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ROMA | GIARDINI DEL CONSORZIO LA GIACINTA | FINO AL 15 NOVEMBRE 2022

di BEATRICE CONTE 

Dennis Oppenheim, che tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta si affermava come un personaggio nella nascente scena dell’arte performativa, ponderava lo spazio come una superficie duttile, incline al cambiamento. Indagare e trasformare questo spazio lo rendeva parte di un segmento “tempo” che permetteva il consueto mutare di un ambiente. Nel ventre della stessa intuizione, la Land Art trova terreno fertile e affonda radici comuni alle correnti performative che in quegli stessi anni perpetuavano le tendenze post-moderne. Un ipertesto in cui tracciare azione ed esperienza, quella dell’artista e quella del pubblico, nel luogo aperto, uno spazio scomponibile, frammentato nella sperimentazione. Questo è il luogo inteso nella collettiva La Fonte dell’Opera, la mostra a cura di Davide Silvioli inaugurata lo scorso 15 ottobre nei giardini del Consorzio La Giacinta di Roma, dove la “fonte” è lo strumento che disciplina l’Arte ad innestarsi nell’ordine naturale dell’universo. Una rassegna che svela, secondo le diverse interpretazioni che ne sono state dedotte, l’incedere di una ricerca artistica allestita in conformità con la vegetazione, dove gli artisti si sono espressi in sintesi, sinergia o sviluppo della stessa come da registri estetici ed emotivi. 

Giovanni Longo, Lazy Rhyme, legno di recupero, gommapiuma, ferro zincato, legno di ayous smaltato, 2022. Mostra La fonte dell'opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell'artista

Giovanni Longo, Lazy Rhyme, legno di recupero, gommapiuma, ferro zincato, legno di ayous smaltato, 2022. Mostra La fonte dell’opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell’artista

Dieci sono gli autori che si sono confrontati sul tema della riappropriazione, una riappropriazione intesa come gerarchia dello spazio naturale in cui tutto si sviluppa per disciplinare l’Opera ad un ordine di natura. Evidente è la cross-medialità entro cui si è mossa la sperimentazione di ciascuno, una pluralità che compete ad acuire prima l’una poi l’altra percezione sensoriale di chi si appronta ad attraversare i giardini. Al loro interno, si raccorda un percorso disegnato per impulsi, uditivi, tattili e visivi, in cui il visitatore può lasciarsi guidare dai suoni o portarsi dove lo conduce lo sguardo. Tra note di contrasto cromatico, ora organiche ora inerti, gli artisti hanno trovato una chiave di volta che li ha portati a una maturazione creativa in continuo mutamento con lo spazio, tale da diversificare una esposizione diurna, decisa dal decorso della luce naturale, ed una notturna, subordinata alla illuminazione artificiale. Durante questo ciclo, le installazioni acquistano nuovo slancio e concedono una lettura sempre diversa in cui rispecchiarsi.

Emanuele Resce, Unharmed to death rays, carrozzeria di auto, telaio di bici, ferro, pietra, spray, 2022. Mostra La fonte dell'opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell'artista

Emanuele Resce, Unharmed to death rays, carrozzeria di auto, telaio di bici, ferro, pietra, spray, 2022. Mostra La fonte dell’opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell’artista

Come Unharmed to death rays, opera in cui Emanuele Resce giunge in un compendio estetico e sintetico evocativo di una forma animale, dinamica, preistorica, verticale. Una figura artropode composta di elementi meccanici che concorrono ad un equilibrio sinestetico con l’ambiente naturale, fatto di radici, terra, il verde del prato. Alcune parti ancorate al terreno, rigide perché sostengono lo scheletro di questa densa trama metallica, animalizzano la struttura ed accentuano il gioco di contrasti che intercorre tra pensare animale e pensare umano. Un’urgenza espressiva che connette immaginari primitivi e distopici in senso critico o atteso, stimolando una riflessione sulla linea del progresso antropico in un tempo intuibile come passato, presente e futuro. Diversa ed euritmica, All’origine della relazione di Samantha Passaniti è un’opera dalle caratteristiche contenutistiche sottili, quasi garbate, che rimarcano l’intoccabilità dell’elemento naturale approcciandosi ad esso con gentilezza e orientamento all’ascolto.

