Non sei registrato? Registrati.
DOMODOSSOLA (VB) | Musei Civici di Palazzo San Francesco Domodossola | Fino al 31 ottobre 2018

Intervista ad ANTONIO D’AMICO di Matteo Galbiati

De Chirico | De Pisis. La mente altrove è la mostra che inaugura il nuovo corso che l’amministrazione comunale di Domodossola (VB) ha voluto imprimere alla città con la nomina a conservatore dei Musei Civici di Domodossola dello storico dell’arte e critico Antonio D’Amico, di cui questa prima esposizione e le attività collegate rappresentano una prima dichiarazione di intenti e l’orientamento nelle proposte future: abbiamo visitato la mostra con il suo curatore e abbiamo colto l’occasione per porgergli qualche domanda su questo importante progetto e su quello futuro che intende svolgere nel capoluogo ossolano:

Questa è la prima mostra che proponi nella veste di conservatore delle raccolte civiche di Domodossola. Come nasce questo progetto e quali elementi lo legano al luogo?
Sono stato nominato conservatore esattamente un anno fa e da subito mi sono posto l’obiettivo di lavorare a un progetto che potesse dialogare con la bellissima sede espositiva, la duecentesca chiesa affrescata inglobata in Palazzo San Francesco. Questa mostra è un primo tassello al quale ne seguiranno altri sempre con questo intento, dar voce al contenitore, esaltandolo con rimandi, legami territoriali, collegamenti anche a-temporali rispetto a temi e storie lontane che mi auguro rivivano sotto inediti o rinnovati punti di vista. “De Chirico | De Pisis. La mente altrove” nasce per esaltare il concetto del sogno, della riflessione e dei “pensieri della mente” che sono propri sia nell’elevazione spirituale dei santi affrescati sulle volte della chiesa, sia dei pittori novecenteschi che hanno dato vita al linguaggio metafisico. Nel medioevo cercavano Dio, De Chirico e De Pisis cercano se stessi. Questo legame tra le mostre che svilupperemo qui, la città di Domodossola e Palazzo San Francesco nasce dall’esigenza – che per me è una priorità – di restituire alla città un Museo che è chiuso da circa trent’anni!

Musei Civici di Palazzo San Francesco Domodossola, Domodossola (VB)

Cosa avvicina due personalità apparentemente diverse come quella di De Chirico e di De Pisis?
La passione per i dettagli. Il desiderio di andare con “la mente altrove” per scoprire che anche nelle cose più piccole e apparentemente insignificanti si possono nascondere emozioni e sentimenti importanti. Lo slancio per l’arte antica, per la natura morta e il Seicento, per la cultura classica, per il silenzio e il viaggio che non è detto debba essere per forza quello fisico ma anche quello della mente. La fascinazione per i ricordi.

Che indirizzo hai voluto seguire per la mostra e come ti sei posto rispetto al dialogo tra le opere?
L’indirizzo che ho seguito lo rivela, penso in maniera inequivocabile, il sottotitolo, “La mente altrove” che vuole essere sinonimo di un atteggiamento proprio degli artisti metafisici. E soprattutto ho voluto focalizzarmi sui sentimenti e sulle emozioni che De Chirico e De Pisis “aggiungevano” alle loro opere, quali metafore di un istante, di un ricordo, di un momento preciso, rispetto agli artisti del Seicento da cui si lasciavano suggestionare e affascinare, i quali si limitavano però a riprendere la realtà così come la osservavano. Così nascono composizioni di fiori, frutta, pesci e bottiglie, per Morandi, o ritratti che sono originalissimi e silenti riflessioni dipinte. Sono, in qualche modo, sogni a occhi aperti e divagazioni della mente.

