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AICURZIO (MB) | Castel Negrino Arte | 17 febbraio – 31 marzo 2018

Intervista a GIANLUCA PATTI di Kevin McManus

Inaugura presso la galleria Castel Negrino Arte la prima personale di Gianluca Patti dopo alcuni anni dall’esordio. La scelta operata dallo spazio di Aicurzio, come sempre, è sofisticata e ben rispondente a una mission precisa: indagare le possibilità, nell’arte della nostra generazione, di una linea che potremmo definire, scomodando una grande categoria del pensiero critico novecentesco, “modernista”. Un’arte cioè che, senza necessariamente disprezzare o snobbare proposte più vicine ai canoni della cultura visuale, punta tuttavia sulla specificità del mezzo espressivo, su una materialità e una tecnica che non si possono ridurre ad immagine, e soprattutto sul concetto autentico di ricerca.

Gianluca Patti, Red Frequencies 3, 2017, acrilico, rete da intonaco e resina su tela, 80x100 cm (dalla serie Frequencies)

Gianluca Patti, Red Frequencies 3, 2017, acrilico, rete da intonaco e resina su tela, 80×100 cm (dalla serie Frequencies)

Proprio quest’ultima parola sembra presente in tutto il suo peso nell’attività di Patti, artista che si prende il tempo di riflettere sugli esiti del proprio lavoro, che si mette alla prova e ha il coraggio di esigere molto da sé stesso; una ricerca sul colore e sulla superficie, e sulla possibilità di trovare in essi quella profondità della materia che, pur nell’abbondanza ed autorevolezza dei precedenti storici, offre ancora un immenso spazio d’indagine. Una pittura, insomma, che si pone ancora la questione fondamentale della propria identità come medium artistico.
Abbiamo incontrato Gianluca Patti a pochi giorni dal vernissage, e abbiamo colto l’occasione per raccogliere le sue idee sull’evoluzione di un lavoro tanto rigoroso.

Che importanza ha, nella tua ricerca, lavorare per “serie”?
Lavorare per serie è per me fondamentale, poiché mi permette di avere visione più ampia della mia ricerca aiutandomi a capire la direzione verso la quale andare. Inoltre mi permette di entrare maggiormente nel dettaglio di ogni opera scoprendo ogni volta un qualcosa in più.
È come se io, insieme alla mie creazioni, facessimo un gioco di squadra dove ci confrontiamo e decidiamo come procedere.

Gianluca Patti. Frequencies, veduta della mostra, Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB)

Gianluca Patti. Frequencies, veduta della mostra, Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB)

La mostra da Castel Negrino presenta due tipi di ricerca. In che rapporto stanno per te?
In realtà la ricerca Frequencies è la medesima per entrambe le due tipologie di lavori. Possono sembrare apparentemente differenti, ma vanno di pari passo e dialogano tra di loro. Entrambe nascono dallo studio del colore e della materia e proprio questo mi ha portato a realizzare delle opere che si completano e “portano” all’interno di ognuna di sé una parte dell’altra.
Le due tipologie di lavoro riflettono entrambe la nostra interiorità.

Illustraci la notevole evoluzione del tuo lavoro in questi ultimi due anni. C’è un principio o un criterio particolare che la sostiene?
Il lavoro si è evoluto in maniera naturale e attraverso lo studio incessante dei materiali e colori che utilizzo. Mi piace pensare che siano le stesse opere durante il processo di realizzazione a suggerirmi nuovi spunti o vie da intraprendere.
Rispetto ai lavori precedenti, ora c’è più consapevolezza nell’utilizzo e nella gestione degli elementi che compongono l’opera. Rimango comunque dell’idea che dietro ad ogni ogni opera ci sia una buona dose di qualcosa che ancora non si conosce.

Gianluca Patti, Earth Noise, 2017, acrilico e resina su tela,120x120 cm (dalla serie Frequencies)

Gianluca Patti, Earth Noise, 2017, acrilico e resina su tela,120×120 cm (dalla serie Frequencies)

In un’epoca dominata dall’immagine, quale valore attribuisci alla superficie e alla materia?
Quando ho iniziato a studiare l’arte contemporanea, sono stato subito affascinato da quelle correnti di artisti che riuscivano a trasmettermi delle forti emozioni attraverso l’utilizzo di materiali a cui attribuivano un significato differente dal loro uso comune, decontestualizzandolo e dando loro nuova vita. L’Arte Povera, la Pittura Analitica, la Minimal Art, il ready made mi hanno aperto la mente e offerto ottimi spunti.
Ritengo quindi che le  superfici e la materia abbiano un valore fondamentale per il mio percorso.

La suddivisione del quadro in una “griglia” di elementi circolari ha alcuni precedenti storici (mi viene in mente Carlo Nangeroni): perché il cerchio-pois, e quale poetica ti consente di esprimere?
Ho voluto creare una “griglia”/ struttura che potesse esprimere al meglio questo concetto di “Frequenza”. In questa parola sono racchiusi tantissimi significati che si riconducono al mio processo creativo.
Lavoro sul singolo dettaglio, quindi, su ogni cerchio–pois, per ottenere  un equilibrio complessivo; e attraverso la velatura del  colore mi piace immaginare che ogni singolo cerchio possa avere un suono che crei Rumore (Noise).

Gianluca Patti. Frequencies
a cura di Matteo Galbiati

con il contributo di Gobbetto s.r.l., Milano

17 febbraio – 31 marzo 2018
Inaugurazione sabato 17 febbraio 2018 ore 18.30

Castel Negrino Arte
Strada per Castel Negrino 7, Aicurzio (MB)

Orari: tutti i giorni su appuntamento

Info: +39 335 8003552
info@castelnegrinoarte.com
www.castelnegrinoarte.com

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