Samantha Passaniti, All'origine della relazione, tela di cotone, gesso, pigmento bianco, cenere, terre naturali, frammenti di corteccia di pino, 2022. Mostra La fonte dell'opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell'artista

Samantha Passaniti, All’origine della relazione, tela di cotone, gesso, pigmento bianco, cenere, terre naturali, frammenti di corteccia di pino, 2022. Mostra La fonte dell’opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell’artista

Quello dell’artista è un sentimento puro, che si lascia contenere e suggerire da “la fonte dell’opera”. Un involucro serafico che cinge l’elemento albero e trasforma la materia organica ad integrazione della tela, in un gioco di superfici e profondità che racconta come l’atto di creare e sviluppare corrano paralleli. La narrazione rileva la zona densa dell’albero, la sua corteccia, e si muove con essa per poi interrompersi bruscamente laddove questo si ramifica, un’evidenza del sentimento creativo che conduce la Passaniti verso l’”origine” delle cose, quella che dà sostegno e nutriente all’esistenza. Una metafora delicata che offre una lettura coesa con il paesaggio e che ben si integra alle intercettazioni sonore del suo intorno, amalgamate queste ultime con le produzioni acustiche di talune installazioni artistiche presenti in mostra. È il caso di Polytope de trees, di Marta Coletti, che permea lo spazio e si combina e discorda con esso in un’opera orientata all’azione, composta di suoni eterei antitesi dell’immagine di una meccanica fatiscente, obsoleta, statica. Questi due elementi, industriale e ambientale, convergono in una proposta installativa dall’incedere poetico che rivela suoni e immagini discrepanti ma, insieme, magnetiche. L’autrice risolve questa discrepanza e la sfugge alla disarmonia, determinando uno scenario fertile ed alchemico in cui a tratti ci si riconosce a tratti ci si smarrisce.

Marta Coletti, Polytope de trees, neon, natura, audio, 2022. Mostra La fonte dell'opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell'artista

Marta Coletti, Polytope de trees, neon, natura, audio, 2022. Mostra La fonte dell’opera, Consorzio La Giacinta, Roma. Courtesy dell’artista

Certo è che ciascun artista è stato interprete ponderale di un circuito espressivo ben corroborato nel paesaggio, tale da persuadere a un’osservazione partecipata delle opere, ma un affondo sulle tre produzioni sopracitate trova ragione nei loro punti di contatto. Sono opere che incontrano il favore degli elementi naturali e sintetici in modo performante ed essenziale. Al contempo celano complessità e inezie in cui condensano la poetica della manifestazione e le relazioni tra le parti che la compongono, animali, vegetali e antropiche. 

La Fonte dell’opera è una mostra vagliata per connettere istinto e intuizione, materialità e percezione, in un percorso fatto di spessori in cui perdersi e ritrovarsi, in cui si è testimoni di tante trasformazioni che insieme sovvertono la lettura del paesaggio. Sullo sfondo della meravigliosa cornice della proprietà del Consorzio “La Giacinta”, l’esposizione mai soggiogata ai dinamismi dell’ambiente si lascerà interpretare e innovare nel tempo come una fonte inesauribile.

 

La Fonte dell’opera
a cura di Davide Silvioli
Coordinamento Valeria De Siero

Artisti: Sergio Baldassini, Marta Coletti, Alberto Emiliano Durante, Greg Jager, Giovanni Longo, Giulia Manfredi, Alberto Montorfano, Valentina Palazzari, Samantha Passaniti, Emanuele Resce

15 ottobre – 15 novembre 2022

Consorzio “La Giacinta”
Via della Giustiniana 959, Roma

Orari: su appuntamento, ingresso libero

Info: valeria.desiero@hotmail.it
silvioliesilvioli@gmail.com

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