Filippo de Pisis, Vaso di fiori, 1933, olio su tela, Collezione privata

Come le hai scelte? Secondo quali rimandi e riferimenti?
Dopo aver individuato il tema da seguire, mi sono messo alla ricerca di opere che potessero dialogare tra loro e con i dettagli dell’antica chiesa di Palazzo San Francesco. De Chirico e De Pisis tentano un’elevazione della mente che è divagazione e sogno, mentre i santi affrescati sulle volte si elevano spiritualmente per cercare Dio. Due attitudini che hanno affinità con la scoperta di sé. Non solo, studiando gli scritti e la produzione dei due artisti mi sono reso conto che le loro opere non erano mai state messe in connessione con l’arte antica e in particolare le loro nature morte con quelle del Seicento napoletano che tanto hanno guardato durante le visite ai musei parigini e in quelli italiani. Così ho cercato di trovare dipinti originali, inediti e rari per avanzare questo accostamento per la prima volta. Un accostamento che mi auguro di sviluppare ancora altrove perché merita di essere approfondito.

Come vuoi che venga vissuta l’esperienza della visita?
Come un percorso in crescendo, che dalla natura morta conduce ai fiori, entrambe meditazioni del visibile e dell’invisibile, passando per i temi cari a De Chirico, il ritratto, il teatro, la mitologia e la piazza, fino a sostare davanti alla straordinaria e originalissima Natura morta del 1942 che Giorgio Morandi ha realizzato e tagliato nella parte superiore dinanzi a Carlo Ludovico Ragghianti. Inoltre, l’assenza della presenza umana nella “stanza metafisica” mi sprona a immaginare che ogni visitatore si senta coinvolto e in qualche modo “pittore” della propria composizione, magari soltanto mentalmente. Spero che la mostra venga vissuta come un viaggio, fisico e simbolico, proprio come lo è la vita.

Giorgio de Chirico, Dioscuro, fine anni Trenta, Collezione privata

Non ci sono solo opere moderne, troviamo anche la voce dell’antico…
Troviamo un dialogo con le nature morte del Seicento napoletano, dei maestri caravaggeschi quali i Recco e Ruoppolo, di cui ho già accennato sopra. L’arte è un filo rosso che non si spezza e ogni artista trova spunti di riflessione e connessioni col passato per dare il proprio punto di vista nuovo e per aggiungere quel qualcosa che altrimenti andrebbe perso.

Alcuni quadri hanno riservato alcune piacevoli scoperte…
In particolare uno, infatti è stato davvero emozionante poter scoprire sul retro di una Vita silente di De Chirico del 1950, che finora era rimasta inedita, un Autoritratto dipinto dall’artista, il quale ha anche appuntato di suo pugno il procedimento di preparazione della tela, secondo una pratica in uso nel Cinquecento e nel Seicento. Siamo riusciti a documentare e pubblicare l’inedito Autoritratto perché l’opera è arrivata a Domodossola diversi giorni prima dell’inaugurazione della mostra, in quanto il mio desiderio era quello di consegnare ai visitatori un catalogo che contenesse anche le foto del museo con la mostra allestita, mettendo in evidenza il dialogo tra le opere e lo spazio espositivo. Per molti cittadini di Domodossola o del territorio circostante questa è forse la prima volta che entrano in museo e lo trovano con un’aura nuova, con una ristabilita armonia che lo riconnette agli antichi splendori medievali. Quindi realizzare un catalogo della mostra con le foto della chiesa e delle opere è stato per me fondamentale, tanto è vero che il successo che sta ottenendo lo dimostra.

De Chirico | De Pisis. La mente altrove, veduta dell’allestimento, Musei Civici di Palazzo San Francesco Domodossola, Domodossola (VB)

Quali sono le peculiarità e gli elementi connotanti questa mostra e il suo allestimento? Come è stato ripensato lo spazio espositivo?
Lo spazio espositivo è stato “ripulito” da un allestimento che lo appesantiva. Ho voluto che l’architettura medievale con i suoi affreschi tornassero ad essere protagonisti assoluti della visita museale e che potessero essere apprezzati in pieno, senza sovrastrutture che occultassero la bellezza e la magia dell’antica chiesa. Quindi questa mostra, così come le altre che seguiranno in futuro, vuol essere un dialogo sinergico tra il contenuto e il contenitore, facendo in modo che l’uno esalti l’altro.

