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FERRARA | Palazzina Marfisa D’Este | 20 settembre – 22 novembre 2020

di ISABELLA FALBO

Attraversare l’immagine del reale, penetrarla con lo sguardo attento e sensibile della natura femminile facendone emergere le verità: a Ferrara, negli affascinanti spazi della rinascimentale dimora estense Palazzina Marfisa d’Este è in corso, fino al 22 novembre 2020, Attraversare l’immagine. Donne e fotografia tra gli anni ‘50 e gli anni ’80, nell’ambito della XVIII Biennale Donna, a cura di Angela Madesani.

Come ha dichiarato la curatrice è stata una Biennale complessa da realizzare, che nonostante le difficoltà di questo periodo storico si conferma come una delle più prestigiose offerte artistiche e culturali della città.
La mostra è un focus sulle opere di 13 fotografe, donne libere e colte che con il loro lavoro hanno contribuito a registrare i cambiamenti connessi alla società e alla cultura, sia a livello nazionale che internazionale, tra gli anni ’50 e gli anni ’80.
Interessante la scelta curatoriale di presentare oltre ai lavori di artiste famose come Diane Arbus, Francesca Woodman e Letizia Battaglia, proposte “di ricerca”, meno conosciute al grande pubblico e di grande interesse, come Chiara Samugheo e Lori Sammartino.

La mostra si apre con l’unica opera in mostra di Diane Arbus (1923-1977), fra le più riconosciute artiste della seconda metà del XX secolo, Two friends at home, N.Y.C, 1965, paradigmatica del suo lavoro incentrato sulla testimonianza di mondi paralleli alla cosiddetta normalità.

Diane Arbus, Two friends at home, N.Y.C., 1965, Stampa ai sali d’argento, cm 38 x 37, Courtesy Galleria Massimo Minini, © The Estate of Diane Arbus

Oggi che i giovani – e non solo – si cibano di immagini e si servono principalmente di queste per comunicare, una mostra di questa sostanza appare un’occasione preziosa di recupero della memoria.
Alle porte del boom economico degli anni ’50, Chiara Samugheo (1935) con un approccio neorealista documenta un Sud Italia magico e legato a rituali socio-culturali come il Tarantismo che da lì a poco sarebbe cambiato radicalmente.

Chiara Samugheo, Le invasate, Galatina, 1954. Stampa contemporanea, cm 17,4 x 12,3 CSAC, Universita di Parma, Fondo Chiara Samugheo © by SIAE 2020

Anche quello di Lori Sammartino (1924-1977) è un lungo racconto per immagini in cui ogni singolo scatto s’incarica di compiere un discorso, principalmente sulle persone. Le sue fotografie in mostra fanno parte di diversi cicli fra cui La domenica degli italiani, 1961. Il suo è un occhio narrativo che ci introduce nel contesto sociale di un’Italia povera ma ricca delle speranze e degli ideali che il boom economico prometteva; il suo è uno sguardo privilegiato sulle donne, sulla maternità, sui bambini.

Lori Sammartino, Di fronte alla televisione, c. 1960 Stampa contemporanea, cm 34 x 44 Courtesy Daniele Petiziol

Di Carla Cerati (1926-2016) è in mostra una selezione dal volume Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, 1968, in cui emerge la valenza compositiva, frutto di studio e riflessione che si allontana dal concetto di fotoreportage neorealista. Le strutture manicomiali delle quali vediamo la documentazione erano lager in cui era scomparsa qualsiasi traccia di umanità.

Carla Cerati, Morire di classe, 1968. Stampa su carta baritata, cm 40 x 50 © Carla Cerati courtesy Elena Ceratti

Di Letizia Battaglia (1935) – famosa per le sue fotografie diventate importante strumento di lotta contro la mafia, in anni durissimi a Palermo – in mostra una selezione di scatti che si scosta dalle memorie delle guerre di mafia per documentare momenti di vita, di sicilianità, sia fra le strade di Palermo che all’interno di aristocratici palazzi in festa.
Mutare i destini del mondo attraverso le proprie immagini è lo scopo della fotografia militante come quella di Paola Agosti (1947), fra le più acute fotogiornaliste italiane. “(…) La sua è una fotografia di impegno etico e politico” scrive Angela Madesani. In mostra una selezione di White only 1983. Il Sudafrica dell’apartheid, realizzato con coraggio all’interno di zone interdette ai bianchi, che documenta la tragica situazione della popolazione nera all’interno del proprio paese, costretta a vivere segregata nei ghetti.

Paola Agosti, Sud Africa, Cape Town, aprile 1983. Stampa ai sali d’argento su carta baritata, cm 32 x 45,5 © Paola Agosti

La selezione delle opere in mostra di Lisetta Carmi (1924) svela l’universo maschile del lavoro operaio nel Porto di Genova, retroscena di una città bigotta e provinciale che tendeva a celarlo. Un’estranea, una donna, con rispetto e pudore riesce ad introdursi, con l’intento di denunciare e informare lo sfruttamento e la sofferenza umana.

