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NIZZA MONFERRATO (AT) | sug@R(T)_house (Museo dello Zucchero) | 24 marzo – 18 aprile 2019

Intervista a FEDERICA GONNELLI di Livia Savorelli

Torno ad intervistare Federica Gonnelli, classe 1981, dopo 14 anni. Era infatti il lontano 2005, quando nell’ambito di una manifestazione organizzata dall’Associazione Arteam ad Albissola Marina, dal titolo European Arteam Prize 2005, la Gonnelli risultava sia vincitrice assoluta dell’evento sia vincitrice del Premio Giovani 2005. Erano gli esordi, i primi passi di una giovane artista di appena 24 anni che, attraverso la propria opera, “riesce a comunicare in modo intenso con la sfera emozionale dell’osservatore, ancor prima che con quella razionale, grazie ad una delicatezza ed eleganza formale, cui fa eco un profondo e sussurato significato intrinseco” (questo uno stralcio delle motivazioni espresse dall’allora giuria del Premio).
In questi anni le nostre strade si sono incrociate più volte, fino alla vittoria nel 2017 – nell’ambito di Arteam Cup – del Premio Speciale Residenza “SUGAR IN ART”, assegnato dall’azienda Figli di Pinin Pero S.p.A di Nizza Monferrato (AT).
A pochi giorni dalla mostra, che origina dalla residenza e dal confronto con la materia “zucchero” – che diventa “mezzo e pretesto per fissare contemporaneamente nella memoria eventi e luoghi altrimenti distanti spazialmente e temporalmente” – intraprendiamo questo viaggio nelle Metodologie per conservazione della memoria attraverso il racconto di Federica…. 

Federica Gonnelli, UN VELO DI ZUCCHERO

Nell’edizione 2017 di Arteam Cup sei stata la vincitrice del Premio Speciale Residenza “SUGAR IN ART” – Figli di Pinin Pero S.p.A. Hai già avuto modo di confrontarti con il mondo dell’industria e come hai gestito l’approccio al particolare mondo dello zucchero? Cosa ti ha affascinato maggiormente della storia dell’azienda e del suo prodotto?
Nel corso degli anni mi sono confrontata più volte con il mondo dell’industria. Le precedenti esperienze con aziende si possono definire di “superficie” e suddividere in due categorie: la prima di puro mecenatismo e la seconda di collaborazione per creare un determinato oggetto: occhiali, grafiche per T-Shirt a tiratura limitata, loghi o oggetti scultorei che la stessa azienda avrebbe donato come premio.
Il Premio Speciale Residenza “SUGAR IN ART”, invece, mi ha dato modo di rapportarmi in modo “profondo” con l’azienda e il prodotto. Questa esperienza è stata la prima nella quale non c’era da creare un oggetto, ma un progetto installativo, nel quale il prodotto industriale fosse protagonista assoluto, concettualmente e materialmente. Tutto ciò è stato possibile perché, fin dall’inizio, c’è stato un felice connubio di più fattori. Devo fare una premessa, conoscevo già l’azienda Figli di Pinin Pero S.p.A perché mio cugino collezionava bustine di zucchero, aiutandolo nella raccolta, il nome Pinin Pero era diventato familiare e non posso negare che per me avesse un’aura quasi magica. Nel 2006, ho incrociato la Figli di Pinin Pero S.p.A in ambito artistico grazie al primo frutto dell’incontro tra l’azienda e Arteam: il portfolio di bustine di zucchero da collezione dedicato alla straordinaria ricerca di Silvia Camporesi. Questo progetto ha accresciuto la mia curiosità e attenzione nei confronti dell’azienda e dei progetti artistici nei quali era coinvolta e ancora una volta non posso negare di aver sperato di veder realizzato, un giorno, un portfolio dedicato alle mie opere. Quando nel 2017, sono risultata vincitrice di questo speciale premio, è stata tanta l’emozione, la voglia di conoscere la storia dello zucchero, della famiglia Pero e dell’azienda, e infine il desiderio di usare lo zucchero così come uso costantemente il velo  d’organza, non come uno strumento qualsiasi, ma come un elemento che determina il significato dell’opera.

