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MILANO | Maelström Art Gallery | 1 marzo – 12 aprile 2012

Le api farebbero vacanza

Intervista ad ELENA DEL FABBRO di CHIARA SERRI

L’immaginario di Elena Del Fabbro, giovane artista friulana selezionata nell’ambito di concorsi nazionali ed internazionali, è popolato da figure enigmatiche ed ortaggi antropomorfi, immersi in atmosfere stranianti e surreali. Imperfette e seducenti, le sue creature emergono con forza dal subconscio, dando forma ai pensieri ed alle manchevolezze umane. Nelle elaborazioni digitali, esposte fino al 12 aprile presso Maelström Art Gallery di Milano, rientrano l’illustrazione, la pubblicità ed il fumetto, il cinema noir ed alcuni lacerti iconografici appartenenti al sostrato culturale italiano, il tutto “rimpastato” in una narrazione imprevedibile e frammentata, senza inizio né fine.

Chiara Serri: La mostra milanese s’intitola Reflusso di coscienza, tra riferimenti colti e procedimenti molto personali…
Elena Del Fabbro: Come spiega con grande sensibilità Rita Marziani, il titolo dell’esposizione rende omaggio al flusso di coscienza di James Joyce, ma contiene anche riferimenti al reflusso inteso come movimento circolare o come rigurgito. La ricerca per me è un continuo rimpasto, un espellere per reintrodurre, riassimilare, digerire, smaltire e nuovamente espellere. Rimpasto tutto, fino a quando non rimangono più calorie…

Come nasce una tua opera? Quali sono le fasi di elaborazione?
Il procedimento è molto lungo e complesso, non tanto a realizzazione, quanto ad incubazione. Una delle opere esposte, Agosto (2011), si è trascinata, ad esempio, per oltre dieci anni. Tutto nasce da alcuni segni manuali, guidati da moti interni quasi inconsci. Accumulati per anni, questi segni vengono messi su un foglio bianco digitale ed iniziano a mostrarmi delle cose. Esse si attraggono come calamite, dove le polveri ferrose sono le associazioni, le connessioni neuronali, la parte meno consapevole, la parte simbolica. Cerco di catturare quella visione in divenire che, ad un certo punto, si blocca all’improvviso. E mi accorgo che l’opera è finita.

Le tue opere sono generalmente popolate da figure ed ortaggi seducenti. Cosa rappresentano, per te, questi personaggi?
Sono amici e compagni. Mi difendono, mi aiutano, mi calmano, mi divertono, mi commuovono. Li conosco, ma sono altro da me. Sono vigili sentinelle. Generalmente le persone danno i vegetali per scontati, ma essi sono un importante anello di congiunzione tra il sole e l’uomo. Le api sono necessarie, certo, ma senza le piante le api farebbero vacanza (ride, ndr). Un po’ più di consapevolezza di fronte al reparto ortofrutta, prego!

Aby Warburg diceva che “Il buon Dio si nasconde nel dettaglio”. Osservando le tue opere dal vivo si notano particolari quasi chirurgici, che sfuggono al monitor. Quale significato attribuisci ai dettagli?
Mi piace sondare ogni punto nel senso della profondità, non dell’ampiezza. Questo porta con sé la densità, la minuzia e la precisione quasi chirurgica. Credo che ci sia dell’infinitamente grande e dell’infinitamente bello in ogni particella, senza dover necessariamente attingere alla grande dimensione. Questo discorso potrebbe sembrare paradossale, in quanto le mie opere sono tendenzialmente grandi, ma il lavoro al computer si concentra sempre sul micro centimetro.

In alcuni casi le tue opere sfuggono alla parete e diventano tridimensionali. Il segno, tuttavia, sembra farla da padrone..
Ho realizzato pupazzi di stoffa e cornici imbottite, sculture e sculturine di plastica e ceramica, ma l’ebbrezza del segno, o al massimo del movimento (con le animazioni), non mi sembra paragonabile alla costruzione tridimensionale, che sento come meno autentica. Da bambina volevo fare con tutte le mie forze l’architetto e, ancora oggi, le emozioni più forti me le trasmette l’architettura, poi però una buona dose di senso anarchico (ride, ndr) mi ha portato a cercare una strada completamente mia, il più possibile libera. Probabilmente ne pagherò il prezzo, ma sono contenta di farlo.

Progetti per il futuro?
La prossima mostra sarà molto probabilmente una doppia personale, organizzata dalla Skin Gallery di Brescia per il periodo estivo. Mi piacerebbe avere l’energia e la lucidità per concretizzare quello che sento pulsare dentro e disegnare per ventiquattro ore al giorno.

E se non facessi l’artista?
Abiterei in una casetta in Cornovaglia, coltivando la terra ed allevando gli animali. Sarebbe un lavoro molto duro, ma solo a quel punto mi sentirei veramente in pace con la mia coscienza.

Elena Del Fabbro. Reflusso di coscienza
A cura di Rita Marziani

Maelström Art Gallery
Via Ciovasso 17, Milano

1 marzo – 12 aprile 2012

Orari: 14.00-19.00 | domenica chiuso | Ingresso libero
Info e appuntamenti fuori orario: +39 02 72001392 – info@maelstromart.it
www.maelstromart.it

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