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#CROSSINGOVER

Appuntamento periodico online con la rubrica Crossingover, a cura di Alessandra Frosini. Un viaggio attorno all’idea di Museo nella sua forma ideale e concreta, per molti (troppi) ancora oggi considerato il luogo statico di conservazione della memoria mentre stiamo sempre di più imparando a riconoscerlo come luogo di produzione e ad accoglierne i suoi lati sempre più cangianti e necessariamente mutevoli.

Raccolta, racconto, progetto.

Una collezione, anche la più intima, può essere testimonianza della cultura di un popolo: non solo espressione di sintesi di quella cultura, ma riflessione su come la memoria culturale che raccoglie e tramanda storie passate, presenti (e future) agisca e come possa essere modificata.
Questa è la storia di Atlas, una raccolta-racconto-progetto di gusto “enciclopedico” di un artista che non ha bisogno di presentazioni come Gerhard Richter.

Theodor, 2015, tav. 809, courtesy Gerhard Richter


Una raccolta iniziata fin dai primi Anni ‘60
come accumulazione di materiale fotografico amatoriale da utilizzare per la propria ricerca pittorica e che viene implementata poi da schizzi di progetti e ritagli di riviste tedesche: una sorta di quaderno di appunti contenente tutto ciò che Richter vuole annotare della realtà e che inizia, in un secondo momento, ad organizzare e dividere in “capitoli” attraverso l’assemblaggio su cartoncini bianchi.

“In the beginning I tried to accommodate everything there that was somewhere between art and garbage and that somehow seemed important to me and a pity to throw away”.

Un racconto che vive di momenti catalogati e archiviati, un “atlante” organico costituito oggi da più di 5.000 immagini organizzate in oltre 800 tavole, costruito attraverso materiale personale, tra cui fotografie di famiglia e schizzi, istantanee amatoriali e altre documentarie prelevate dalla stampa, che cristallizzano eventi di storia e di vita. Un lavoro e una collezione in continuo divenire, aperta per definizione, insieme testimonianza del gusto di Richter, della sua storia e della sua ricerca artistica, ma anche della storia collettiva del popolo tedesco, del rapporto complesso con la propria memoria e del modo di raccontarsi. Questo è evidente quando analizziamo le tavole composte, che volutamente non recano didascalie, né alcuna indicazione ulteriore a corredo, permettendo così, nella giustapposizione delle immagini, di portare alla luce il modo con cui una cultura guarda a se stessa, omettendo alcuni elementi e soffermandosi su altri.

Albumfotos 1962-1966 tav.1, courtesy Gerhard Richter

Le scelte di Richter ci portano a riflettere davanti ad un percorso non lineare, che somma il vicino con il lontano e contempla vuoti cronologici.
L’Atlas, come molti altri esempi proposti in questa rubrica, non è un museo secondo l’accezione comune del termine, ma una raccolta-opera che appartiene al vivere quotidiano e che trova via via organizzazione organica e sostanza in parallelo al procedere della vita dell’artista-conservatore e alla sua azione certosina di salvataggio della memoria, trovando contatto col pubblico attraverso le sue esposizioni e attraverso un incessante incremento della collezione stessa.
La visione della realtà è sempre ingannevole? Noi dobbiamo fare pace con essa?

Strip Studien, 2010, tav. 800, courtesy Gerhard Richter

Info: https://www.gerhard-richter.com/it/art/atlas

 

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