Federica Gonnelli, Transizione e Germinazione, veduta di allestimento sug@R(T)_house (Museo dello Zucchero), Nizza Monferrato (AT)

L’approccio a questo particolare mondo è stato quindi di ricerca, di indagine tecnica e scientifica per capire meglio da dove arriva, come cambia o può cambiare lo zucchero.
Ciò che mi ha profondamente colpito è stata la storia della famiglia, fatta di passione e innovazione, che oltrepassa il perimetro dell’azienda e guarda al territorio che la circonda, così come mi ha affascinato la vasta gamma di proprietà del prodotto che vanno oltre il semplice apporto di dolcezza. Un altro aspetto che mi ha molto colpito è stato constatare come, negli ultimi anni, lo zucchero sia stato criminalizzato ma, allo stesso tempo, usato continuamente nei modi di dire per indicare una gratifica, un premio “dare lo zucchero/zuccherino”, o per indicare una persona o una situazione dolce e gradita “essere uno zucchero/zuccherino” e attraverso le bustine come veicolo di pubblicità, informazione e divulgazione.

Nel concept del progetto hai dichiarato «lo zucchero concorre nella conservazione, cura, cicatrizzazione e nutrizione di una traccia, di un luogo, di un evento, di un ricordo, di un oggetto, di una presenza, di un’assenza e della vita stessa». Quali sono le “metodologie per la conservazione della memoria” che hai attuato? Il tema della memoria è un tema a te molto caro, ci puoi spiegare il perché?
Le “metodologie” che ho attuato nel progetto Metodologie per la conservazione della memoria per “SUGAR IN ART” prevedevano, prima di tutto, di non alterare il colore dello zucchero raffinato, che è quel particolare tono di bianco che caratterizza la maggior parte delle mie opere attraverso l’uso del velo e della carta. Nello specifico, a ogni opera ho applicato una o più “metodologie” in base al particolare aspetto della memoria o significato che volevo conservare. In Transizione e Germinazione ho immerso per alcuni mesi una scultura poligonale in una soluzione satura di acqua e zucchero. La scultura è la trasposizione, in scala tridimensionale, di una figura geometrica i cui vertici rappresentano in ordine cronologico la successione dei vari luoghi dove si è svolta e si svolge l’attività dell’azienda Pinin Pero. Sulla struttura di ferro zincato della scultura sono germinati, nel corso dei mesi, cristalli di zucchero sempre più grandi e complessi, fino a ricoprirla completamente. Dalla stessa figura geometrica, ho sviluppato mediante una semplificazione altre 4 figure meno complesse, dalle quali successivamente ho ottenuto altrettante sculture che sono state usate come matrici per imprimere una traccia di zucchero su carta, come per ricostruire a ritroso gli stati precedenti dello sviluppo dell’azienda sul territorio.

Federica Gonnelli, Transizione e Germinazione, particolare

Quello stesso territorio che è rappresentato nell’opera a parete come un piccolo mondo in un nuovo universo, mediante un’immagine fotografica rielaborata digitalmente delle colline circostanti il museo. Lo zucchero, in questo caso, evidenzia e consolida la traccia di un percorso, rende visibile e tangibile sia la transizione da un luogo all’altro sia lo sviluppo nel tempo dell’azienda mediante la germinazione dei cristalli. Nella videoinstallazione Dove l’istinto conduce ho focalizzato la mia attenzione sulla forza attrattiva che lo zucchero svolge sull’essere umano e sugli insetti. In una stampa d’epoca conservata all’interno del museo, un bimbo è raffigurato mentre si sforza di agguantare con le mani un barattolo di zucchero posto sulla credenza. Allo stesso modo del bambino, è noto che anche le formiche sono attratte dallo zucchero, entrambi sono sottoposti, guidati dall’istinto a uno sforzo incredibile, dall’esito incerto, tanto quanto scalare una montagna, per raggiungere il loro obiettivo. Per questo motivo ho realizzato una grande zolletta di zucchero con le sembianze della montagna che tutti abbiamo disegnato da bambini, la montagna piemontese per eccellenza, quella che domina il territorio: il Monviso.

