323 557691
14 marzo – 23 maggio 2010
Inaugurazione domenica 14 marzo ore 11.00

In alto da sinistra:
Glima, 2008, video monocanale in formato pal 16/9, RT: 17’ 59’’
Teorema di incompletezza, 2008, video monocanale formato pal 16/9, RT: 5’

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