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Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano

Da Viasaterna la silenziosa conversazione tra Federico Clavarino e Tami Izko

Avatar photoSerena Filippini·5 Febbraio 2020
ARTEMostre/EventiNEWS IN EVIDENZA
MILANO | Viasaterna | 10 dicembre 2019 – 14 febbraio 2020

di SERENA FILIPPINI

Viasaterna presenta la mostra Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko per la quale, già esposta negli anni scorsi a Bruxelles, in Polonia, a Lodz e all’Istanbul Biennal, i due artisti Federico Clavarino (Torino, 1984) e Tami Izko (Cochabamba, Bolivia, 1984), colleghi e compagni di vita, hanno scelto di creare un allestimento che comprende le opere esposte in passato all’estero afferenti alla serie Eel soup, ma, allo stesso tempo, che sia totalmente site specific, andando ad inserire ulteriori opere e, soprattutto, mettendo in dialogo le stesse tra loro, gli spazi della galleria e i suoi visitatori.

Federico Clavarino, Untitled 03, 2018, stampa inkjet, 100×70 cm Courtesy Viasaterna, Milano

Questo dialogo viene suggerito fin dal titolo scelto per la mostra Eel Soup, ovvero “zuppa di anguille” che, ad un primo impatto, non rimanda certamente ad una visione accattivante ma, pensando alla sua consistenza, evoca qualcosa di estremamente fluido ed adattabile al contenitore; qualcosa privo di una forma specifica e, tantomeno, di confini determinati.
In questa immagine culinaria è racchiuso l’intero concept della mostra e, in particolar modo, il legame esistente tra le opere dei due artisti.
Clavarino utilizza la fotografia come medium e sceglie, come soggetti, dei suoi scatti, alcuni dettagli apparentemente insignificanti che, se non appositamente immortalati, non attirerebbero l’attenzione dello spettatore, perché tipici della quotidianità o, per meglio dire, della normalità del quotidiano: oggetti, parti del corpo, semplici gesti divengono i protagonisti di un legame molto più profondo se indagato ed approfondito.
È proprio in questi semplici elementi che prende il via un dialogo costante e totalizzante lungo l’intero percorso espositivo, dapprima con le opere di Tami Izko e poi con lo spettatore.

Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko,
installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano

Nelle fotografie di Clavarino, infatti, è sempre presente la compagna Tami, ma mai riconoscibile, dal momento che talvolta la sua presenza si limita ad un suo capello, come in Untitled 03 (2018), nascosto tra le pagine di un quaderno e appena percettibile grazie alla luce del sole, oppure attraverso le sue mani, le sue braccia e le sue gambe, o ancora mentre, di spalle e fuori fuoco, tiene in mano un fiammifero come in Untitled 02 (2018). Insomma, una presenza costante, ma mai invadente, lieve e delicata, umana ma spesso impalpabile.
D’altro canto Tami Izko si esprime attraverso la ceramica, mezzo forse più materico e scultoreo a livello visivo, ma altrettanto delicato per la sua fragilità e per come, nel suo caso, viene trattato, divenendo parte integrante dello spazio espositivo e richiamando, per forme e tinte scelte, le fotografie di Clavarino, che, a loro volta, richiamano le ceramiche di Izko, in una continua e scambievole conversazione silenziosa.

Tami Izko, Cosset, 2018, ceramica di gres, 29x13x5 cm Courtesy Viasaterna, Milano

Le opere di Izko sono dinamiche e fluide, vivono ed occupano lo spazio, ma danno l’impressione di essere realtà eteree senza dimensione né peso, presenti in un ambiente senza fenderne l’aria.
In questo flusso di scambi tenaci e durevoli, vi è racchiusa la metafora del rapporto di un artista verso la propria arte e, più in generale, dell’uomo verso ciò che ama e, restando all’interno del percorso espositivo, dei visitatori verso le opere.
Un dialogo che termina soltanto una volta usciti dalla galleria, tanto diventa fondamentale la figura del visitatore all’interno del percorso; posizione avvalorata anche dalle scelte allestitive che prevedono specchi nei quali le opere si riflettono (con lui), contribuendo a sottolineare la sua posizione in questo contesto. Tutto lo rende protagonista di una narrazione tanto semplice quanto vera e umana.

Eel Soup. Federico Clavarino e Tami Izko

10 dicembre 2019 – 14 febbraio 2020

Viasaterna
Via Giacomo Leopardi 32, Milano

Orari: dal lunedì al venerdì 12.00-19.00; mattine e sabato su appuntamento
Ingresso libero

Info: +39 02 36725378
info@viasaterna.com
www.viasaterna.com

Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano
Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano
Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano
Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano
Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano
Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano
Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano
Eel Soup – Federico Clavarino e Tami Izko, installation view, Viasaterna, Milano Courtesy Viasaterna, Milano

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Serena Filippini

Serena Filippini (Brescia, 1995) è laureata in Comunicazione e didattica dell’arte. Lavora per gallerie e istituzioni museali. Ha ideato e curato il progetto espositivo "Sottopelle. Storie di memorie e persistenze" collaborando con istituzioni lombarde, venete e trentine. Prosegue la sua ricerca come curatrice indipendente. Vive e lavora tra Brescia e Milano.

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