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MILANO | GALLERIA SIX | Fino al 15 novembre 2020

di FRANCESCO PAOLO DEL RE

Fausto Pirandello messo a nudo. Succede a Milano, in una mostra rara e preziosa intitolata Corpi che racconta la pittura e il disegno di uno dei più grandi e tormentati artisti del nostro Novecento attraverso un percorso tematico che si sviluppa a partire da quella che forse è la prima e più grande ossessione della sua arte: il corpo nudo. La mostra, fortemente voluta da Sebastiano dell’Arte della Galleria Six che ha sfidato coraggiosamente la pandemia e ha deciso di non annullare l’evento nonostante il Covid-19, è accompagnata da un sapiente testo critico di Manuel Carrera che è direttore della Fondazione Fausto Pirandello nonché direttore del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado.

Fausto Pirandello, Forme sul mare, 1948 circa, olio su cartone

Fausto Pirandello, Forme sul mare, 1948 circa, olio su cartone

Il corpo è un’ossessione per il Pirandello pittore, figlio del Premio Nobel Luigi, nato a Roma nel 1899 e morto del 1975. Nella sua produzione suoi nudi sono numerosissimi e a partire dagli anni Venti, nota Carrera nel suo testo in catalogo, i corpi da lui dipinti “assumono connotati scultorei” e la pelle delle figure viene resa “con pennellate grumose, dense di materia” che diventeranno un marchio di fabbrica, una cifra distintiva, dentro e oltre il tonalismo della Scuola Romana.

Fausto Pirandello, Nudo di donna, 1955 circa, olio su tavola

Fausto Pirandello, Nudo di donna, 1955 circa, olio su tavola

Tono terroso delle figure, arcaismi, tonalismo e citazioni dell’antico concorrono alla formazione di un linguaggio visivo che Carrera non esita a definire “intenzionalmente diretto e comunicativo”, stridente tuttavia a contrasto con il “carattere introspettivo” della sua pittura. Con il corpo Pirandello ha un rapporto problematico che genera però energia creativa, quella “valenza espressiva e dolorosa dei suoi nudi” che rende la sua pittura così immediatamente riconoscibile, antigraziosa, piena di malinconia e di tormento interiore nei ritratti dove ogni indulgenza è assente.

La carne si fa esplicita, “l’erotismo cede il passo al dolore”, sempre secondo Carrera, che intravede per Pirandello la possibilità di esprimere questo “conflitto interiore tra pudore e desiderio di liberarsi dalla bestialità dei propri impulsi” in un unico modo, ovvero “solo attraverso la linea e il colore”.

Fausto Pirandello, Donna col busto, 1940, acquerello su carta

Fausto Pirandello, Donna col busto, 1940, acquerello su carta

La mostra milanese prende avvio da un nucleo di opere preziose degli anni Quaranta, per esempio una Donna col busto acquerellata, preparatoria di un dipinto, col sesso in evidenza e lo sforzo di stringere il corsetto, l’intenso e cupo ritratto del figlio Antonio, dei bagnanti ora opulenti e ora puntuti e quasi cadaverici, composti come grappoli di arti e busti e teste in cui è difficile trovare un bandolo. Sono visioni che rasentano apocalissi, se è vero che nel 1943 Raffaele Carrieri percepiva nelle composizioni del pittore “una prossima fine del mondo”.

Fausto Pirandello, Donna pensosa, 1952 circa, olio su cartone

Fausto Pirandello, Donna pensosa, 1952 circa, olio su cartone

Seguendo il percorso espositivo, si incontrano dei nudi in studio degli anni Cinquanta tra i quali una mirabile Donna pensosa, un olio su cartone capace di mostrare tutta la raffinatezza dello scavo psicologico di Pirandello.
Il richiamo dell’astrazione si fa potente nei Bagnanti del 1957 ma presto si torna alle figure, non dimenticando però la tentazione di scollare la forma dal contenuto. È uno sguardo animalesco quello del pittore e con il trascorrere dei decenni la maturazione della sua ricerca vira sempre più verso un eccesso espressivo: forme spigolose e scomposte si fanno grovigli, tormenti di corpi spersonalizzati e trasformati in oggetti.

Fausto Pirandello, Bagnanti, 1957 circa, pastelli su carta

Fausto Pirandello, Bagnanti, 1957 circa, pastelli su carta

Una “morbosa intimità”, per dirla con Renato Guttuso, che forse l’uso esclusivo del pastello esercitato negli ultimi anni di vita dal pittore tende ad accentuarsi massimamente, in un climax virtuosistico e autoreferenziale, assimilando il carnaio dei bagnanti allo strazio del Cristo crocifisso del 1964 col suo ladrone appeso.

