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TORRE PALLAVICINA (BG) | Palazzo Barbò | 7 maggio – 6 giugno 2021

di MATTEO GALBIATI

Apprezziamo sempre quando una mostra si dichiara esito di una felice azione di concerto, quando coincide con un dialogo e uno scambio veri di corrispondenze e di reciprocità, aperte e inter-agenti, tra il pensiero del critico (che cura e motiva il progetto espositivo) e degli artisti; tra la forza delle opere e del luogo che le accoglie. È un’occasione sempre più difficile e rara da riscontrare, ma, quando accade, visitando una mostra così concepita e con tali presupposti fondanti, si è pervasi da una logica esatta e tutto concorda con quell’intuizione che la circostanza stessa dell’esposizione ha ispirato.

Francesco Arena, Corner (Marianna, Anna, Francesco), 2013, bronzo, 166.5x156x88.5 cm Courtesy Collezione privata

È lodevole e meritorio definire e stabilire il senso di autenticità tra il pensiero-idea (l’ipotesi), che spinge e muove ad affrontare un tema, e quello della sua attuazione pratica (la tesi), che ritroviamo precisata nel/dal percorso espositivo.
L’occasione è quella di Passages / Paysages raffinata collettiva che ha la firma curatoriale di Roberto Lacarbonara, una mostra che diventa orizzonte di significazione, che è pratica agente nel ri-trovarsi nel pieno di una comprensibilità che decanta la poesia dei suoi stessi contenuti. Secondo un profilo di forte concettualità espressiva, le opere dei quindici artisti presenti risuonano all’unisono in una narrazione puntuale che lascia prevalere il potere iconico dell’immagine che in esse si inscrive e che lo sguardo ha l’impegno – ma che diventa presto determinata volontà – di comprendere.
La cornice è quella potentemente caratterizzante e caratterizzata delle storiche stanze di Palazzo Barbò a Torre Pallavicina (BG): è un luogo che può e riesce ad enfatizzare al massimo quelle virtuose connessioni di idee e pensieri, poetiche e intendimenti che convergono, da motivazioni differentemente ispirate, verso una vera e propria sintesi immaginativa e rilanciano, alla personale empatia del visitatore, il messaggio iniziale suggerito quasi silenziosamente. Sono l’aura di mistero che avvolge ogni opera, l’inusuale strutturazione precisa, la necessità di ricognizione e di osservazione puntuali, la forza preponderante della materia a stabilizzare l’insolito e impensabile loro manifestarsi “distonico” nel luogo a motivare l’efficacia di questi innesti in-congruenti.

Nazzarena Poli Maramotti, Pesaro, 2018, tecnica mista su tela, 175×125 cm. Courtesy Collezione PrivateKollection

Sculture, installazioni, dipinti agiscono come un dispositivo alchemico che assolve ad una funzione specifica, oltre la loro stessa causa originale, ed emancipa il valore nella conquista risolta dello spazio-tempo, dell’ambiente-circostanza.
A questo punto si comprende che il desiderio di narrare il “paesaggio”, agirlo metaforicamente e attenderlo nelle scelte che non rispondono solo all’intuizione dell’arte, ma si amplificano nella libera accentazione accolta dal visitatore, si produce come accadimento, come fattore agente e motivante e, come sagacemente arriva a pensare Lacarbonara, si stabilisce nella dimensione dell’attimo che è la sua unità di misura primaria e sostanziale, inscindibilmente legata a quella libertà solitaria in cui lo si procede e lo si esperisce.
La sua durabilità si manifesta poi nell’essere già pre-esistente memoria, è luogo di ritrovo del pensiero e del sentimento, l’emozione ha già scritti i temi della sua narrazione che va compresa, udita, respirata: in questo senso le opere sono innesto a-temporale del-nel luogo, sono il campo di un enunciato metafisico che ha una sua concreta testimonianza nello s-confinamento del reale. Le icone del contemporaneo sono ambiente di ritrovamento, perché offrono, nella loro azione, la cagione di scoprire e motivare quell’altrove da noi che è l’ambiente, sempre diverso, in cui ci muoviamo, agiamo e viviamo. Sono certo finestra, ma soprattutto sono vettore per una praticabilità dell’immagine come fattore strutturante e fisico che non rinuncia a pre-determinare quelle circostanze impreviste correlate alle singolari esperienze.

Vincenzo Marsiglia, Interactive Star App Alabaster, 2013, iPad, con lastra di alabastro incisa sovrapposta, 26.5×20.5×9 cm. Courtesy l’artista

In questo modo e con misura questa offre la possibilità di perderci e di vagare, di abbandonare certezze e categorie di giudizio date per ovvie e smarrirci, così, in orizzonti che non sono barriera o limite circoscritto, ma diventando universo in cui emancipare lo stesso sentore cognitivo e sensibile che ci ha introdotto alla sua corrisposta accettazione. Viene naturale fare questo perché è chiara la concettualità con cui il paesaggio è: qui conferiamo con la verità e la bellezza e con esse ci confrontiamo con la bellezza del suo sconfinato orizzonte senza più la necessità di alcuna immagine didascalica.
Segnaliamo inoltre che con questa mostra si chiude un ciclo di otto che Palazzo Barbò ha accolto grazie all’illuminante pensiero e alla determinata volontà di Antonio Marchetti Lamera, il sindaco artista di Torre Pallavicina, che, di concerto con la sua amministrazione, ha fatto del sostegno e della promozione dell’arte e della cultura uno dei punti fermi del proprio mandato e ha saputo testimoniare come, anche un piccolo comune di provincia, abbia la dignità per imporsi sul palcoscenico della cultura artistica contemporanea per la qualità (altissima) delle sue importanti proposte.

Passages / Paysages
a cura di Roberto Lacarbonara
con il patrocinio di Comune di Torre Pallavicina
catalogo Vanillaedizioni

Artisti: Francesco Arena, Nina Canell, Gianni Caravaggio, Alice Cattaneo, Fabio Dartizio, Andrea Francolino, Sophie Ko, Carlo e Fabio Ingrassia, Vincenzo Marsiglia, Domingo Milella, Marco Neri, Ornaghi&Prestinari, Nazzarena Poli Maramotti, Serj, Giovanni Termini

7 maggio – 6 giugno 2021

Palazzo Barbò
Via Torre 19, Torre Pallavicina (BG)

Orari: mercoledì, giovedì, venerdì 16.00-19.00, in settimana su appuntamento.

Info: +39 339 5629715
antoniomarchetti64@gmail.com

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