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PERGOLA (PU) | Sponge Living Space | 18 febbraio – 25 marzo 2012

Intervista a CRISTINA TREPPO di VIVIANA SIVIERO

Il mimetismo come qualità visiva: Cristina Treppo presenta il suo nuovo progetto per Sponge Arte Contemporanea a partire dal corpo stesso dell’ambiente che la ospita, determinato e quindi, determinante. La mostra I piccoli riti del quotidiano, titolo che si riferisce alla volontà di rendere visibile l’invisibile, porta avanti l’ottima programmazione della home gallery Sponge Living Space di Pergola (PU), quest’anno tutta al femminile e segue le personali di Tiziana Contino, Niba e Loredana Galante (visitabile presso lo Spazio NovaDea di Ascoli Piceno fino al 26 febbraio).
Visibile fino al 25 marzo 2012

Viviana Siviero: Che tipo di progetto presenti per Sponge Arte Contemporanea?
Cristina Treppo:
A Casa Sponge ho dovuto confrontarmi con la contingenza di allestire una mostra in uno spazio abitato, denso di presenze, di oggetti. Ho scelto di lavorare in modo quasi mimetico partendo dalla struttura architettonica. In questo momento mi interessa il tema del mimetismo inteso come qualità visiva di un’opera d’arte che le consente di venire assorbita dalle superfici. La particolarità di questa casa è che ogni stanza ha un suo colore, a volte anche molto aggressivo. Le sculture e le fotografie seguono il filo dell’“abitare” senza prescindere mai dalla gamma cromatica, perciò non si impongono per contrasto, ma per integrazione. Sono maggiormente visibili perché tentano di essere invisibili. Paradossalmente qualcuno tra il pubblico ha notato che questa sorta di “assorbimento” ha mitigato la densità della tinta di alcune pareti. L’arte emoziona quando non si dà nulla per scontato, quando chi guarda ha la sensazione di scoprire qualcosa, senza che gli venga indicata la strada da seguire. Un’altra regola che mi sono data, in fase di definizione del progetto, è stata quella di non commentare ogni singola stanza in relazione all’uso cui è destinata, sovvertendo le “regole”. Così in una camera si trova un’installazione con bustine di tè tinte di nero e in un’altra una sorta di deposito archeologico fatto di calchi di cemento presi da ciotole, vasi e terrine. Lo spazio fisico in realtà è sempre spazio mentale, immaginato.
Le tue parole sono perle, preziose per comprendere una poetica profonda ed illuminante…
Mi sforzo di non fissarmi su un unico tema. Eppure devo ammettere che alcuni motivi emergono in continuazione, ritornano. L’elaborazione del lutto, l’infanzia, la casa, situazioni insolubili che determinano stati di attesa e ripetizione, il tempo e le sue conseguenze, la vanitas, il dualismo maschile femminile.

Uno degli aspetti più interessanti del tuo lavoro è rappresentato dal tipo di medium che impieghi per dare forma ai tuoi pensieri…
La caratteristica principale della mia ricerca è l’utilizzo di materiali diversi. In questa mostra per esempio ho esposto calchi di cemento, mentre nell’allestimento precedente (Impalpabile, Perfect Number 2010) sottilissimi fili argentati. Mi piace lavorare per paradossi, mettendo in relazione strutture morbide, fragili o leggere con elementi rigidi, asettici, pesanti. Nelle ultime installazioni ho sperimentato il cemento, scoprendo che può essere davvero duttile. Come la cera, una sostanza interessante perché calda e fredda allo stesso tempo, instabile, delicata, soggetta ad alterazioni, che ho impiegato nella serie Inclusioni, congelando vasi e lampadari dentro a piccole strutture. Un altro medium con cui amo confrontarmi è il vetro, raccogliendo “oggetti trovati” (siano lampadari o bicchieri) o lavorando perle a lume. Mi muovo tra fotografia, disegno, scultura, installazione, spesso combinando i vari mezzi insieme, ma se è possibile preferisco che sia lo spazio della mostra con la sua temperatura a suggerire il materiale da utilizzare, la combinazione tra le opere e la struttura del luogo

In che direzione sta andando il tuo lavoro e quali i temi che ti interessa toccare in futuro? Da cosa trai ispirazione nel circostante?
In questi giorni sto raccogliendo impronte di tessuto colandoci sopra il cemento. La trama di una tenda, di una stoffa, di una carta da parati si fissa sulla superficie mentre il cemento si asciuga. In questa maniera materiali che trattengono memorie e hanno un significato connesso all’intimità della casa, all’abitare, restano configurate su piani inerti, monotoni. Il cemento imprigiona in modo asettico e discreto decori che riconosciamo come propri di corpi soffici, avvolgenti, deformabili. Trovo interessante il cambiamento di stato, il fissarsi e degenerare delle cose, la trasformazione che subisce la materia in relazione al tempo che passa, alle variazioni atmosferiche. E come tutto questo si traduce in stati d’animo, in condensazioni emotive.
Il tema dell’ispirazione invece è piuttosto spinoso. L’ispirazione, forse, non è il punto dal quale partire per fare arte. Credo che il vero privilegio dell’artista sia la possibilità di guardare senza lasciare che tutto gli scivoli addosso. Si tratta di un’osservazione del reale che va in profondità, che cattura elementi che abitualmente non si scorgono. Non è ispirazione, è visione che si traduce in arte. Spesso quello che fermo con lo sguardo è per me così spiazzante che non posso non utilizzarlo come materiale per il mio lavoro.

Cristina Treppo. I piccoli riti del quotidiano
a cura di Nila Shabnam Bonetti


Sponge Living Space
Frazione Mezzanotte 84, Pergola (PU)

18 febbraio – 25 marzo 2012

Orario: su appuntamento
Info:
+39 339 4918011 – +39 339 6218128
pressoffice@spongeartecontemporanea.net

www.spongeartecontemporanea.net

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