La mostra si proietta al di fuori della sede espositiva e si lega maggiormente alla città con una serie di altri appuntamenti: quali sono le attività e gli eventi collegati?
Dal 19 al 23 settembre ci tiene a Domodossola la seconda edizione di Domosofia – Festival delle idee e dei saperi, la cui mente è Angelo Tandurella, vicesindaco e assessore al turismo, un evento dedicato al sogno, tema al quale si ancora anche la mostra. Con grande orgoglio, per questa occasione ospiteremo in museo l’anteprima nazionale della mostra di una selezione di disegni degli abiti teatrali realizzati nella sua lunga e prolifica carriera da Renato Balestra che verrà a Domodossola e prenderà parte a un evento di Domosofia giovedì 20 settembre. Inoltre, la mia idea di museo della città e per il territorio mi ha portato a sviluppare la didattica museale sia con le scuole del territorio, sia, in particolare, coinvolgendo le associazioni che si occupano di disabilità, promuovendo non solo le visite guidate della mostra, ma anche la realizzazione di laboratori d’arte condotti da Gianluca Quaglia, artista con una lunga pratica laboratoriale. Tutte le scuole e le associazioni invitate a partecipare hanno risposto con interesse ed entusiasmo e questo mi ha spronato anche a realizzare nelle ultime due settimane di mostra un’esposizione dei lavori che vengono realizzati duranti i laboratori e che il 31 ottobre, nell’ambito di una grande festa di chiusura, saranno venduti e i proventi andranno per l’acquisto di materiali utili ai portatori di handicap. Se attraverso l’arte riusciremo ad aiutare chi ha più bisogno di noi, avremo raggiunto uno degli obiettivi più importanti di uomini e donne che tentano di fare cultura in questa nostra epoca che presenta e ci presenta ogni giorno tante fragilità, ma anche tanta umanità.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1942, olio su tela

Hai voluto privilegiare un rimando al territorio, alle sue collezioni, anche i futuri progetti saranno indirizzati in questa direzione?
Domodossola ha un patrimonio storico artistico notevole, da studiare e da far scoprire, in larga parte ancora oggi nei depositi e per questo si attende il riallestimento dei due piani superiori di Palazzo San Francesco, e poi ci sono anche le ricche collezioni di Palazzo Silva che l’anno prossimo compie 500 anni dalla sua fondazione. Quindi aver pensato all’inserimento, nel percorso di questa mostra, di una “stanza metafisica”, allestita anche con una serie di manufatti custoditi a Palazzo Silva, dimostra il desiderio di accendere un focus sulle collezioni civiche, che meritano un più adeguato risalto e soprattutto di essere conosciute da un vasto pubblico. Questa modalità ci porta a parlare del nostro patrimonio e quindi dell’identità storica di Domodossola, anche perché l’intento è soprattutto quello di restituire ai beni bisognosi di cure gli antichi splendori, e proprio su questo fronte stiamo lavorando con una bella sinergia tra l’amministrazione e la Fondazione Ruminelli. Ho trovato qui una felice congiuntura di soggetti che credono molto nella valorizzazione del patrimonio civico, da una parte il sindaco Lucio Pizzi e l’assessore alla cultura Daniele Folino e dall’altra tutti i componenti del consiglio della Fondazione Ruminelli, diretta da Antonio Pagani.

Pensi di allargare la visione anche ad artisti contemporanei, ai giovani, alla sperimentazione?
In cantiere ci sono già progetti che prevedono il dialogo tra artisti contemporanei e i grandi maestri del passato. La mia intenzione è quella di valorizzare l’arte antica, anche quella delle nostre collezioni civiche, chiedendo agli artisti contemporanei di fornire nuovi punti di vista e di lettura, attraverso le loro ricerche e i loro metodi di indagine. Al momento però non posso anticiparti nulla!

Dopo questa esposizione quali impegni, quindi, ti attendono? Quali sfide per la cultura a Domodossola?
Stiamo lavorando a una mostra per la fine di quest’anno e siamo già in fase di studio per quella della prossima estate. Ma la grande sfida è la riapertura dei due piani superiori di Palazzo San Francesco che ci auguriamo di inaugurare a natale del 2019. È un progetto ambizioso e complesso che vede la collaborazione di diversi studiosi con i quali sto lavorando in sinergia per dare un volto nuovo al palazzo e soprattutto per restituire alla Città di Domodossola il Museo di Scienze Naturali, la bella sezione archeologica, la straordinaria raccolta dei disegni, la pinacoteca con i maestri vigezzini e la sezione d’arte sacra. Un museo dinamico, voluto fortemente da questa amministrazione, che racconti l’identità storico artistica di una città e di un territorio da far conoscere alle nuove generazioni e a un vasto pubblico che ci auguriamo arrivi ai piedi delle Alpi.

