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VERONA | Veronafiere Padiglioni 10 e 11 | 10 – 14 ottobre 2013 

Intervista a CRISTIANO SEGANFREDDO di Matteo Galbiati 

Dopo l’intervista ad Andrea Bruciati, direttore di ArtVerona 2013, abbiamo posto alcune domande anche a Cristiano Seganfreddo che ha seguito la sezione di Independents, punto di forza di questa fiera, che ne conferma proprio quella volontà di guardare alla progettualità, alla ricerca e al nuovo, anche con scelte “collaterali” e parallele alla realtà sostenuta dal mercato.

Independents è al suo quarto appuntamento, cosa hai previsto per questa edizione? Quali sono le novità nei suoi contenuti?
Sono 26 le realtà selezionate tra cui 4 blog e 3 realtà provenienti da Londra, Los Angeles e Atene, alle quali è stato riservato, gratuitamente per tutta la durata della manifestazione, uno spazio per presentare liberamente i propri progetti, costruire talk, performance e incontri aperti al pubblico, che vedranno nella giornata di venerdì 11 ottobre un focus dedicato. A questi si affiancano due appuntamenti off. Un’operazione innovativa, che coinvolge un pubblico ampio e diversificato e mira all’incontro inedito tra soggetti indipendenti, stakeholder e opinion leader del mondo dell’arte, per creare una zona franca all’interno di ArtVerona, che mantiene il proprio carattere libero ed emancipato.

Su quali spunti hai operato? Quali sono state le tue scelte e il tuo orientamento curatoriale?
Il territorio indipendente è in continua evoluzione naturale. C’è chi apre, chi chiude, chi cambia nome, chi si “morosa”, chi va a vivere da solo, chi ritorna, chi stampa e ristampa, chi va in banca, chi fa il fido, chi vende la macchina, chi va all’estero. Anche quest’anno però, da Siracusa, passando per Milano, da Atene fino al veneziano si manifesta un’energia, spesso sprovveduta e immaginifica, tipica del sogno e del rischio che si coltiva tra i 15 e i 30 anni. In pochi mantengono gli occhi carichi della stessa passione, oltre. Qui avete più di venti progetti di vita da incontrare negli occhi, prima che in quello che proporranno. Anche questo Independents, crudo e secco, messo sul cemento di un padiglione fieristico, senza pareti e senza moquette, manifesta una vitalità che ci fa pensare che anche dal cemento, alla fine possa, nascere qualcosa. 

Immagino che questa sezione, proposta a quelle realtà che sono “fuori dal mercato” e operano, appunto, da indipendenti, sia molto richiesta. Come avviene la selezione, a quale parametri vi affidate?
Grazie anche alla collaborazione di Artribune, media partner dell’iniziativa, ogni edizione viene lanciata un open call attraverso cui è possibile candidarsi. Independents nasce con l’intento di dare spazio e visibilità alle realtà artistiche e culturali maggiormente sperimentali, che si muovono in maniera autonoma rispetto al sistema istituzionale e che sono spesso catalizzatrici di nuove tendenze. Prediligiamo associazioni, fondazioni, collettivi, spazi no-profit e blogger impegnati in percorsi autonomi di ricerca e sperimentazione in ambito contemporaneo.

Quest’anno, come aspetto inedito, c’è anche l’apertura a contesti straneri. Desiderio di allargare ulteriormente gli orizzonti dello sguardo? Dove vi siete rivolti?
Abbiamo diffuso l’open call oltre confine alle realtà che ritenevamo più interessanti ed interessate a partecipare ad un evento fieristico in territorio italiano. Si è rilevato fondamentale il passa parola attraverso il network relazionale di artisti, curatori, associazioni, collettivi e blogger tessuto nelle scorse edizioni di Independents. 

A cosa mira in generale Independents? Cosa significa essere la “zona franca” della fiera?
I ragionamenti messi in atto da Independents, quando è stato pensato, sono stati, drammaticamente, precursori di una serie di dinamiche e tematiche che sono diventate stabili, oggi. La poetica sui bordi, tipica dell’indipendente, che si aggira sulle zone di innovazione e di ricerca, spesso senza soldi e senza architetture istituzionali, né salvacondotti o salvagenti, sembra essersi impossessata anche della realtà main stream. L’ordine precostituito deve fare oggi i conti con le stesse carenze di fondi, di prospettive, di sistema. Se il piccolo sistema italico sembrava auto-proteggersi e garantire la propria sopravvivenza in nome di non ben titolati passati, oggi deve agire da vero indipendente se vuole continuare ad avere una targhetta sopra un campanello, fisico o virtuale. Deve reinventarsi. Independents ha sempre voluto rappresentare in modo sommario e sconnesso, non scientifico (come sarebbe possibile?), una vitalità presente nel Paese. Fuori dagli schemi che già conosciamo. Ha voluto mettere assieme una serie di soggetti caratterizzati da voglia, passione, visione. Non solo da qualità. L’energia ha bisogno anche di Massa.

Come viene accolta dal pubblico e come questo si relaziona rispetto a tali presenze, forse, inattese e inusuali?
Come spesso accade nel mondo dell’arte, ogni incontro non tarda a diventare occasione per creare e sperimentare, ed ecco come anche un meeting economico comincia a costellarsi di vivaci eventi collaterali. Uno dei punti di forza di Independens è di essere strutturato all’interno dello spazio fieristico, questo permette di creare un parallelo visivo e contenutistico sia stando dal punto di vista del visitatore che in quello dell’operatore di settore, collezionista, curatore, gallerista, critico o artista che sia.
Negli anni ci siamo confrontati con un pubblico più o meno esigente ma ogni realtà cerca sempre di far vivere un’esperienza al visitatore che spesso raccoglie volentieri l’invito. 

