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VENEZIA | Ca’ Foscari | Fino al 12 giugno 2019

Intervista a CHRISTIAN HOLSTAD di Irene Biolchini

Durante le giornate di preview della 58. Biennale, l’artista statunitense Christian Holstad (1972) ha presentato a VeneziaConsider yourself as a guest (Cornucopia), una gigantesca opera di oltre 4 metri realizzata con rifiuti plastici. Approdata in Laguna davanti all’Università Ca’ Foscari, dal 9 all’11 maggio, ora è visibile, fino al 12 giugno, nel cortile dell’ateneo veneziano. La plastica, materiale nuovo alla sua ricerca (solitamente concentrata su tessuto e ceramica), riflette un’attenzione verso l’ambiente, esplicitata anche dal titolo.

Christian Holstad, making of dell’installazione, Bologna, aprile 2019. Foto: Marco Antinori

L’installazione site specific è un invito a riflettere sull’urgenza di affrontare il tema dell’inquinamento da rifiuti dei mari e degli oceani di tutto il mondo, letteralmente “portando a galla” un problema di assoluta attualità e non lasciandolo nascosto nei fondali del mare. «Un mio vicino di casa aveva appeso alla porta un cartello con scritto “Considerati un ospite”. Per anni ho visto ogni giorno quella frase, che è diventata per me come un mantra inconsapevole», racconta Christian Holstad che è stato invitato ad esporre a Venezia dal curatore Milovan Farronato con un progetto, promosso da FPT Industrial, leader nel settore dei motori industriali e main sponsor del Padiglione Italia alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia che, da aprile 2019, infatti, è partner del progetto europeo “Clean Sea Life”, che promuove attività di sensibilizzazione volte alla tutela dei mari dall’inquinamento dei rifiuti.
In questa intervista l’artista racconta del suo rapporto con la materia, della generazione dell’opera e del suo amore per l’Italia…

Come è stato per te lavorare con la plastica dopo diversi mesi in cui hai prevalentemente adottato la ceramica, uno dei primi materiali organici della storia dell’uomo?
I materiali sintetici non mi piacciono. Sono riuscito ad affrontare i numerosi giorni di lavoro (durante i quali raccoglievo e pulivo l’immondizia) solo perché poi la notte potevo tornare al mio alloggio in una riserva naturale vicino Bologna. Per me lavorare con l’argilla significa essere avvolto da materiali naturali, qualcosa che mi fa sentire meglio e mi rinforza.

Christian Holstad, CONSIDER YOURSELF AS A GUEST (CORNUCOPIA). Foto: Francesca Bottazzin

Il tuo progetto è partito da una serie di dati oggettivi. Mi hai detto che ogni giorno diverse tonnellate di plastica sono gettate a Venezia. Quando hai deciso di lavorare con questo materiale eri già consapevole del grande numero di tonnellate coinvolte? Alcune di queste informazioni hanno in qualche modo segnato o determinato il tuo lavoro?
A San Benedetto del Tronto c’è un’iniziativa che si chiama “Clean Sea Life”. Lavorano con dodici navi da pescatori per recuperare la plastica con le loro reti e riciclarla. Lavorano anche con MedSharks (dal 2006 MedSharks fa parte della Shark Alliance, la coalizione di un’ottantina di ONG che ha stimolato l’Unione Europea a dotarsi del primo Piano d’Azione per la conservazione degli squali, ndr) al fine di studiare i danni della plastica sui pesci nell’Adriatico. La media del materiale recuperato da solo dodici navi si attesta intorno ai 380,000 kg, OGNI GIORNO! Volevo fare un lavoro che rendesse visibile il disgusto e il dolore che ho provato non appena sono venuto a conoscenza di questi dati. Appena iniziavo a diventare immune a questo dato mi bastava entrare in un supermercato per vedere abbastanza plastica da creare un’altra piccola cornucopia.