Federica Gonnelli, DOVE L’ISTINTO CONDUCE, frame da video

Ho posto la zolletta nei pressi dell’ingresso di un formicaio e filmato l’azione instancabile e incessante delle formiche da diverse angolazioni, come in un video di sorveglianza. La zolletta/montagna non è altro che quello sforzo a cui noi tutti siamo sottoposti ogni giorno per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Lo zucchero come memento ed emblema della vita.  Nella serie di assemblaggi su carta Un velo di zucchero e nell’installazione Uno zucchero di velo ho ripreso la comune espressione usata per indicare lo zucchero in polvere fine e la modalità con cui si distribuisce sulla superficie dei dolci in strato leggero e uniforme. Per realizzare gli assemblaggi mi sono state molto gentilmente donate da Beppe Pero una serie di bellissime immagini di famiglia e dell’azienda, che ho stampato mediante riporto a solvente su carta e organza. Successivamente, sono intervenuta sulle immagini su organza depositando uno strato di zucchero e o disegnando, con un composto di acqua e zucchero, elementi vegetali relativi alla canna e alla barbabietola da zucchero. Un velo, come un velo di zucchero o di polvere che si è depositata nel corso del tempo, che protegge, ma al tempo stesso consuma, sfuma e scolora e infine vegeta, germoglia e cresce in una nuova forma. Infine, nell’installazione ho posto un grande velo in corrispondenza della vetrata che si apre sul giardino, sul quale è stampata una fotografia a doppia esposizione che sovrappone due immagini relative alla coltivazione della canna e della barbabietola. Questo intervento mi ha permesso di mettere in relazione interno ed esterno del museo, passato e presente del ciclo di produzione dello zucchero. Lo zucchero diventa, quindi, mezzo e pretesto per fissare contemporaneamente nella memoria eventi e luoghi altrimenti distanti spazialmente e temporalmente.

Federica Gonnelli, UNO ZUCCHERO DI VELO

Il tema della memoria per me è fondamentale. La mia ricerca ruota attorno a tre capisaldi: corpo, spazio e tempo e al rapporto che si stabilisce tra essi, da cui si sviluppano altre tre importanti indagini circa identità, confini e memoria. Procedendo a ritroso, la memoria è il primo grande tema che ho affrontato nel mio percorso artistico e personale. La memoria è la base di tutto, è la radice dalla quale la pianta trae nutrimento e stabilità. Senza memoria niente può esistere, senza memoria non c’è civiltà, cultura, presente o futuro.

Il velo d’organza elemento caratteristico e ricorrente delle tue installazioni si confonde con il velo di zucchero ma la narrazione si svolge anche attraverso fotografia e video, per superare i confini tra le discipline e… quali altri confini?
Oltre ai confini tra le discipline, mi interessa tentare di far superare all’osservatore il confine che lo divide dall’opera. Quel confine che pongo io stessa utilizzando il velo, ma che implicitamente suggerisco di superare. Un confine, o più precisamente, una zona franca, una terra di nessuno che si sviluppa tra l’osservatore e il velo, che invito progressivamente a ridurre fino ad azzerare. Il velo occulta, altera la visione, quindi l’osservatore che si pone davanti all’opera a una distanza convenzionale, è costretto a spostarsi e ad avvicinarsi, fino a sfiorare con il volto il velo, per scoprire cosa si cela dietro il velo stesso. L’osservatore deve oltrepassare il velo, oltrepassare ogni stratificazione materiale e di significato di cui è composta l’opera, il senso dell’opera è nella stratificazione la cui lettura però non può dirsi mai completamente conclusa.

