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Düsseldorf | Galleria Mazzoli – Glashaus | 4 aprile – giugno 2019

 

“SAGR. Di grazia, signor Salviati, fermatevi alquanto, perché io mi sento in questo progresso
pullular da tante bande tanti dubbi, che mi sarà forza o dirgli, s’io vorrò sentir con attenzione le cose
che voi soggiugnerete, o rimuover l’attenzione dalle cose da dirsi, se vorrò conservare la memoria
de’ dubbi.
SALV. Io molto volentieri mi fermerò, perché corro ancor io simil fortuna, e sto di punto in
punto per perdermi, mentre mi conviene veleggiar tra scogli ed onde cosí rotte, che mi fanno, come
si dice, perder la bussola: però, prima che far maggior cumulo, proponete le vostre difficultà.”

(Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, Galileo Galilei, 1632)

 

Continua la mostra I shall willingly pause, la prima personale dell’artista di Amburgo Felix Kiessling presentata dalla Galleria Mazzoli presso lo spazio Glashaus a Düsseldorf e ve lo ricordiamo pubblicando un estratto del testo critico della curatrice Lucia Longhi.
Un enorme orologio (Zeitzeichnung, 2019) ticchetta in una stanza buia, la sua lancetta trascina una roccia nera, che lascia una traccia nera del suo passaggio. Ad ogni giro, il segno è leggermente diverso: fattori esterni incontrollabili influiscono su questo suo compito perpetuo, portando così a una mancanza di precisione. Questo strumento di misurazione del tempo risponde a fenomeni ambientali contingenti che non possiamo controllare: piccoli movimenti sismici, temperatura, persino la roccia stessa si comporta in modo diverso ogni volta.
Per migliaia di anni, l’uomo ha tentato di comprendere la geometria dell’universo; la ricerca di Kiessling ha in parte origine da questo perenne esercizio umano di comprendere le dimensioni cosmiche.

Felix Kiessling, Zeitzeichnung, 2019, Galerie Mazzoli, Düsseldorf

L’artista, tuttavia, non cerca di rappresentare il tempo, come farebbe un artista, né insegue una misurazione esatta di esso, come farebbe uno scienziato. Egli è deciso a catturare il tempo.
Di fronte a questo orologio siamo invitati a metterci in pausa, osservare e meditare: questo dispositivo non mira all’esattezza, ma piuttosto accoglie l’inesattezza, invitandoci ad accettare che le cose sono, in definitiva, fuori dal nostro controllo.

Un tema pressante nella storia del pensiero umano, la misurazione del tempo e dello spazio si è rivelata una sfida cruciale che ha dato origine a invenzioni straordinarie. Felix Kiessling sta percorrendo questa direzione, senza seguire però paradigmi prestabiliti, ma piuttosto capovolgendoli. La sua ricerca mira a mettere in discussione non solo il tempo e lo spazio, ma anche il modo in cui li attraversiamo e il problema della misurabilità stessa.

Felix Kiessling, Zeitzeichnung, 2019, Galerie Mazzoli, Düsseldorf

Gli esperimenti di misurazione di Kiessling hanno origine dalla sensazione di mancanza di qualcosa che potrebbe dare un senso di misura e di proporzione all’interno dell’esperienza empirica. Le sue opere sono quindi oggetti e immagini che riflettono questa assenza e concretamente incarnano il tempo e lo spazio. Nella serie Erddurchstechung (Berlin-Buenos Aires), infatti, una foto mostra due luoghi opposti del globo uniti da un vettore che sembra perforarli da un lato all’altro. Per ottenere questo effetto, l’artista stesso ha raggiunto due punti remoti della Terra e ha piantato due pali nel terreno. Tuttavia, anche se la traiettoria del vettore è disegnata con precisione matematica, lo sforzo creativo non è rivolto verso il misurare, ma piuttosto cancellare limiti e distanze. Due luoghi opposti del pianeta sono ora virtualmente uniti da un gesto che non è solo simbolico, poiché i pali resteranno sul posto per sempre.

FelixKiessling, Erduchstechung Berlin buenos Aires, copyright felix Kiessling

L’artista si colloca all’interno dell’attuale discorso critico che racchiude il tempo e lo spazio come fenomeni fisici e geologici. Tuttavia, la sua ricerca suggerisce un’ulteriore prospettiva, distaccandosi da ogni aspetto ecologico o prospettiva politica. Il suo lavoro si allontana da qualsiasi approccio politico-sociale o orientato all’essere umano, in quanto, alla fine, trascende totalmente la percezione umana.

Kiessling compie un ulteriore passo avanti nella ricerca artistica contemporanea intorno alle dimensioni fisiche e ai fenomeni naturali, spingendola al di fuori dell’attuale dibattito basato su scala umana.
Il nuovo sistema di riferimento che l’artista ha creato è una logica nuova, che supera e sovrasta l’umanità – in senso cronologico e semantico – andando oltre i confini dell’esistenza e dell’esperienza umana.

 

Felix Kiessling, nato nel 1980 ad Amburgo, vive e lavora a Berlino. Si è laureato con un master (Meisterschüler) sotto la direzione di Olafur Eliasson presso l’Institut für Raumexperimente a Berlino e University of the Arts (UDK), Berlino. Il lavoro di Kiessling è stato esposto anche in numerosi contesti nazionali come gallerie e istituzioni internazionali, come ad esempio Haus der Kulturen der Welt (Berlino), Alexander Levy Gallery (Berlino), Museum of Modern Art Tokyo, Reykjavik Art Museum e Schinkel Pavillon (Berlino). Kiessling ha partecipato ad Art Basel Cities: Buenos Aires (2018), Moscow Biennale for Young Arts (2016) e la Biennale di Marrakech (2012).


Felix Kiessling. I shall willingly pause

a cura di Lucia Longhi

4 aprile – giugno 2019

Galleria Mazzoli – Glashaus Düsseldorf

Info: www.galleriamazzoli.com

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