Christian Holstad, CONSIDER YOURSELF AS A GUEST (CORNUCOPIA). Cortile Università Ca’ Foscari. Foto: Francesca Bottazzin

Nei mesi passati hai tenuto alcuni laboratori molto interessanti a Bologna con l’idea di riutilizzare la pasta fatta in casa come materia per il tuo lavoro. Come vedi la relazione tra cibo, arte e pratica artistica? Mi sembra che nel tuo lavoro vita e arte siano estremamente collegate e forse anche per questo il tuo ruolo di cittadino attivo e consapevole si è riflettuto in maniera tanto netta nel lavoro di Venezia.
Sono molto fortunato perché posso lavorare con la Bottega Gatti a Faenza. Ho lavorato lì per alcuni mesi e la matriarca della famiglia Gatti è stata così generosa da mostrarmi le basi per cucinare delle tagliatelle fresche, giusto dietro la Bottega nella sua cucina. Dall’entrata principale entravo per lavorare l’argilla, mentre nel retro maneggiavo la farina. Allo stesso tempo ho iniziato a notare le somiglianze tra lo smalto e il sugo (e le loro possibili variazioni a seconda della forma, dello spessore e degli ingredienti che davano vita alle mie forme in argilla e pasta). Tanto l’argilla quanto la pasta sono trasformate in una maniera alchemica, mediante l’uso di acqua, dalla materia originale in una nuova, e solo con l’uso del fuoco. Storicamente esiste una forte connessione tra cibo e ceramica, fin dall’inizio delle prime invenzioni dell’umanità. Mi piace tutto ciò che è funzionale, lavorare la ceramica sia per l’uso che per il fare. Mi sembra che tutto ciò migliori la mia vita quotidiana. Prova ad avvicinare la plastica alla ceramica, o al vetro e vedrai apparire “un bagno di umiltà”. Sapevo di voler collegare le nostre scelte quotidiane con la realtà di ciò che stiamo facendo non solo a noi stessi, ma anche alle nuove generazioni. Mentre lavoravo alla riorganizzazione delle bottiglie gettate ho visto alcuni carrelli che erano stati abbandonati e ho deciso di unirli al lavoro. Facendolo ho sentito che potevo parlare del ruolo che noi tutti abbiamo nel problema generale e quindi anche della nostra responsabilità nel trovare una soluzione.
Mentre lavoravo a Cornucopia ho pensato spesso ad un lavoro di Barbara Kruger del 1987 che si intitolava I shop therefore I am.

Christian Holstad, CONSIDER YOURSELF AS A GUEST (CORNUCOPIA). Cortile Università Ca’ Foscari. Foto: Francesca Bottazzin

Hai un modo tutto tuo dell’essere politicamente esposto e partecipe: il tuo lavoro non è mai una manifestazione letterale, ma implica sempre un ripensamento della situazione che stai denunciando. Posso chiederti come è nato il titolo, del tutto paradossale, del lavoro presentato a Venezia?
Storicamente le cornucopie erano simboli di prosperità di cibo. Stiamo velocemente (e letteralmente) sostituendo le fattorie e i mari con la plastica che uccide il nostro ambiente. Io vedo la Cornucopia come un simbolo della nostra società. Ogni bottiglia di plastica è stata fatta, usata e gettata da qualche sconosciuto. Così tanti sconosciuti hanno avuto una responsabilità nel risultato finale, ma nessuno ne riconosce la responsabilità. Questa cornucopia è molto lontana da un trofeo. Ci sono paesi di plastica grandi due volte l’Italia che crescono nei nostri oceani.

L’Italia è ormai una seconda casa per te, posso chiederti quando potremo vedere nuovamente le tue opere nella nostra penisola?
Sì è vero, mi sono innamorato dell’Italia e mi sento come a casa ogni volta che torno. Cornucopia verrà mostrata in più sedi a Venezia e poi a Torino. Ho anche iniziato diverse trattative per futuri lavori in plastica e con la pasta, ma non ho ancora date certe. Intanto i miei lavori possono essere visti in diversi musei italiani come il Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e il MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

Christian Holstad
Consider yourself as a guest (Cornucopia)

Fino al 12 giugno 2019

Università Ca’ Foscari Venezia
Dorsoduro 3246, Venezia

Orari: dal lunedì al venerdì 8.30 – 19.30; sabato e domenica 10.00 – 18.00
Ingresso libero

Info: unive.it
www.fptindustrial.com

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