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Val di Cecina (PI) | M’arte 2017 | la natura delle cose | sesta edizione

Intervista a ELEONORA RASPI di Livia Savorelli

Come per tutte le cose, se non ti addentri in un mondo, non ne respiri le atmosfere, non entri in contatto professionale e umano con coloro che a vario titolo lo abitano, non riesci a capirne l’identità, a coglierne il valore. Ma se segui la natura delle cose, da ospite attento a coglierne l’essenza, si dispiega un mondo di relazioni – umane prima di tutto – che innestano pratiche, impensabili, in luoghi dove il tempo sembra realmente fermatosi.
Arte relazionale, quella vera e profonda, che coinvolge più comunità – gli abitanti di suggestivi borghi della Val di Cecina, in provincia di Pisa – e le rende partecipi di “atti creativi” che originano da storia e tradizioni delle stesse. Arte che intesse e si radica nel territorio, diventando strumento di collegamento tra passato e presente camminando lungo il sottile filo della memoria storica di una collettività.
 Ne parliamo con colei, che ha tenuto le fila di M’arte 2017 – insieme all’Accademia Libera Natura & Cultura che da anni sostiene il progetto ideato e promosso dalla Pro Loco di Montegemoli nel 2006 – definendone la linea curatoriale: Eleonora Raspi

Floating Castle, Tom Mùller, castello Montegemoli. Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

Floating Castle, Tom Mùller, castello Montegemoli. Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

M’arte – Montegemoli Arte – è una biennale d’arte contemporanea dal carattere fortemente interdisciplinare. Il suo sviluppo attraversa diversi step, primo dei quali un periodo di residenza per stimolare la creatività degli invitati e per entrare in diretto contatto con il territorio… Puoi raccontarci nei dettagli come si svolge questa residenza e quali sono le sue caratteristiche peculiari?
Per ogni edizione selezioniamo un numero limitato di artisti visivi e professionisti nell’ambito della cultura e dell’arte contemporanea (13 quest’anno) per trascorrere un periodo di residenza tra il Castello di Querceto e il borgo di Montegemoli di circa una decina di giorni, allo scopo di ivi creare un’opera site-specific. Nella mia visione, la residenza dovrebbe essere vissuta come un momento di riflessione sul proprio lavoro, un periodo per confermare, aprirsi e/o mettere in discussione la direzione fino a quel momento intrapresa, grazie anche al dialogo con il territorio e la piccola comunità creativa che si va a formare. Luoghi di lavoro ed esposizione scelti, oltre che Montegemoli, sono la città di Volterra e i paesi di Pomarance e Larderello. La volontà di fare rete tra luoghi differenti – oltre che persone ovviamente – al di fuori del circuito nazionale e internazionale dell’arte contemporanea è, quindi, la prima evidente peculiarità di questa residenza. È un elemento su cui puntiamo molto, nonostante le conseguenti difficoltà logistiche e di spostamento che puoi immaginare tra un luogo e un altro. Lo scopo è di riuscire ad aprire ancora di più il dialogo con il territorio e tra i territori stessi… ad esempio, quest’anno Amaducci – uno dei cinque artisti invitati – ha deciso di abbracciare appieno tale filosofia, unendo nel suo video cinque immaginari provenienti dai cinque luoghi “toccati” da M’arte. Appunto gli artisti e i creativi… quest’anno, oltre alla presenza di sei artisti visivi, ho ritenuto fondamentale invitare figure più teoriche (Caffo, Caliandro e Tozzi) e tecniche, come la fotografa Marta Marinotti e Liligutt Studio di Milano. Ritornando alla residenza nello specifico, i primi giorni sono sempre i più difficili, almeno per me. Proprio per il mio ruolo, mi rendo conto di essere in questa fase l’unico elemento conosciuto, e uno degli strumenti per la formazione del gruppo, per la conoscenza dell’ambiente, e delle persone con cui interagire. Specialmente in questa fase iniziale, seguo i residenti da vicino, in modo tale da confrontarci e mettere un punto sul lavoro che andranno poi a svolgere; l’allestimento finale degli spazi – assegnati in precedenza da me in fase di sopralluogo – è un altro momento delicato che ci tengo a seguire nei dettagli fin dove mi è possibile.

Particular, Alessandro Amaducci, stalla. ​Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

Particular, Alessandro Amaducci, stalla. ​Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

Cosa significa per una curatrice confrontarsi con un territorio artisticamente vergine come la Val di Cecina, pur essendo tu “di casa”?
È una sfida aperta e una continua scoperta allo stesso tempo. Nonostante sia nativa di Volterra con antenati per di più montegemolini, ho passato gran parte della mia vita tra Milano, gli Stati Uniti e Londra, e tornare in Italia è stato per certi versi scioccante e per altri un sollievo; puoi immaginare lavorare in Toscana, tra borghi medioevali e colline geotermiche! Sto imparando a conoscere sempre più queste terre, i loro abitanti, le esperienze di arte contemporanea che qui ci sono state. Senza andare a scomodare Volterra ’73, sempre a Volterra sono passati Abramovic, Bert Theis, Paolini, per citarne alcuni. In ogni caso, per portare stabilmente l’arte contemporanea in questi luoghi bisogna lavorare per gradi, far avvicinare piano piano le persone a linguaggi contemporanei, creare collegamenti con le realtà già stabilite, e soprattutto crederci.