De Chirico | De Pisis. La mente altrove, veduta dell’allestimento, Musei Civici di Palazzo San Francesco Domodossola, Domodossola (VB)

C’è molto lavoro da fare… Chi ti appoggerà in questo impegnativo incarico?
Prima di tutto il mio primo interlocutore e “complice” appassionato è Daniele Folino, col quale concerto tutte le idee e i progetti. Poi lavoro a stretto contatto con l’ufficio cultura, a cui afferisco, composto da donne speciali che mi coadiuvano in tutte le iniziative con grande disponibilità e professionalità. Mentre per il progetto di riallestimento del Palazzo in primis è coinvolto l’ufficio tecnico del comune che con grande competenza sta seguendo tutte le fasi insieme all’architetto Paolo Rancati. Inoltre, per ogni sezione collaborano con me alcuni studiosi, ai quali altri si aggiungeranno.

Chiudo chiedendoti un augurio, un impegno, una promessa e un sogno?
Mi auguro di poter respirare a pieni polmoni le vibrazioni che si avvertono a Domodossola, dove si sente la magia delle Alpi e il vento di una cultura ricca di sfaccettature, lasciandomi coinvolgere dagli stimoli e dalle mille angolazioni di studio che si possono affrontare qui. L’impegno, che equivale anche a un desiderio, è quello di conoscere sempre più a fondo questo vasto e variegato territorio che mi affascina moltissimo. La promessa è di concepire i Musei Civici di Domodossola come luoghi aperti alle nuove generazioni, come contenitori che pensino al futuro attraverso la ricchezza della nostra storia passata e a questo proposito, sogno musei pieni di giovani che si sentano accolti e protagonisti di una storia che è la loro e di cui fanno parte. È per questo che sogno di poter restaurare il bellissimo e composito gruppo scultoreo in legno, tessuti preziosi, vetro e metallo che raffigura sette donne a grandezza naturale vestite con gli abiti tipici delle valli del VCO, un capolavoro che versa in cattivo stato di conservazione e che è stato realizzato in occasione dell’apertura del valico del Sempione nel 1906. Sogno di poterlo mostrare agli ossolani e soprattutto ai giovani perché è anche così che ci si riappropria della storia!

De Chirico | De Pisis. La mente altrove
a cura di Antonio D’Amico
organizzazione Comune di Domodossola
in collaborazione con Fondazione e l’Associazione Ruminelli, Fondazione Comunitaria del VCO e Associazione Musei dell’Ossola

15 luglio – 31 ottobre 2018

Musei Civici di Palazzo San Francesco Domodossola
Piazza Convenzione 11, Domodossola (VB)

Orari: mercoledì e giovedì 10.00-14.00; venerdì e domenica 10.00-12.00 e 16.00-19.00; sabato 10.00-14.00 e 17.00-21.00; chiusure o aperture straordinarie saranno comunicate sulla pagina facebook di Palazzo San Francesco @palazzosanfrancesco.domodossola
Ingresso intero €5.00; ridotto €3.00 residenti a Domodossola (con esibizione della carta d’identità), over 65, portatori di handicap, studenti universitari in Conservazione dei Beni Culturali e Accademia di Belle Arte con tesserino; €4.00 a chi presenta coupon di riduzioni o biglietto delle Ferrovie Viggezzina-Centovalli o biglietto mostra della città di Santa Maria Maggiore o biglietto Tones on the Stones; €2.00 scuole; €6.00 ingresso cumulativo Musei Civici di Domodossola; €10.00 biglietto famiglia con figli gratuito; gratuito bambini fino a 5 anni, tesserati AMO, guide, interpreti e accompagnatori turistici; visite guidate (minimo 10 persone per gruppo) €40.00 prenotando al: 3385029591, cultura@comune.domodossola.vb.it conservatore@comune.domodossola.vb.it 

Info: www.comune.domodossola.vb.it

Condividi su...
  • 187
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •