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Arte contemporanea e creazione di valore: l’efficacia di uno scambio fra globale e locale

Intervista a FEDERICA CODIGNOLA di MATILDE PULEO

San Giovanni Valdarno (AR) | Casa Masaccio | venerdì 2 dicembre ore 17.00

Conferenza a cura di Federica Codignola, Università degli Studi di Milano – Bicocca

L’intervento di Federica Codignola per la rassegna di Casa Masaccio analizza i benefici e gli influssi che cultura e arte contemporanea hanno verso i soggetti beneficiari quali ad esempio il territorio, pubblico locale e organizzazioni, approfondendo gli apporti dell’ambiente esterno e della globalizzazione. Occasione utile per sviluppare una riflessione sulla creazione di valore economico, sullo sviluppo della città e del territorio e sulle priorità dell’intervento pubblico…

Matilde Puleo: Arte contemporanea, creazione di valore e connessioni tra globale e locale. Questo è l’argomento della conferenza per la rassegna Contemporary_City a San Giovanni Valdarno. Ci spieghi quanto, per poter avere una certa validità oggettiva e condivisibile, deve essere ampio lo sguardo sul network?
Federica Codignola: I confini spaziali con la globalizzazione vengono sempre più sostituiti da logiche di network e la cultura di un paese vede affiancare all’identità del suo spazio geografico peculiare, sistemi di relazioni che possono essere culturali, sociali o organizzative, rappresentate da altre identità. L’idea di network è funzionale anche quando si tratta di contenuti e modalità di espressione artistica in quanto, se per creatività s’intende l’unione di elementi esistenti con nuove connessioni, tali contenuti e tali modalità espressive possono non soltanto dialogare fra loro ma anche venire trasmessi ai soggetti dei flussi globali di ricezione. La globalizzazione dell’arte contemporanea può quindi essere intesa da una parte come adesione graduale alla rete globale, e dall’altra come sistema di scambi, in termini di flussi e riflussi, dall’interno verso l’esterno: dal locale al globale e viceversa. In questo modo le logiche di network possono potenziare i processi di creazione e di trasferimento delle conoscenze, sviluppando valore.

Le questioni che decidono il valore dell’opera d’arte, oltre ad influenzare la domanda si pongono anche quali custodi del sapere e della conoscenza. Scambio commerciale ed expertise finiscono col confondere gli obiettivi. È possibile pensare che ci siano processi diversi per arte antica o contemporanea?
Sulla tendenza a confondere conoscenza e buon senso da una parte, con abilità commerciali dall’altra, sono d’accordo con te. Le sole abilità commerciali, infatti, sono più consone all’apertura di un centro commerciale e lo sono meno quando si tratta di ideare una biennale o un nuovo museo di arte contemporanea. In proposito, ho apprezzato molto il punto di vista espresso da Tomaso Montanari nel suo saggio A cosa serve Michelangelo. Per quanto riguarda il secondo punto della tua domanda, credo che ragionando in termini di mercato vada considerato il fatto che nell’arte contemporanea l’offerta sia molto ampia e che quindi la domanda può essere soddisfatta. Rispetto al mercato dell’arte antica l’offerta è più limitata. Inoltre, ci sono studi che dimostrano come gli individui siano maggiormente coinvolti dall’arte del proprio tempo. Nell’arte antica questo spirito comunitario non si verifica, un po’ per la scarsità dell’offerta e un po’ per la mancanza di conoscenza del settore.

Artisti, mercanti e galleristi hanno diverse tipologie di spendibilità e autorevolezza. Nonostante la globalizzazione risulta molto influente vivere in una grande città invece che in periferia. L’adesione ai dictat sembrerebbe una garanzia eppure, molte volte, non funziona.
I grandi centri urbani rappresentano spesso anche i centri culturali e all’interno di uno stesso centro urbano possono svilupparsi specifici cluster artistici o culturali. In questi cluster la creatività è concentrata in termini di soggetti, pubblici e risorse. Essere “periferici” rispetto a tali realtà è senz’altro rischioso nel senso che la concorrenza può essere molto forte. Se la realtà territoriale è invece distante da un contesto culturalmente vigoroso e strutturalmente concentrato come una grande città, sarà più facile emergere. La questione “centro” versus “periferia” è molto interessante, e può essere analizzata anche rispetto al più ampio schema di riferimento globale dei sistemi-paese. In ogni caso, partecipare ad un network globale significa scambiare conoscenza e potersi rafforzare. Inserirsi in una logica di scambio senza essersi prima dotati di un valore distinto e qualitativamente significativo serve a poco. Una fiera d’arte ha i tempi e le modalità di un evento rapido ed evanescente in cui i galleristi possono offrire ad un pubblico globale, uno sguardo sui propri artisti. La costruzione di una mostra nello spazio di una galleria, che è unico e che a sua volta è inserito in un contesto territoriale altrettanto peculiare (tanto più se “periferica”), è qualcosa di completamente diverso. Una galleria, prima di poter rappresentare un nodo della rete all’interno del mercato globale, deve essere innanzitutto uno spazio creativo in cui curare i propri artisti, farli crescere nel senso più tradizionale del termine e connotarsi essa stessa di un valore che solo quando sarà riconoscibile potrà essere scambiato.

La globalizzazione della concorrenza significa apertura al nuovo da tanti punti di vista: nuovi consumatori, nascita di collettivi attivi solo sul web e molto altro ancora. Si può ipotizzare un futuro che cominci a fare scelte più autonome?
Dal punto di vista di chi “fruisce” l’opera d’arte penso che le nuove modalità di accesso ai contenuti e l’ampliamento dell’offerta artistica possano effettivamente portare a delle scelte più individuali proprio come si sta verificando con la musica. Girando la questione sugli artisti è chiaro che il successo commerciale rappresenti una forte tentazione e il rischio è quello di lavorare esclusivamente per il mercato e di finire in meccanismi auto-imitativi a scapito dell’originalità e della creatività. Alcuni, però, riescono a portare avanti una propria ricerca e il proprio lavoro a prescindere da queste logiche di successo, mantenendo intatta la valenza creativa. Questa sorta di “autonomia” dell’artista, credo, può garantire la permanenza dello stesso anche nella fugacità dello scenario globale.

FEDERICA CODIGNOLA è docente di Economia e Gestione delle Imprese presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Comunicazione. Si interessa di cultura e arte in relazione alle dinamiche della globalizzazione, argomento di diverse sue pubblicazioni e conferenze. All’esperienza accademica ha unito attività nel campo delle arti visive come curatrice e consulente.

Contemporary_City, una ricerca in progress, progettata come rassegna itinerante e definita come un laboratorio. Uno spazio performativo nella Città, dove tutti quelli che partecipano e sono invitati ad intervenire, aggiungono un qualcosa, in una sorta di promemoria collettivo. Essenzialmente una zona temporaneamente autonoma.

Contemporary_City
Arte contemporanea e creazione di valore: l’efficacia di uno scambio fra globale e locale
casa masaccio / centro per l’arte contemporanea

Corso Italia 83, San Giovanni Valdarno (AR)
Info: +39 055 9126283
casamasaccio@comunesgv.it
www.casamasaccio.it
2 dicembre – 22 gennaio 2012

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