Lisetta Carmi, Porto di Genova, sala chiamata, 1964. Stampa ai sali d’argento, cm 21 x 21 Archivio Lisetta Carmi © Lisetta Carmi courtesy Martini & Ronchetti

Il mondo operaio è anche il fulcro delle ricerche di Giovanna Borghese (1939) sulle fabbriche di Milano e Torino. Borghese – come Gabriele Basilico con Milano. Ritratti di fabbriche – documenta la fine di un’epoca. Fabbriche abbandonate, le proteste a Mirafiori in risposta alla decisione della FIAT di mettere in cassa integrazione 24.000 operai, l’arrivo in città di Enrico Berlinguer sono documentate da Giovanna Borghese con un impegno di natura politica ed etica, più che con attenzione estetica.

Giovanna Borghese, Manifestazione operaia, Milano, 1972. Stampa ai sali d’argento su carta baritata, cm 22 x 30 © Giovanna Borgese

Fotografie fortemente impegnate in cui si coglie una vasta cultura iconografica è la selezione della finlandese Leena Saraste (1942) importante teorica del linguaggio fotografico. Riferimenti surrealisti come nella foto La gamba di legno. Campo di Sabra, Beirut, Ospedale della Mezzaluna Rossa, 1980, ma anche riferimenti compositivi al Manierismo cinquecentesco.

Leena Saraste, La gamba di legno. Campo di Sabra, Beirut, Ospedale della Mezzaluna Rossa, 1980. Stampa ai sali d’argento, cm 30×40. Courtesy Leena Saraste

In mostra anche una selezione di foto di Françoise Demulder (1947-2008), la prima donna a vincere il World Press Photo, il più prestigioso premio fotografico del mondo. La fotografia è per lei strumento di denuncia, di sensibilizzazione, ha sempre lavorato in prima linea. Drammatiche quanto bellissime le foto dei combattenti in mezzo alle macerie a Beirut, dei bambini soldato e delle famiglie di rifugiati in Cambogia.

Françoise Demulder, Cambogia. Giovane soldato, 1974 Stampa contemporanea, cm 42 x 29,7 Agence Roger-Viollet © Françoise Demulder / Roger-Viollet

La mostra, focalizzata sull’ambito sociale presenta anche la ricerca architettonica della tedesca Petra Wunderlich (1954) allieva di Bernd e Hila Becher. Architettura qui intesa, dunque, come elemento per evidenziare la matrice sociale, per analizzare la vita e la cultura dell’uomo. Gli scatti in mostra presentano dettagli di edifici religiosi in Germania, Belgio e Inghilterra.

Petra Wunderlich, Langenfeld, Germania, 1982. Stampa ai sali d’argento, cm 40,5 x 31 Courtesy Bernhard Knaus Fine Art © by SIAE 2020

Il percorso espositivo si conclude con gli scatti evocativi di Mari Mahr e Francesca Woodman.
Di Mari Mahr (1941) in mostra la serie Lili Brik. Mari Mahr attraverso raffinati “tableaux photographiques” evoca attraverso dettagli l’immagine di Lili Brik, donna del Novecento, musa dell’avanguardia russa e amore di Majakocskij, che era stata rimossa dalle tavole dei libri russi e ungheresi.

Mari Mahr, Lili Brik, 1982. Stampa ai sali d’argento, cm 30×35 Courtesy Mari Mahr

In chiusura, quattro scatti dell’americana Francesca Woodman (1958-1981) si pone da ponte tra il mondo della fotografia e quello dell’arte e diviene paradigmatica di come negli anni ’80 la fotografia così come l’arte abbia soppiantando le pratiche collettive delle quali si erano rese interpreti, a favore di un sentire più individuale e intimista.


XVIII BIENNALE DONNA
Attraversare l’immagine. Donne e fotografia tra gli anni ’50 e gli anni ’80.
a cura di Angela Madesani
Artiste: Paola Agosti, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Giovanna Borgese, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Françoise Demulder, Mari Mahr, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Leena Saraste, Francesca Woodman, Petra Wunderlich.
La mostra è organizzata dal Comitato Biennale Donna dell’UDI (composto da Lola G. Bonora, Silvia Cirelli, Ada Patrizia Fiorillo, Catalina Golban, Elisa Leonini, Anna Quarzi, Ansalda Siroli, Dida Spano, Liviana Zagagnoni) e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara in collaborazione con la Fondazione Ferrara Arte, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali, Arte e Turismo.
20 settembre – 22 novembre 2020
Palazzina Marfisa d’Este
Corso Giovecca 170, Ferrara
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