Questa sezione ha sempre precorso i tempi, offrendo in ambito fieristico, il pronunciamento di “quell’altra parte”, attiva e viva, del mondo dell’arte. Come si rapportano gli altri espositori? Si crea anche con loro quel dialogo che Independents cerca e promuove?
Quest’anno è stata istituita un’apposita sezione “profit” che, a fronte di un contributo d’iscrizione minimo, offre alle realtà, che vogliono approcciare per la prima volta il circuito commerciale, la possibilità di vendita diretta.

Progettualità, ricerca, dialogo, rapporto con la città sono temi e parole chiave che contraddistinguono l’operato ammirevole e  significativo di Bruciati. Independents come si rapporta rispetto a questi contenuti?
In linea di continuità. Il lavoro di Bruciati è stato, senza retorica, un avamposto in Italia. Questo lavoro di raccolta è senza finalità “scientifiche”. Manifesta una situazione in continuo, instabile, movimento.

Cosa ci indichi e quali suggerimenti ci fai in merito a Independents4… Cosa c’è da non perdere?
CUNTemporary ospiterà Archivio Queer Italia: un programma che sconvolgerà il consueto formato fieristico attraverso una serrata e inaspettata serie di performance, presentazioni, discussioni, video e installazioni. Il programma si svilupperà attorno al tema della non-normatività “queer”, dentro e fuori lo spazio fieristico.
Like a Little Disaster porterà il progetto Apparato Locomotore. Un Camper che parte dal Sud Italia per attraversare le penisola e raggiungere Verona carico di meraviglie. Il percorso sarà costellato da tappe in cui verranno raccolte tracce, informazioni, documentazioni e testimonianze di artisti che saranno coinvolti nel progetto attraverso una open call. Agli artisti coinvolti fisicamente al viaggio-progetto si aggiungeranno le collaborazioni internazionali avute nel primo anno di attività.
Utilità Manifesta con il progetto Save the dream, un allestimento in cui il visitatore sperimenterà il valore sociale del sogno diventandone promotore attivo e in cui la crisi troverà un personale riscatto. Crisi, superamento, sogno, desiderio, realtà, coinvolgimento, confronto, movimento, partecipazione, impegno, condivisione le parole chiave che ispirano i designers dell’associazione per Independents. La Fondazione Bonotto, nata nel giugno del 2013 per promuovere la Collezione Luigi Bonotto che dai primi anni Settanta ad oggi ha raccolto numerosissime testimonianze tra opere, documentazioni audio, video, manifesti, libri, riviste ed edizioni di artisti Fluxus e delle ricerche verbo-visuali internazionali sviluppatesi dalla fine degli anni Cinquanta, porterà un’opera di Gianni Emilio Simonetti, artista Fluxus. Per Appuntamenti Off, Microclima presenta una riflessione sul padiglione ospitato nella sua sede in occasione della Biennale, il Museum Of Everything, e in particolare sull’artista esposto, il veronese Carlo Zinelli, con una tavola rotonda e una mostra dedicati all’artista e una serie di iniziative, che si terranno all’interno della storica Porta Vescovo, dal 10 al 14 ottobre.
Ad ArtVerona sarà presentato domenica 13 ottobre alle ore 16.30 nell’area talk il progetto Contro Zona che, dall’11 al 20 ottobre 2013, coinvolgerà la nuova biblioteca civica di Villa Erizzo VEZ, il Palaplip, Forte Carpenedo, il Rivolta di Marghera e una serie di spazi aperti disseminati in città.

Che sviluppi ulteriori può avere questa sezione? In cosa si può migliorare e a cosa può o deve pensare?
Sicuramente un’opportunità da perseguire sarà quella di aprirsi oltre confine ed accogliere realtà straniere. 

Come vedi impegnati, e su quali fronti, gli Independents del prossimo futuro?
Sono il sismografo della condizione del Paese. Su cui c’è un punto di domanda, un punto esclamativo, un due punti… 

ArtVerona 2013

Independents4
a cura di Cristiano Seganfreddo

10 – 14 ottobre 2013 

Veronafiere Padiglioni 10 e 11
Ingresso Re Teodorico, da Viale dell’Industria, Verona 

Orari: giovedì 10 15.30-20.00; venerdì 11, sabato 12, domenica 13 10.30-19.30; lunedì 14 10.30-15.00
Ingresso: intero Euro 15,00; abbonamento 5 giorni Euro 25,00; ridotto Euro, 5,00 Euro 

Info: +39 045 8039204
staff@artverona.it
www.artverona.it

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  • La foto “deviazione”, scelta per rappresentare il nostro progetto, è di Maria Grazia Montagnari.

    Seguite la “deviazione” online: http://deviazioneartverona.blogspot.it

    “deviazione” è un blog e insieme un’operazione curatoriale consistente in alcune “improvvisazioni site-specific virtuali”: muovendo dall’eterogeneo insieme delle opere esposte in fiera, considerato come un grande archivio cui attingere, vengono creati vari percorsi espositivi contingenti e autonomi, basati su contaminazioni teoriche originali e inedite, per offrire della manifestazione una visione trasversale che la decostruisca e riassembli secondo logiche diverse, quasi “museali”.

    Veronica Liotti & Stefano Franchini

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