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INTERVISTA DI ELENA BALDELLI

Il Broletto a Como ospita Essenza e Materia, personale dell’artista comasca Ester Negretti. Il maestoso contenitore in stile romanico diventa parte essenziale e fondante di questa mostra; si potrebbe dire che il luogo ha influenzato e plasmato la materia delle opere, spingendo l’artista a realizzare un percorso su misura ritmato dalla struttura e dalle materie architettoniche per interrogare l’essenza di un “tutto” espositivo. Essenza e Materia si prospetta come un’immersione percettiva nel mondo della creazione di Negretti, fondato sulla presenza | assenza di molteplici epidermidi, materiali organici che hanno coinvolto i cinque sensi dell’artista al momento della realizzazione dell’opera e andranno a coinvolgere i cinque sensi degli spettatori…

Elena Baldelli:Potrebbe raccontarci le sembianze assunte dal percorso-mostra nella fusione con lo scheletro dello spazio espositivo? E come viene coinvolto lo spettatore all’interno di questo ipotetico percorso?
Ester Negretti:
Le opere esposte sono pensate appositamente per questo contesto, nascono infatti dalla volontà di dialogare con la realtà circostante e in modo particolare con la struttura del palazzo. Così il Broletto, come se fosse un pezzo di Dna, contribuisce a determinare l’identità stessa di un luogo che, da spazio inteso come “posto”, diventa luogo dell’anima per interrogare quella che è l’Essenza, non solo delle opere, non solo della fusione tra contenitore e contenuto. Il Broletto stesso diventa parte integrante della mostra, dettandone il ritmo con i pieni e vuoti della sua facciata romanica, materia ed essenza, risonanti nell’allestimento interno creato su misura. La mostra prevede due interventi ambientali interattivi: lo spettatore viene, nel primo caso, invitato a seguire un percorso lineare di Impronte che da terra prosegue su una delle pareti, il cui ritmo richiama i pieni e vuoti dei marmi della facciata. Nel secondo intervento, detto anche Quadro 4D, il fruitore viene chiamato ad avventurarsi tra varie quinte sovrapposte (che in prospettiva costituiscono un quadro) avendo modo, non solo, di osservare l’opera, bensì di percepirla, nel senso totalizzante del termine, “immergendosi” con tutti i sensi, insomma, non soltanto attraverso lo sguardo. Ora l’invito è quello di avvicinarsi al microscopio e, dopo aver oltrepassato il primo velo, andare oltre, sfogliare l’epidermide, alla ricerca della vera Essenza.

La sua ricerca ha a che fare in modo evidente con l’organicità della materia, con la terra, con il paesaggio, saltando, per esempio, dall’analisi ossessiva della corteccia di un albero ad una visione paesaggistica da grandangolo: il “molto vicino” e il “molto lontano”… Potrebbe parlarci dello stretto rapporto che intercorre tra lei, artista, e la terra? E come mai questo dialogo inizia con il focalizzarsi sul singolo elemento (la corteccia, i terrazzamenti valtellinesi, il mare, il lago…) e finisce sempre per esprimere “altro”?
Della terra e dei vari materiali che utilizzo, mi colpisce, in particolar modo, la sensazione che danno al tatto, camminandoci sopra o facendoli scorrere tra le dita: la matericità degli elementi che si fonde con quel qualcosa di così immateriale che è la loro stessa essenza. La corteccia di ogni singolo albero è unica e irripetibile, come un’impronta digitale, come texture che diventa maschera per poi farsi epidermide. Il demolire e ricostruire la realtà circostante, rendendola altro da se stessa, pur mantenendone inalterate le caratteristiche principali, penso che possa essere il senso più profondo della ricerca di un artista: prestare il proprio modo di vedere la realtà, riplasmandola, agli altri, in una continua interrogazione di significato per giungere alla consapevolezza di sé.

La fase di realizzazione dell’opera potrebbe essere definita come un rituale di scoperta e comprensione della materia? In che modo si accosta alle materie utilizzate, come le sceglie, come le analizza, come le sviscera, come le sperimenta?
Guardo, tocco, graffio, giro, brucio, scolpisco, rompo, taglio, inchiodo, lego, incollo, riempio, svuoto, annuso, ascolto, mordo, sento, assaggio, respiro, calpesto, spalmo, strappo, soffio, accarezzo, avvolgo, srotolo, lancio, demolisco, trovo, ricostruisco.

Da dove proviene la sua formazione?
Aldilà degli studi scolastici e a bottega e di un profondo amore, già da bambina, per la luce di Leonardo, penso che la formazione artistica sia un percorso mai terminato, frutto di una continua ricerca e sperimentazione che porta ad una consapevolezza di sé solo durante e dopo la costante messa in pratica, più che un rifarsi a delle correnti o a determinate opere. Un fare, più che un sapere, o forse, un sapersi “ri-conoscere” dopo essersi davvero sperimentato.

Ha già in programma altri progetti?
In questi giorni, fino al 5 giugno, ho una mostra a Pietrasanta nella galleria Pinto. Contemporaneamente sono in una collettiva a Genova nei pressi di Palazzo Ducale. A fine luglio invece parteciperò alla fiera ArteForte di Forte dei Marmi. Mentre a novembre tornerò a Pietrasanta, anche lì, per una mostra istituzionale. Per l’anno prossimo vorrei tanto esporre a Roma e a Torino, ma non ho ancora trovato la situazione ideale.

La mostra in breve:
Ester Negretti. Essenza e Materia
Palazzo del Broletto
Piazza del Duomo, Como
Inaugurazione 7 maggio 2011, ore 18.00
7 – 29 maggio 2011

Catalogo vanillaedizioni con testo di Matteo Galbiati

In alto, da sinistra:
“Impronta 8”, 2010, cm 30×30
“Impronta digitale 14”, 2007, cm 30×30
In centro:
“Q 4D”, quadro percorribile

In basso:
“Q 4D”, quadro percorribile

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