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Châtillon | Castello Gamba | 2 aprile – 18 giugno 2017

Intervista a VERONICA CAVALLARO di Francesca Di Giorgio

L’arte è fatta di dettagli, grandi e piccoli indizi da cui è possibile, a volte, comprendere l’intero lavoro di un artista, aprire scenari, nuovi mondi fatti di legami e relazioni.
A Castello Gamba, una dimora storica adattata a sede museale, che ospita dal 2012 le raccolte d’arte moderna e contemporanea della Regione Valle d’Aosta, con un allestimento (selezione e ordinamento) curato da Rosanna Maggio Serra, scomparsa di recente, è in corso Costume di Gressoney di Francesco Tabusso (Sesto San Giovanni, 1930 – Torino, 2012). Il progetto espositivo inizia da una singola opera di Tabusso ma apre letteralmente una finestra sul lavoro dell’artista e sul contesto culturale valdostano.

Francesco Tabusso, Omaggio a Chagall "S. Teresa", 1968 Olio su tela, 80 x 120 cm. Collezione privata

Francesco Tabusso, Omaggio a Chagall “S. Teresa”, 1968
Olio su tela, 80 x 120 cm. Collezione privata

«Una mostra in un contesto suggestivo, che conserva l’aspetto di dimora privata, accordandosi con il carattere fiabesco, la magia delle opere di Tabusso. In particolare, la stupenda torre panoramica del Castello, propone una veduta a 360 gradi sulla Valle, in cui è stata ubicata l’ultima sezione della mostra “Sguardi a confronto” : una galleria di personaggi tabussiani a confronto sul tema delle citazioni». Ne abbiamo voluto parlare con Veronica Cavallaro che, con la collaborazione di Sandra Barberi, è curatrice della mostra per l’Archivio Francesco Tabusso di Torino.

Da una singola opera, Costume di Gressoney ad una visione aperta al mondo interiore e esteriore dell’artista…
Nata della collaborazione tra l’Assessorato valdostano alla Cultura e l’Archivio Francesco Tabusso di Torino, la mostra si inserisce nell’ambito di Détails, rassegna pensata per avvicinare il pubblico alle opere e agli autori del Castello Gamba. Dopo tre edizioni dedicate ad artisti vissuti tra XIX e XX secolo (Ashton, Pastoris, Roda), è stato scelto Tabusso presente in museo con tre opere, per inaugurare la serie di appuntamenti rivolti alle collezioni del Novecento. E il senso della rassegna è appunto quello da lei sottolineato: partire da un’opera del museo esaminata nei suoi détails (Costume di Gressoney), per offrire un focus sull’autore, “aprire una finestra sul suo lavoro”. Dialogano con le opere di proprietà regionale lavori provenienti da collezioni private (una ventina di oli più una piccola sezione di grafica), che delineano una panoramica sull’attività dell’artista dai primi anni Sessanta alla fine degli anni Novanta.

Veduta della mostra Francesco Tabusso. Costume di Gressoney, Castello Gamba. Courtesy Regione autonoma Valle d'Aosta Assessorato Istruzione e Cultura

Veduta della mostra Francesco Tabusso. Costume di Gressoney, Castello Gamba. Courtesy Regione autonoma Valle d’Aosta Assessorato Istruzione e Cultura

La storia che sta dietro al dipinto Costume di Gressoney acquistato dalla Regione Valle d’Aosta?
È un bell’omaggio alle tradizioni, al folklore valdostano, realizzato ad olio e collage nel 1977, nell’ambito della partecipazione del pittore a La Valle svelata: progetto curato dal giornalista Gino Nebiolo (presentato in un volume edito da Priuli & Verlucca), per il quale dieci artisti furono chiamati ad illustrare altrettanti aspetti della natura e cultura valdostana. Non a caso Tabusso, da sempre distintosi per i contenuti narrativi e profondamente umani, sviluppò il tema dell’“uomo” valdostano, spiato nell’intimità della casa, raccontato attraverso “le cose”: l’ambiente in cui vive (i caratteristici rascards riprodotti in gustose tavolette a collage), i frutti del suo lavoro (le fontine, il pane appena sfornato), i suoi usi e costumi (Costume di Gressoney).
Nella tela di proprietà regionale grandi occhi “profondi come carboni”, incorniciati dalla preziosa cuffia a raggiera in filigrana dorata, incantano con la loro fissità fuori dal tempo richiamando probabili suggestioni dall’antichità, in particolare dalla ritrattistica romana.

