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ROMA | Gagosian Gallery | 21 marzo – 24 maggio 2014

di Daniela Trincia

Sicuramente a precederla è la sua fama, perché Nan Goldin da anni è seduta nell’olimpo del firmamento artistico. E probabilmente da ogni sua mostra ci si aspetta di vedere quell’alone del male di vivere che ha sempre contornato la sua esistenza e ancor di più la sua produzione artistica. Quell’alone che ha fatto di lei (per quanto irritante possa essere questo sostantivo) un’icona degli anni Ottanta e Novanta, di cui conosciamo tutta la storia senza neanche leggere una riga della sua biografia, perché è stata da lei raccontata in tutti i suoi più intimi (a volte anche scabrosi) dettagli dalle sue, a volte spietate, foto. Un lungo diario per immagini che Nan Goldin ha quotidianamente costruito attraverso i suoi innumerevoli scatti, più attenti a narrare che a creare una rassicurante composizione figurativa.

Nan Goldin, Veiled, 2013 © Courtesy dell’artista

Scatti realizzati ai suoi amici e a se stessa, senza veli né menzogne, che contemporaneamente raccontavano quegli aspetti meno noti dei trans, degli omosessuali, degli eroinomani, malati di AIDS, raccontavano cioè di tutto quell’universo perennemente borderline ai margini della società. Ma nella mostra nella galleria romana di Gagosian, tutto questo non c’è, tutto il male di vivere è svanito e affiora la stanchezza. Nei ventuno lavori esposti, risultanti da una commissione del Louvre nel 2010, Nan Goldin ha realizzato delle griglie, come lei chiama le composizioni di immagini in cui accosta dettagli di alcuni capolavori conservati nel museo parigino, con scatti da lei realizzati a partire dal 1977. Attraverso le sue passeggiate in solitaria nelle dense sale del Louvre, a cui lei ha avuto libero accesso negli orari di chiusura del museo, ha ritrovato dettagli a lei familiari. Nelle opere del passato Nan Goldin infatti osservato che pose, situazioni, storie erano per molti versi simili alle pose, alle situazioni e alle storie da lei congelate nelle sue fotografie.

Nan Goldin, Odalisque, 2011 © Courtesy dell’artista

Osservazione, quella della fotografa statunitense, che possiamo dire non brillante né innovativa, perché pose e storie sono ontologicamente appartenenti all’essere umano e, a seconda dell’epoca, varia qualche sfumatura, ma nell’essenza restano immutate nel corso dei decenni. Immutabilità che trova anche un certo riflesso anche nel titolare la mostra col termine greco Scopophilia, “amore per il guardare”, che per Nan Goldin si è tradotto, oltre che nei ventuno lavori, anche in un video, o meglio in uno slideshow, di venticinque minuti (la cui visione è disturbata dall’obbrobriosa presenza di una canalina, che taglia e crea ombra nelle immagini proiettate), composto dal susseguirsi delle foto realizzate all’interno del Louvre associate a immagini di repertorio, accompagnate da una colonna sonora appositamente realizzata e suonata all’interno sale del museo parigino.

Nan Goldin, The Horse Races Egitto, 2010 © Courtesy dell’artista

Nan Goldin. Scopophilia

21 marzo – 24 maggio 2014

Gagosian Gallery
via Francesco Cripi 16, Roma

Orari: martedì-sabato 10.30-19.00

Info: +39 06 42086498
roma@gagosian.com
www.gagosian.com

 

 

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