A Secret Place, Alessandro Amaducci, Volterra. ​Foto di Alessandro Zangirolami. Courtesy Kappabit Srl.

A Secret Place, Alessandro Amaducci, Volterra. ​Foto di Alessandro Zangirolami. Courtesy Kappabit Srl.

Tu entri nel mondo di M’arte, a partire dall’edizione 2015. Che taglio o, meglio, che indirizzo ha intrapreso la manifestazione a partire da quell’edizione?
Penso che la novità più grande sia stata il programma di residenza. Ne sono una grande sostenitrice… la mia formazione è avvenuta sotto Sara Serighelli allo spazio O’ di Milano, e in più questa formula si sposa perfettamente con lo spirito e i valori storici di M’arte. Quando sono arrivata, ho capito immediatamente il potenziale di questi luoghi e la necessità degli artisti di soggiornarvi al fine della creazione di un’opera ex novo. Oltre a questo, c’è stata l’introduzione della figura di un curatore, di altre figure professionali scelte ad hoc, una selezione più stretta e accurata degli artisti, il taglio interdisciplinare, un maggior coinvolgimento delle scuole del territorio e di altri luoghi come sedi espositive oltre Montegemoli: tutto questo è stato fortemente incoraggiato e supportato da Pro Loco, promotrice dell’iniziativa.

Moeva, Laura Cionci, performance. Foto di Alessandro Zangirolami. Courtesy l'artista

Moeva, Laura Cionci, performance. Foto di Alessandro Zangirolami. Courtesy l’artista

Ogni edizione parte da un tema intorno al quale si innesta la riflessione. Quest’anno il De Rerum Natura di Lucrezio. Come scegli, in generale, i creativi (artisti, critici e studiosi in generale, ma anche designer grafici)?
Come curatore tendo a selezionare artisti e creativi che mi stimolano a livello visivo e con cui intravedo punti di contatto anche a livello teorico; i lavori di Cionci e Manca, ad esempio, oltre ad essere estremamente potenti, toccano delle questioni che io stessa ho indagato all’interno della mia ricerca accademica. Devo dire comunque che il criterio principale di selezione si basa sui punti di connessione tra il lavoro degli artisti e il tema dell’edizione; l’incontro/scontro dei partecipanti con quest’ultimi non deve essere una forzatura ma piuttosto un arricchimento.

Inventario, Eleonora Manca, Volterra. ​Foto di Alessandro ​Zangirolami. Courtesy Kappabit Srl.

Inventario, Eleonora Manca, Volterra. ​Foto di Alessandro
​Zangirolami. Courtesy Kappabit Srl.

Parlaci delle location dove i lavori degli artisti vengono esposti, molti di essi sono spazi privati messi a disposizione dagli abitanti, altri luoghi più istituzionali… Essi variano di edizione in edizione?
M’arte nasce nel 2006 grazie al desiderio dei montegemolini di aprire le proprie porte a esperienze artistiche, quindi sì, gran parte degli spazi sono privati o fanno parte del cuore del paese proprio per la conformazione del progetto stesso. La maggior parte cambia ogni anno, con eccezione di luoghi “storici” come ad esempio le sale della piazza del Casalino e il vecchio forno. Questi luoghi sono testimoni del passato recente di queste persone, sono la loro estensione più concreta, e come tali messi a disposizione degli artisti come riflesso dell’abbraccio dell’intero paese. Tante sono vecchie stalle trasformate in garage e/o androni di cui gli artisti si prendono cura durante la residenza, a volte restituendo loro il fascino antico, altre volte dialogando con il loro presente. Questo il caso, ad esempio, di Menicagli, i cui interventi entrano delicatamente negli spazi che li ospitano, senza mai essere prevaricatori, piuttosto si muovono per sottolinearne i confini, instaurare con loro un dialogo sul loro hic et nunc.

Rivestimenti, Franco Menicagli, borgo Montegemoli. Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

Rivestimenti, Franco Menicagli, borgo Montegemoli. Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

LINO STRANGIS, RIVELAZIONE ANTROPOEccentrica, Pomarance, a cura di Maurizio Marco Tozzi. Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl​.

LINO STRANGIS, RIVELAZIONE ANTROPOEccentrica, Pomarance, a cura di Maurizio Marco Tozzi. Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl​.