Francesco Tabusso, Fra i fiori, 1977 circa Olio su tela, 71,5 x 100 cm. Collezione privata

Francesco Tabusso, Fra i fiori, 1977 circa
Olio su tela, 71,5 x 100 cm. Collezione privata

Qual è il legame personale tra Tabusso e la Valle d’Aosta e come si rispecchia nella ricerca dell’artista di origini torinesi?
Come racconta lo stesso Tabusso nel libro La Valle svelata, quello con la cultura e il territorio valdostano, frequentato coi familiari fin dagli anni della giovinezza, è un rapporto “antichissimo”, alimentato nel tempo da importanti appuntamenti espositivi, in primis l’ampia antologica che gli dedicò nel 2000 il Centro Saint-Bénin di Aosta. E senz’altro la montagna è di vitale importanza per un artista che ha posto al centro della sua ricerca l’uomo e il suo sguardo sul mondo, la natura, il desiderio di comunione con il creato, impregnando di umori terrestri la stessa materia cromatica pastosa e brillante.

Francesco Tabusso, Personaggio di Rembrandt, 1991 Olio su tela, 70 x 100 cm. Collezione privata

Francesco Tabusso, Personaggio
di Rembrandt, 1991
Olio su tela, 70 x 100 cm. Collezione privata

A partire dal suo “apprendistato” da Felice Casorati, il percorso di Francesco Tabusso comunica continue suggestioni, richiami alla cultura popolare, ai maestri del passato (e non solo), citazioni implicite ed esplicite. Di quali elementi principali si compone la poetica dell’artista?
Tratto distintivo, insolito e controcorrente nel panorama artistico contemporaneo, è la “vocazione al racconto”, che lo ha portato a collaborare negli anni con alcune delle firme più note della letteratura italiana del ‘900 (Chiara, Buzzati, Soldati, Rigoni Stern…). Racconti sempre evocativi, mai descrittivistici, ereditano dal maestro Casorati – di cui Tabusso peraltro non è mai stato un epigono – la capacità di trasfigurare il reale, di restituirne la dimensione incantata, fuori dal tempo, in una sorta di “realismo magico” dai toni di fiaba, del tutto personale.
Come dicevo il pittore ha posto al centro delle sue opere l’uomo e il suo sguardo su un mondo d’ispirazione soprattutto agreste, comunicando appunto “continue suggestioni”: accanto ai riferimenti letterari e iconografici colti, l’amore per le favole, la cultura e l’arte popolare, da cui ha voluto trarre lezioni di freschezza, di semplicità espressiva. Altro tratto peculiare altrettanto insolito e controcorrente, e alla base del grande successo non solo di critica ma di pubblico, è il dono della “semplicità”: saper avvalersi di un bagaglio tecnico e culturale ricchissimo risultando spontanei, immediati… tutt’altra cosa dall’arte naïf.

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Insieme ad Elena Pontiggia sta seguendo il catalogo ragionato dell’artista… Ci racconta com’è strutturato l’Archivio Francesco Tabusso e più in generale, da curatrice, come concepisce il ruolo degli archivi oggi, tra memorie culturali, diritto e mercato?
L’Archivio Francesco Tabusso è nato per volontà dei familiari dell’artista scomparso cinque anni fa: il fratello Gustavo e la nipote Paola, vera anima dell’archivio. Si avvale naturalmente della consulenza di un comitato scientifico, e si pone quale punto di riferimento per il mercato e gli studiosi grazie ad un ricchissimo materiale documentario e fotografico, in buona parte costituito dal fondo proveniente dalla Galleria Gian Ferrari di Milano (con cui il Nostro collaborò per un trentennio con un contratto di esclusiva). Grazie a questo materiale riordinato è stato possibile avviare la catalogazione dei dipinti, un lavoro in cantiere da oltre tre anni e che ormai si avvia alla conclusione: prima grande ricognizione sull’attività dell’artista e utile strumento per approfondimenti futuri.


Costume di Gressoney di Francesco Tabusso

a cura di Veronica Cavallaro per l’Archivio Francesco Tabusso
all’interno della rassegna “Détails”

2 aprile – 18 giugno 2017

Castello Gamba
località Cret de Breil, Châtillon

Orari: tutti i giorni 13.00 – 19.00

Info: +39 0166 563252
info.castellogamba@regione.vda.it
www.castellogamba.vda.it

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