Federica Gonnelli, TRA I CONFINI – LABILE LABORATORIO, particolare monotipi e sculturine

Il termine confine, con tutte le sue accezioni politiche, sociali e storiche, è anche il protagonista della personale Tra i Confini, recentemente inaugurata e curata da Martina Campese, da Arte Spazio Tempo a Venezia (in corso fino al 31 marzo). Prendendo a prestito le parole di Alex Langer, nel mondo di oggi è quanto mai importante che qualcuno “si dedichi all’esplorazione e al superamento dei confini (…)”? Come l’arte può concorrere a farlo e come tu, come donna e artista, operi in tal senso? Come hai sviluppato il progetto per la mostra veneziana?
Né l’arte in generale, né tantomeno gli artisti possono fornire risposte definitive su simili tematiche, ma possono porre domande e proporre riflessioni. L’arte è contaminazione, integrazione, interazione, di per sé non ha confini spaziali o temporali, quindi ci può aiutare a esplorare e superare tutti quei confini che l’essere umano inevitabilmente per necessità, convenzioni e timori costruisce. I confini non sono negativi o positivi, sono le azioni, l’ignoranza dell’uomo che ne determinano la qualità, spesso negativa. Conoscere i confini, invece, ci permette di viverli diversamente, positivamente e quindi di oltrepassarli. I confini mettendo in contatto, separano e, dividendo, uniscono: persone, culture, luoghi dove l’uomo vive. Ogni confine, che ai suoi margini può essere vissuto come una barriera, può rivelarsi al suo interno come uno spazio nuovo. Uno spazio altro, un altro luogo, una nuova possibilità: uno spazio di contatto, scambio e dialogo. Per quanto mi riguarda, come essere umano artista, e non tanto come donna, perché credo che le mie scelte siano dovute maggiormente al mio personale carattere, ai valori in cui credo e non tanto a sesso o genere, opero proponendo all’osservatore e a me stessa dei dispositivi attraverso i quali riflettere e guardare il mondo che ci circonda. Proprio perché mirano alla riflessione e al creare concentrazione, focalizzando l’attenzione su di un determinato tema, le mie opere sono dispositivi silenziosi, che non creano rumore o clamore, che si tengono lontani dalle polemiche e dagli atteggiamenti di critica preconcetta.

Federica Gonnelli, TRA I CONFINI L’IMPOSSIBILE DIVENTA VISIBILE, visione d’insieme

Il progetto della mostra Tra i confini è nato con la precisa volontà di porre in dialogo, di fare interagire, due opere significative sulla tematica dei confini realizzate negli ultimi anni, con nuove opere, realizzate appositamente per la mostra. Queste opere inedite si basano su di una riflessione su Venezia e sul quartiere che ospita lo spazio espositivo: il Ghetto e, in particolare, i confini immateriali e materiali del Ghetto stesso. La riflessione sui confini immateriali è il primo grado, il primo passo di sensibilizzazione ai confini, che compio in prima persona, ma che propongo anche agli osservatori. L’obiettivo è rendere tangibile e prendere coscienza di quei confini che non essendo visibili sarebbero difficilmente comprensibili e successivamente renderli nuovamente labili e cangianti. Ogni opera proposta vuole sensibilizzare all’esplorazione e superamento dei confini, di uno o più confini contemporaneamente.

Federica Gonnelli. Metodologie per conservazione della memoria

25 marzo – 18 aprile 2019

Inaugurazione domenica 24 marzo ore 17.00

sug@R(T)_house (Museo dello Zucchero)
Corso Acqui 254, Nizza Monferrato (AT)

Info: www.sugarhouse.it
Visite su prenotazione allo: 0141.720023

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