Fausto Pirandello, Ladrone crocifisso, 1964, pastelli su carta

Fausto Pirandello, Ladrone crocifisso, 1964, pastelli su carta

La mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Fausto Pirandello, ente senza scopo di lucro costituito nel 2011 dal figlio Pierluigi, venuto a mancare nel 2018, con fini di conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico del pittore, recupero, catalogazione e archiviazione dei suoi documenti e incentivo a studi e ricerche storiche, oltre che di promozione dell’arte di Pirandello attraverso mostre e iniziative culturali. Sempre al fianco di Pierluigi in questa impresa, la moglie Giovanna. È lei che ora porta avanti incessantemente e con entusiasmo il lavoro di studio e promozione iniziato insieme al marito.
La sede della fondazione è in via degli Scialoja a Roma, lì dove Fausto dal 1954 fino alla sua morte ha abitato e ha avuto il suo studio, esposto a nord per avere la luce migliore per i suoi dipinti. È qui che incontriamo Manuele Carrera e Giovanna Pirandello e rivolgiamo loro le nostre domande.

Fausto Pirandello nel panorama del Novecento italiano. Un gigante in ombra? C’è la necessità di una maggiore valorizzazione della sua figura?
Manuel Carrera: La pittura di Fausto Pirandello racconta alcuni degli aspetti salienti del Novecento italiano: dalla figurazione monumentale di ricordo antico all’astrazione, passando attraverso l’influenza di Picasso e il tonalismo della Scuola romana. E lo fa in maniera originale, formulando un linguaggio visivo personalissimo, nel quale è tanto difficile individuare la lezione dei maestri quanto semplice scorgere un’anticipazione della pittura di certi artisti di generazioni successive (si veda ad esempio Lucien Freud). È una figura di assoluto rilievo, che certamente meriterebbe maggiore attenzione da parte delle istituzioni, quest’ultima indispensabile per la fruizione da parte del grande pubblico. Con la Fondazione Fausto Pirandello sto lavorando proprio in questa direzione.

Qual è l’importanza e significato del nudo nell’arte di Fausto Pirandello?
M.C.: Il nudo per Pirandello è una vera e propria ossessione. Basta dare un sguardo alla sua intera produzione artistica: tra oli, disegni e pastelli sono centinaia i bagnanti e i nudi, femminili e maschili. Nel rappresentare la figura, Pirandello cerca di restituire una visione universale della condizione umana: che la renda riconoscibile o la scomponga attraverso l’astrazione, sono sempre i connotati di sofferenza e solitudine ad emergere con maggior forza. Il critico Virgilio Guzzi, che fu intimo amico del pittore, parlò di “erotica sofferenza” a proposito delle figure pirandelliane. A mio parere, è una delle definizioni più azzeccate.

Fausto Pirandello, Nudo, 1965 circa, pastelli su carta

Fausto Pirandello, Nudo, 1965 circa, pastelli su carta

Testimone di una storia familiare importantissima del nostro Novecento. Che rapporto ha con il nome dei Pirandello e con la pittura di Fausto?
Giovanna Pirandello: Tra i figli, Pierluigi è stato quello più interessato al lavoro del padre Fausto, tanto da posare spesso come modello sin da ragazzo e poi da interessarsi al lavoro paterno al fine di studiarlo e valorizzarlo, fino a costituire la Fondazione nel 2011. Entrare a far parte della famiglia Pirandello è stato per me un onore, una pagina importante della mia vita. Luigi, Fausto, Pierluigi avevano rapporti complessi, a volte conflittuali tra loro. Con Pierluigi, ho cercato di conservare e trasmettere questa grande eredità culturale.

Lei ha sposato Pierluigi, ma con lui ha fatto propri anche il padre Fausto e il nonno Luigi?
G. P.: Ho conosciuto Pierluigi nel 1989 e ci siamo sposati nel 1995. Siamo stati insieme fino alla soglia dei suoi novant’anni. Lui ha fatto l’avvocato ma avrebbe voluto fare il critico d’arte e aveva una passione per il teatro. Il giudizio del padre pittore per lui è sempre stato importantissimo tanto da condizionare la sua vita e le sue scelte. Con il nonno Luigi mio marito aveva avuto sempre un buon rapporto, era il suo nonno preferito e lo adorava, mentre nel rapporto con suo padre si sentiva meno libero, per lui la pittura era la prima cosa. Pierluigi è sempre stato molto consapevole e fiero dell’importanza di queste due figure e io, sposandolo, ho preso sulle mie spalle in qualche modo anche loro. Della pittura di Fausto mi emoziona la materia che la contraddistingue, la riconoscerei ovunque, e la profondità della tristezza che si trova in molti dei suoi dipinti, una sofferenza personale che diventa universale. Mi rammarica solo che, a dispetto della sua grandezza, nessun museo si prenda in carico la memoria di Fausto e sono pochi anche i curatori che portano in alto il suo nome.

 

Fausto Pirandello. Corpi
Testo critico di Manuel Carrera

15 giugno – 15 novembre 2020
_In ottemperanza al DPCM del 4 novembre 2020, la Galleria resta temporaneamente chiusa.

Galleria Six
Piazzale Gabrio Piola 5, Milano

Info: info@galleriasix.it
www.galleriasix.it

 

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