Il volume che racconta questa esperienza è esso stesso un’opera, così come l’apparato fotografico che documenta il progetto e i testi in esso contenuti. Un’opera, appunto, corale… Ci racconti la sua genesi?
Il progetto è nato in concomitanza con le altre opere della residenza, ne ha seguito l’andamento, si è arricchito e modificato traendo spunto dagli input quotidiani e dal tema generale della manifestazione; specialmente nella fase iniziale dei lavori, io e Caliandro ci incontravamo quotidianamente con i grafici, proprio per dare il via insieme al progetto.
Liligutt Studio mi ha subito parlato di ricchezza delle immagini, taglio anti-convenzionale, esuberanza e sentimento di coralità che il lavoro doveva esprimere; ha voluto suddividere il catalogo in 8 fascicoletti, di cui 6 centrali ricordano in numero e ricchezza di metafore lo spirito dei 6 libri lucreziani. Specialmente qui si ha l’impressione di una raffinata danza di parole e immagini, una serie di ritratti scaturiti dalle parole di Caliandro e le immagini di Marinotti. Il primo e l’ultimo fascicolo sono invece più canonici e istituzionali: il primo raccoglie il prezioso contributo teorico di Caffo e di Tozzi, oltre che il mio riguardante le opere degli artisti; mentre l’ultimo si concentra in modo particolare sulle opere realizzate e sulle mostre. Il catalogo è edito da Marco Contini, direttore di Kappabit Edizioni, che per la seconda volta consecutiva ha abbracciato il progetto e il suo carattere sperimentale.


Condividi con noi un paio di ricordi più belli di questa edizione. Suggestioni colte, parole dette dagli abitanti, aneddoti legati agli artisti coinvolti…

Forse la domanda più complicata! M’arte è stato ricco di aneddoti, parole e incontri tra e con gli abitanti. Ti posso parlare delle inseparabili gelatine colorate con cui i Liligutt ci hanno rincorso per tutta la durata della residenza per poter realizzare alcune delle fantastiche immagini che vedi nel catalogo; di Cionci, che ha coinvolto tutti gli abitanti del paese nella raccolta della vegetazione circostante; e, infine, delle aspettative intorno alla figura di Menicagli, che il primo giorno del suo arrivo ha bussato porta a porta alla ricerca di piastrelle da cucina e/o bagno per il suo lavoro finale.

Interim, Franco Menicagli, e Diagonal Tensions, Tom Mùller, Volterra. Foto di Alessandro Zangirolami. Courtesy Kappabit Srl.

Interim, Franco Menicagli, e Diagonal Tensions, Tom Mùller, Volterra. Foto di Alessandro Zangirolami. Courtesy Kappabit Srl.

Verso M’Arte 2019, quindi…. Nell’attesa ci dai qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti da curatrice?
Sto impostando nuove iniziative e mostre, una ad esempio insieme all’artista Alessandro Cannistrà, e alcune in collaborazione con la piattaforma di ricerca interdisciplinare Waiting Posthuman (Leonardo Caffo, Azzurra Muzzonigro, Laura Cionci), di cui faccio parte insieme al mio compagno Alessandro Zangirolami. Oltre a queste, sto seguendo un progetto a cui tengo molto, che consiste in una doppia personale di Piero Roccasalvo RUB, siciliano, e Renato Frosali, toscano, due eccellenti pittori contemporanei. La mostra aprirà per la festa di Sant’Agata al MacS di Catania, per poi spostarsi in primavera qui a Volterra. Un altro progetto che stiamo costruendo proprio in questi giorni, una personale da attuarsi qui in Toscana nel 2018, nasce dalla collaborazione con l’architetto pisano Carlo Alberto Arzelà e vede protagonista un artista che ho la fortuna di seguire da qualche anno, Luca Serasini. Infine, a ottobre sarò ad ArtVerona dove Caliandro mi ha invitata a collaborare al suo progetto, La seconda notte di Quiete, che si terrà nel quartiere Veronetta di Verona (artisti selezionati per il progetto: Giuseppe Abate, Paola Angelini, Fabrizio Bellomo, Paolo Brambilla, Laura Cionci, Corinna Ferrarese, Nero, Marta Roberti, Roxy in the box, Lucia Veronesi, Jonathan Vivacqua).

Niente di personale, neanche un diario, Eleonora Manca, vecchio forno.​ Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

Niente di personale, neanche un diario, Eleonora Manca, vecchio forno.​ Foto di Marta Marinotti. Courtesy Kappabit Srl.

M’Arte duemiladiciassette

a cura di Eleonora Raspi

Luoghi: Val di Cecina (PI) – Montegemoli / Larderello / Pomarance / Querceto / Volterra

Artisti: Alessandro Amaducci / Laura Cionci / Eleonora Manca / Franco Menicagli / Tom Mùller

Partecipanti alla residenza: Leonardo Caffo, filosofo / Christian Caliandro, critico e storico d’arte contemporanea / LILIGUTT (Paolo Benvenuto e Mattia Sincinelli), design studio / Marta Marinotti, fotografa / Lino Strangis, videoartista / Maurizio Marco Tozzi, curatore

Info: www.marte-montegemoli.it

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