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Città di San Marino (Repubblica di San Marino) | Palazzo SUMS e Galleria Nazionale | 8 luglio – 8 ottobre 2023

di NICOLETTA BIGLIETTI

In un mondo in cui è necessario diversificarsi dall’omologazione, ciò che spaventa è la possibilità di perdere la propria d’identità, pur di mascherare una parte intima e profonda di sé; acquisire una “nuova identità” è – in realtà – un modo per fuggire dai propri timori e dalle proprie insicurezze.
Ed ecco allora che una parrucca bianca, un abito da dandy e una maschera indossata quasi per gioco, possono trasformare un timido ragazzo di Pittsburgh nel “genio” della Pop Art, la cui multiforme, ma univoca, identità è ben rappresentata dalla mostra Andy Warhol. A serial identity allestita a San Marino (RSM) nelle sedi di Palazzo SUMS e della Galleria Nazionale.

Andy Warhol, Marilyn Monroe (Marilyn), 1967, serigrafia su carta © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.

Personaggio eclettico ma estremamente determinato, Warhol è riuscito a trasformare le sue debolezze in punti cardine di una poetica, oggi, universalmente nota; sarà proprio il disegno che gli permetterà di superare uno stato di isolamento e di bullismo adolescenziale vissuto sia in ambito scolastico che familiare.
Andy Warhol non ama l’opera unica e già nelle prime realizzazioni lo rivela: prende un disegno, lo intinge di inchiostro e lo imprime su un altro foglio. Il risultato è un’opera che – seppur agli esordi – è stata toccata solo minimamente dall’autore nella primissima fase realizzativa, per poi lasciare il ruolo decisivo a un processo inizialmente manuale, ma poi meccanico.
È proprio questo l’obiettivo di Warhol: giungere a non toccare più i fogli. Fogli sui quali – dopo esser arrivato a New York dalla sua cittadina natale – disegnerà in una notte un’intera collezione di scarpe; lavori che lo renderanno tra i fashion designer più richiesti dell’epoca.
“A quel tempo a New York o si era bellissimi, o si era ricchissimi oppure bisognava essere geniali”. Egli – vedendo difficile raggiungere le prime due ipotesi – optò per la terza.

Andy Warhol, Cow, 1966, serigrafia su wallpaper, collezione privata Thomas Salafia Bajoni, Lugano © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.

Dopo aver compreso che la “Vera Arte” era quella commerciale, Warhol decise che ne avrebbe creata una da “far entrare” in tutte le famiglie: il dollaro, la zuppa Campbell e la Coca Cola furono i primi soggetti dei suoi lavori perché “tu guardi la Tv e vedi la Coca Cola, e sai che il Presidente beve Coca Cola (…) e puoi pensare che anche tu bevi Coca Cola”.
Anche gli aspetti negativi, ma caratterizzanti l’identità americana, divennero elementi cardine della sua poetica: allo “spettacolo della morte” dedicò un intero ciclo intitolato Death and Disasters, “critica” alla società statunitense che pubblicava sulle prime pagine dei giornali immagini di tragedie e morti drammatiche mentre in diretta TV trasmetteva esecuzioni capitali; è proprio con il tema della sedia elettrica che Warhol è riuscito a ritrarre la morte come una sospensione atemporale attorno a un “mezzo” che da “carnefice” diventa vittima. Vittima dello sguardo umano cupo e terribilmente oggettivo.
In Electric Chair mai compare la figura umana, ma in quell’assenza è – in realtà – ritratta tutta la società americana che Warhol decise di rappresentare anche attraverso alcuni dei suoi protagonisti più emblematici; da qui il desiderio di ritrarre anche perfetti sconosciuti che, ad esempio, nella serie Ladies and Gentlemen erano per la maggior parte drag queen: presenze eteree che posarono per lui come star di Hollywood, con un’interpretazione del femminile sì accentuata e rafforzata, ma “quanto mai autentica e potente nel risultato”.

Andy Warhol, Black Lenin, 1987, serigrafia su carta © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.

“L’arte di Warhol e la vita di società erano strettamente legate l’una all’altra”, così come lo sono le due sedi in cui la mostra si sviluppa: in Palazzo SUMS sono riportate le opere cardine del suo percorso, mentre nella Galleria Nazionale sono ospitati i progetti legati all’editoria e al ruolo che le immagini trasmesse dai mass media ebbero sulla gente. La realtà non era mai vista da Warhol in “presa diretta” ma sempre filtrata attraverso la fotografia, trade union tra “il mondo” e il manufatto artistico.
Così, nei suoi celebri ritratti, egli afferma di aver rappresentato i soggetti come avrebbe voluto che il mondo li avesse visti attraverso i suoi occhi. Gli occhi di “una macchina”.
Osservare ciò che il presente propone e riprodurlo non come fedele copia della realtà, bensì con uno sguardo “trasformato” è ciò che ha permesso a un ragazzino timido e fragile di accedere – grazie alle proprie immagini – al Gotha dell’arte. “Immagini” che scialberanno i propri contorni all’incedere del tempo. Ma “Immagini” che sempre nasconderanno molto più di ciò che un semplice e univoco “sguardo” possa rivelare.

Andy Warhol. Serial Identity
a cura di Maurizio Vanni e da Emma Zanella
prodotta da Museo MA*GA, Gallarate (VA); Spirale d’Idee, Milano

Palazzo SUMS
Via Piana 1, Città di San Marino (RSM)

Galleria Nazionale
Logge dei Volontari, Giardino dei Liburni, Città di San Marino (RSM)

8 luglio – 8 ottobre 2023

Orari: Palazzo SUMS, tutti i giorni 8 luglio – 9 settembre ore 9.30-18.30; 10 settembre – 8 ottobre ore 10.00-18.00 (la cassa chiude mezzora prima della mostra)
Galleria Nazionale, tutti i giorni 8 luglio  – 9 settembre ore 9.30-18.30; 10 settembre – 8 ottobre ore 9.00-17.00 (la cassa chiude mezzora prima della mostra)
Ingresso intero €12.00; ridotto €10.00 

Info: +39 0549 909421
info@sanmarinoartecultura.com
www.sanmarinoartecultura.com

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